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Il controverso filmato dell’autopsia aliena

Inserito il 28 giugno 2004 da Roswell in Alieni, Video

http://www.youtube.com/watch?v=jQRCmko5cR0
Parafrasando Sir Winston Churchill, mai nella storia degli inganni umani così tanti sono stati imbrogliati da così pochi. Il presunto filmato dell'”autopsia aliena” del 1947, acquistato e commercializzato dalla Merlin Production, una piccola compagnia di distribuzione video posseduta dal documentarista Ray Santilli, è stato visto, e in molti casi creduto, da decine di milioni di telespettatori di oltre 30 paesi in tutto il mondo. Da quando, nel gennaio 1995 si è venuti per la prima volta a conoscenza dell’esistenza della vicenda, da un talk-show televisivo inglese, si è accumulata una quantità schiacciante di evidenza circostanziale, sotto forma di inconsistenze, contraddizioni e menzogne, a dimostrazione della falsità del filmato. Riportiamo qui di seguito le principali discrepanze emerse.

UN’AUTOPSIA DISCUTIBILE
L’aspetto antropomorfico del presunto alieno è implausibile. Quest’opinione è suffragata da un certo numero di prestigiosi esperti in medicina. Il 23 luglio 1995, l’anatomo-patologo Dr. Paul O’Higgins dello University College di Londra, ha dichiarato al quotidiano inglese The Observer di ritenere che “le probabilità che un alieno evolutosi su un altro mondo sia così simile a noi sono astronomicamente remote”. Oltre all’aspetto antropomorfico del corpo, sussistono altri seri problemi da un punto di vista medico. Il Dr. O’Higgins ha anche dichiarato che, “a giudicare dal film, l’autopsia è stata condotta in un paio d’ore. Eppure queste si suppone siano creature aliene. Avrebbero rappresentato un’opportunità senza precedenti per la scienza. Ci vorrebbero forse far credere che sono state sezionate nel volgere di un pomeriggio? Io ci avrei impiegato settimane per condurre una simile autopsia.” Il patologo di Houston Ed Uthman, citato sul numero di novembre-dicembre dello Skeptical Inquirer, afferma: “la cosa più implausibile di tutte è che l'”alieno” aveva semplicemente ammassi amorfi di tessuto nelle sue cavità corporee. Non mi riesco a spiegare come un alieno dotato di organi esterni così simili ai nostri non abbia anche una ben definita struttura organica interna.” Aspetti particolari dell’aspetto corporeo esterno del presunto alieno, come la sporgenza di muscoli ed ossa sottostanti, come la clavicola, implicano una corrispondente struttura interna di tipo umano. Eppure, ciò che si vede essere rimosso dalle cavità del corpo è interamente non-umano: questa incongruità è di per sé una seria contraddizione.

EFFETTI NON COSI’ SPECIALI
Le caratteristiche umane del presunto alieno suggeriscono che questo sia o un cadavere umano ritoccato oppure un fantoccio modellato come un corpo umano. Esperti di effetti speciali, quali Trey Stokes (del cui ingegno si può trovare dimostrazione in film come The Abyss, The Blob, Il ritorno di Batman, Robocop 2, ecc.), e Cliff Wallace della ditta Creature Effects dei Pinewood Studios di Londra, hanno fatto notare che la posizione e il peso del “cadavere” visibile nella pellicola è inconsistente per un corpo in posizione supina, e che dunque è stato probabilmente utilizzato il modello di un corpo realizzato in posizione eretta. Le molteplici tecniche da effetti-speciali che si possono notare nel film sono descritte da Trey Stokes nell’eccellente articolo, “Come costruire un alieno”, disponibile presso la sua pagina Web su Internet. Trey Stokes ha anche riportato nella sua pagina Web le opinioni di 15 colleghi dell’industria cinematografica a proposito del filmato. Tra di essi abbiamo Stan Winston (Jurassic Park), il quale ha riferito la sua posizione in una recente intervista rilasciata a Time: “Se penso che sia un falso? Assolutamente si.” Il risultato dell’inchiesta di Stokes è inequivocabile: tutti i 15 esperti di effetti speciali ritengono che il film sia un falso. Neppure uno ha lasciato intendere che vi possa essere anche solo la remota possibilità che il filmato sia genuino. Molti di loro, riferisce Stokes, hanno trovato il filmato così risibile da non poter credere che chiunque nel campo degli effetti speciali potesse prenderlo seriamente anche solo dopo una rapida occhiata.

AFFERMAZIONI SPETTACOLARI
Un’altra indicazione che qualcosa non torna in tutta questa vicenda risiede nell’evidente inconsistenza tra le scene così come inizialmente descritte dal documentarista Santilli e quello che poi in seguito è stato mostrato. Nel gennaio del 1995, ci è stato detto che il filmato doveva includere una scena dell’autopsia con la presenza del Presidente Truman. Truman veniva descritto stare insieme ad altri individui dietro un una finestra di vetro, con il viso così chiaramente visibile che era possibile capire le parole che diceva leggendogli le labbra. Il ricercatore inglese Colin Andrews, uno di quelli che sono stati in diretto contatto con Ray Santilli ha descritto la scena sul numero di inverno 1995 del suo bollettino Circle Phenomenon Research International Newsletter (dedicato al fenomeno dei cosiddetti “cerchi nei campi”). Quando Andrews ha chiesto a Santilli che cosa lo aveva impressionato di più del film, Santilli ha risposto: “Senza dubbio quando ho visto il Presidente Truman”. Secondo Philip Mantle – direttore di ricerca dell’associazione ufologica inglese BUFORA – Santilli gli disse che “se non era Truman, era un attore dannatamente simile a lui”. Le affermazioni più spettacolari riguardano il presunto filmato del sito coi frammenti. Il 20 gennaio 1995 ho parlato con un produttore televisivo, seriamente interessato all’incidente di Roswell del 1947 (avvenimento – reale e tuttora oggetto di indagine – riguardante la caduta di un oggetto non identificato nel New Mexico; l’evento viene indebitamente associato alla questione del filmato dai promotori del medesimo), poche ore dopo che egli aveva parlato con Ray Santilli. Santilli gli aveva dato un descrizione dettagliata del sito di impatto dell’astronave. Secondo Santilli, il terreno era collinare. L’astronave era visibile, sebbene spaccata in diversi frammenti di grosse dimensioni, che richiesero l’uso di enormi gru. Erano visibili numerosi soldati in uniforme, in alcuni casi talmente bene che i loro visi erano riconoscibili. Santilli aveva descritto in dettaglio il sito di impatto anche ad altri, inclusi Philip Mantle, Colin Andrews e Reg Presley – un amico di Andrews con un interesse nei “cerchi nei campi”. Poiché alcune scene come quelle del Presidente Truman e del luogo di impatto sarebbero estremamente difficili e costose da contraffare, subito è sembrato che ci potesse essere la reale possibilità che il filmato fosse genuino. Tuttavia nessuno ha mai visto nulla di tutto ciò. Quello che è stato mostrato (ad esempio anche su “Misteri”) è assai poco spettacolare (pochi frammenti, qualche putrella e un ridicolo “pannello di comando”), e sarebbe stato piuttosto facile da realizzare. L’esperto di effetti speciali Trey Stokes stima che l’intera produzione sull'”autopsia aliena” si sarebbe potuta realizzare con appena 50000 Dollari:(infinitamente meno di quanto guadagnato da Santilli e soci!)

IL FILMATO INESISTENTE
Ray Santilli ha dapprima dichiarato di aver ottenuto, dal presunto cameraman militare autore del filmato, “15 pellicole da 10 minuti ciascuna”. Più avanti ha modificato la versione: si tratta invece di “22 pellicole da 3 minuti ciascuna”. Nella sua conversazione del 20 gennaio 1995 col sopra-citato produttore cinematografico, Santilli ha affermato che il filmato era su pellicola “del 1947, a 16 millimetri, in nitrato”. La Kodak, tuttavia, non ha mai prodotto pellicole a 16 millimetri in nitrato. Santilli ha detto a Colin Andrews che la prestigiosa Royal Society di Londra aveva accettato di mettere a disposizione le proprie apparecchiature informatiche. Interpellati in proposito, i dirigenti della Royal Society hanno detto di non saperne nulla. Ci sono state anche altre affermazioni false e fuorvianti riguardanti il “filmato originale” e la sua autenticazione. Per esempio, Santilli ha sottoposto pezzi di pellicola con gli appropriati codici Kodak del 1947 (un quadrato e un triangolo), ma questi erano o sui frammenti iniziali di pellicola, completamente neri (il leader), oppure su frammenti contenti immagini non identificabili – entrambi sono quindi del tutto inutili a fini probatori. Il criterio richiesto dalla Kodak per un test valido è che venga fornito un frammento di pellicola con immagini chiaramente identificabili come appartenenti al filmato dell'”autopsia aliena”. Si tratta di una richiesta piuttosto ragionevole poiché, altrimenti, il frammento prodotto potrebbe provenire da una qualsiasi pellicola del 1947. In un’intervista pre-registrata trasmessa dalla canale inglese Channel Four il 28 agosto 1995, a Santilli è stato chiesto, “lei fornirà gli appropriati frammenti di filmato contenenti le appropriate immagini in modo che la Kodak possa condurre le appropriate analisi?” Santilli ha replicato: “Vi fornirò il filmato, vi fornirò quello che posso, che sarà un filmato con immagini, e il solo modo con cui posso farlo è procurandomi parte del filmato dal collezionista che acquistò la prima autopsia, filmato che stiamo per ottenere”. Il conduttore ha poi lamentato il fatto che, nonostante le promesse di Santilli, dall’epoca dell’intervista, nulla è stato fornito. Un paio di mesi dopo la trasmissione inglese, in un’intervista in diretta sul canale televisivo di Seattle “Town Meeting” (10 novembre 1995), Santilli ha spudoratamente tentato di dare la falsa impressione che il filmato originale (con le immagini richieste) fosse stato distribuito in tutto il mondo. Durante il programma ha affermato che “é stato fornito il filmato con immagini e non solo il ‘leader’, e… il film è stato dato alle televisioni inglesi, alle televisioni francesi…” Alla specifica domanda sulla Kodak, ha replicato “é stato inviato alla Kodak tramite le televisioni.” Approfondite verifiche, tuttavia, hanno dimostrato che a nessuna televisione, sia francese, inglese, o di qualsiasi altra nazionalità, e neppure alla Eastman Kodak Company, è stato mai dato neppure un singolo frammento “con immagini” del presunto filmato dell’autopsia aliena. Oltre tutto, il solo modo con cui tutti, nessuno escluso, hanno potuto vedere le sequenze dell’autopsia, è tramite copia video. Per quanto ne sappiamo, nessuno la ha mai vista proiettata da pellicola 16 millimetri.

L’OFFERTA, NON ACCETTATA, DELLA KODAK
La Eastman Kodak di Rochester, New York, si è offerta, dal giugno 1995, di autenticare la data di fabbricazione della pellicola. Questo mi è stato confermato, ancora recentemente, in una conversazione telefonica con Tony Amato, lo specialista di produzione “motion-picture” della Kodak, che dovrebbe soprintendere al processo di autenticazione. Amato mi ha riferito che la Kodak ha ricevuto ripetute promesse durante i passati sei mesi da Santilli, tramite un suo intermediario negli Stati Uniti, che pellicola soddisfacente i requisiti richiesti era “in arrivo”. Secondo Tony Amato, sebbene sarebbe desiderabile il prestito a breve termine di una bobina completa di pellicola, la Kodak sarebbe disposta a lavorare anche con soli due o tre fotogrammi. Il solo “danno” che verrebbe prodotto alla pellicola sarebbe una piccola perforatura in un fotogramma – non esattamente un sacrificio, considerato il valore aggiunto che l’avvenuta autenticazione porterebbe al filmato. (Con una pellicola a 16 millimetri, un fotogramma rappresenta 1/24 di secondo – cioè meno di 1/25000 di una sequenza di 18 minuti.) Amato ha spiegato che siccome la composizione chimica delle pellicole Kodak è cambiata negli anni, la data approssimativa di produzione di un determinato frammento di pellicola, può essere determinato analizzando il suo make-up chimico e confrontandolo con le registrazioni delle formule chimiche delle pellicole Kodak di diversi anni. Poiché la Kodak non rilascia mai la formula di qualsiasi sua pellicola, un’autenticazione della data di produzione eventualmente condotta da altri laboratori o istituzioni sarebbe di valore discutibile. Qualsiasi pellicola ricevuta dalla Kodak a scopo analisi sarebbe restituita intatta (con l’eccezione di un piccolo forellino in un fotogramma) nel giro di un paio di settimane.

IL “COLLEZIONISTA”
Durante l’intervista alla TV inglese del 28 agosto 1995 (citata precedentemente), Santilli ha fatto riferimento al “collezionista che ha acquistato la prima autopsia.” Il possesso del filmato dell’autopsia aliena da parte di un facoltoso collezionista è stato addotto come giustificazione della sua attuale non disponibilità. Grazie agli sforzi ammirevoli del team investigativo della Tele France Une (TF1), il solo network al mondo ad aver fatto una vera indagine dell'”affaire” Santilli, noi ora sappiamo non solo che il nome del misterioso, cosiddetto collezionista è Volker Spielberg, ma sappiamo anche alcune cose sulle sue attività commerciali. Spielberg, come Santilli, è nel campo della distribuzione video. Ha un piccolo ufficio ad Amburgo, ma attualmente risiede in Austria. Durante un’intervista in diretta su TF1, avvenuta il 23 ottobre 1995, nell’ambito di uno speciale condotto dal giornalista Jacques Pradel sul filmato dell’autopsia, Ray Santilli, pressato a proposito della sua promessa di mettere a disposizione la pellicola originale, ha girato intorno alla questione e ha reiterato che la situazione era fuori dal suo controllo. TF1 ha poi mostrato un montaggio dell’ufficio commerciale di Volker Spielberg in un piccolo cottage di Amburgo, e del suo appartamento in Austria con il suo nome ben visibile su un comune citofono. E’ stato poi annunciato che le verifiche di TF1 hanno rivelato che, di fatto, Volker Spielberg non è un collezionista di filmati. A questo punto, Santilli è parso notevolmente irritato ed ha accusato TF1 di aver violato il loro accordo di mantenere confidenziali alcuni aspetti della storia del filmato. Il conduttore, Jacques Pradel, ha risposto facendo notare che Santilli non aveva mantenuto numerose promesse fatte in precedenza (come quella di fornire il filmato originale). Interpellato telefonicamente, a proposito del diritto dell’umanità di essere informata su una simile questione, Spielberg ha replicato di volersi tenere il filmato ed ha concluso, con molto understatement: “No, no. Penso di no. Ho un’opinione totalmente differente, vaffanculo al mondo! Voglio dire, il mondo è pieno di egoismo, e così anch’io…” Durante il weekend di 28 ottobre 1995, gli investigatori di TF1 hanno appreso di un incontro confidenziale, ad Amburgo, tra Ray Santilli, Volker Spielberg e uno o due altri individui. A quanto pare, Santilli e Spielberg sono amici nonché soci negli affari, e hanno in precedenza lavorato assieme. Sembra che la ragione primaria della discussione di Amburgo fosse il progetto di un futuro CD-rom sulle musiche di Frank Sinatra.

IL CODICE DI SICUREZZA MANCANTE
Uno degli aspetti più bizzarri della storia dell’autopsia aliena è il breve videotape noto come “filmato della tenda”. A differenza del presunto filmato dell’autopsia, il filmato della tenda non è stato distribuito o commercializzato. Sono state invece date delle copie video a Philip Mantle, Reg Presley e Colin Andrews nel gennaio ’95. Il filmato della tenda mostra quella che sembra essere una procedura medica d’emergenza o un’autopsia di un presunto alieno in quella che sembra essere una tenda. La qualità delle immagini è pessima, presumibilmente a causa della scarsa illuminazione, e rende difficile, se non impossibile, distinguerne i dettagli. Il presunto alieno è differente dall’alieno dell’altra autopsia poiché sembra avere membra scarne oltre che una maggiore altezza. Questa discrepanza non è stata spiegata. Rispetto alle circostanze relative alla scena, Colin Andrews ha scritto nel suo bollettino che “Santilli ha verificato che il fotografo afferma che questa fu una procedura d’emergenza condotta in una baracca sul luogo dell’incidente, dopo la scoperta che uno dei due alieni era ancora vivo.” In un articolo del 30 luglio 1995, apparso sul quotidiano inglese Sunday Times e intitolato “Il film che dovrebbe provare che gli alieni hanno visitato la terra è un falso”, il giornalista investigativo Maurice Chittenden descrive la scena della tenda ed alcuni insoliti codici di sicurezza che appaiono sull’estremità inferiore destra dello schermo durante tutto il filmato – codici che sono misteriosamente scomparsi dopo che la loro autenticità è stata messa in dubbio: RESTRICTED ACCESS A01 CLASSIFICATION SUBJECT 1 of 2 JULY 30th 1947 Il Sunday Times ha fatto notare che “restricted access” non è un codice militare americano riconosciuto e che la classificazione A01 viene ritenuta di “puro stile Hollywood”. Ancora più rivelatore è il formato mese-giorno-anno della data. I militari americani usano sempre il formato giorno-mese-anno. Perciò la data sarebbe dovuta essere “30 luglio 1947”. Chittenden ha rivelato che “in seguito quando lo stesso filmato è stato mostrato a John Purdie della Union Pictures… il codice era sparito.” Chittenden ha anche riferito delle spiegazioni contraddittorie della discrepanza. Un socio d’affari inglese di Santilli, Gary Shoefield, ha affermato che non è stato mai diffuso nessun filmato marcato “Restricted Access”. Tuttavia, contattato a questo proposito, Santilli ha affermato di aver trovato i codici su una delle scatole della pellicola ed aveva quindi deciso di riportarle sul video. Eppure un mese prima, in una lettera via e-mail al ricercatore James Easton, Santilli indicava che i codici erano sul film prima ancora di averli ottenuti dal cameraman. Santilli ha scritto a Easton, “su una parte del filmato della tenda c’è una data…potrebbe essere la data di sviluppo della pellicola, non lo sappiamo”. (Santilli ha poi anche riferito di aver messo lui i codici sul video a scopo di riferimento.) La scorsa estate, ad una riunione tenutasi nell’ufficio londinese del produttore cinematografico John Purdie di Channel Four, secondo Philip Mantle, anche lui presente, Santilli e il suo associato Chris Cary proiettarono una copia video del filmato della tenda che era – a differenza di quelle mostrate in precedenza – di qualità molto buona. Secondo Mantle, i due presunti dottori non indossavano maschere chirurgiche e le loro facce erano chiaramente visibili. Invece, la qualità delle scene del video della tenda mostrato su TF1 e su altre televisioni, le quali hanno sborsato fior di quattrini per i diritti di trasmissione, era talmente scadente da considerarsi inutilizzabile. A differenza della copia mostrata nell’ufficio di Purdie, i visi dei medici ora non sono più riconoscibili. Questo è significativo. Se si vuole falsificare un filmato di un preciso periodo temporale, è importante che non vi siano facce riconoscibili, specialmente se si è intenzionati a mostrarlo alle televisioni di mezzo mondo. Se un attore venisse riconosciuto, tutto andrebbe a pallino. (Questa è quasi certamente la ragione che spiega perché, in una sequenza di autopsia – mostrata anche su “Misteri” – si veda l’osservatore dietro una partizione di vetro indossare impropriamente una mascherina chirurgica.) Oltre al Sunday Times, un certo numero di altri quotidiani inglesi hanno pubblicato articoli sulla falsità del filmato. Tra questi, il Mail on Sunday, nel corso di ricerche sul film, ha fatto scoperta piuttosto curiosa. Sembra che in una verifica della loro banca dati sia emerso che Santilli aveva quattro anni prima contattato il giornale affermando di avere informazioni sui Rotoli del Mar Morto e sulla Sacra Sindone.

I ROTTAMI RIFLETTONO UNA TECNOLOGIA ESTREMAMENTE (NON) AVANZATA
Invece della drammatica scena originalmente descritta con il terreno collinoso, una gru, un’astronave rotta in più frammenti, uomini in uniforme, equipaggiamento militare, ecc., il filmato di Santilli sul “sito dei frammenti” consiste della parte superiore di due piccoli tavoli adiacenti in legno sopra i quali è posato del materiale assai poco impressionante – non molto per essere i resti di un’astronave extraterrestre che dovrebbe riflettere un grado inimmaginabile di sofisticazione tecnologica e i cui resti sarebbero dovuti essere sparsi su un area lunga tre quarti di miglia. E quello che viene mostrato è, a tutti gli effetti, ridicolo. La cinepresa si sofferma prima su una coppia di piastre (approssimativamente di 60×90 cm e circa 10 cm di spessore) con su impresse le impronte di mani a sei dita – ovviamente a sottolineare il polidattilismo degli alieni. Battezzato dalla Fox TV come il possibile “pannello di controllo”, le piastre sembrano più simili a pezzi del pavimento di fronte al Mann’s Chinese Theater (in precedenza Grauman’s) a Hollywood. Poi ci vengono mostrate una barra a I, completa di simboli. Sebbene alquanto differente dalle barre a I descritte da Jesse Marcel Jr. (uno dei testimoni oculari del sopra menzionato caso Roswell), è indubbiamente ispirata a queste. Mentre una vera barra a I è un elemento strutturale con una sezione a I concepita per massimizzare lo sforzo, è ovvio che la sezione di questa barra a I non soddisfa tale criterio. La barra, anzi, sembra sospettosamente simile a un puntello avvolto con carta lucida metallizzata. Probabilmente l’evidenza più schiacciante contro il filmato di Santilli viene dai simboli riportati sulla barra a I. Commentando questi simboli, Cliff Wallace della Creature Effects ai Pinewood Studios di Londra, ha sottolineato che talvolta gli esperti di effetti speciali lasciano un sottile indizio come una sorta di firma del loro lavoro. Come è stato evidenziato sul documentario inglese (sebbene questo elemento è stato ignorato dalla Fox o da “Misteri”), in questo caso l’indizio non è poi così sottile. I simboli, presumibilmente appartenenti a un alfabeto alieno, formano le parole “VIDEO O TV”. Sebbene la “E” e la “T” sono camuffate (incastonate in un geroglifico), i profili delle lettere sono presenti. In sostanza, sei caratteri dell’alfabeto romano, quattro immediatamente riconoscibili e due camuffati, si compongono correttamente a formare due parole di lingua inglese – parole che oltre tutto sono legate sia al soggetto in questione che una rispetto all’altra. Difficile pensare al caso. La difficoltà di creare anche un qualcosa di remotamente simile a una parola inglese – una qualsiasi parola inglese – usando i caratteri di un alfabeto derivato indipendentemente dall’alfabeto romano, come ad esempio l’alfabeto arabo, illustrano bene questo punto. Con un’evidenza così convincente a favore dell’ipotesi del falso e con così tanti soldi passati da un portafoglio all’altro – assai più che non nel caso dei falsi diari di Hitler – ci si dovrebbe chiedere perché nessun corpo di polizia abbia indagato sull'”affaire” dell’autopsia aliena. Il 31 maggio 1995 ho inviato via fax una lettera e del materiale relativo al filmato al “Serious Fraud Office” di Scotland Yard, presumibilmente l’agenzia più appropriata a trattare un simile caso. In risposta, ho ricevuto un’educata lettera datata 19 giugno 1995, da un certo Martin Pinfold del Serious Fraud Office, nella quale mi si dice che questa non è “una materia suscettibile di investigazione da parte di questo ufficio”. In una successiva chiamata telefonica, mi è stato riferito che prima che essi potessero passare all’azione “ci sarebbe dovuta essere una vittima nel Regno Unito”. Apparentemente, agli occhi di Scotland Yard, è accettabile condurre un’operazione da Londra, e vittimizzare persone degli Stati Uniti, fino a quando non vengano coinvolti cittadini inglesi.

IL CAMERAMAN
Nel documentario della Fox “Alien Autopsy: Fact or Fiction”, l’intervista con Ray Santilli comincia con un’affermazione del conduttore: “Ray Santilli possiede una piccola compagnia di distribuzione di video e musiche a Londra. Egli stava acquistando dei filmati sul rock & roll degli anni ’50, quando un vecchio cameraman militare con cui stava trattando gli disse ‘A proposito. Ho qualcos’altro da mostrarle.'” Riferisce Santilli: “Abbiamo dato uno sguardo. Era un filmato incredibile, ed ovviamente la mia prima impressione fu che non si trattasse di una cosa reale.” Il programma continua con il conduttore che parla dell’acquisto del filmato sull’autopsia e con la storia del cameraman raccontata da Santilli. In uno scambio via e-mail avvenuto nel luglio del 1995, Ray Santilli ha scritto al ricercatore James Easton, “ho passato un po’ di tempo col cameraman ed ora ho una sua dichiarazione completa e dettagliata che sono sicuro lei troverà molto interessante.” La dichiarazione, apparentemente registrata e poi trascritta dalla segretaria di Santilli, ripete la stessa storia raccontata da Santilli in numerose occasioni, sebbene con maggiori dettagli. La “dettagliata dichiarazione” di Santilli, intitolata “La storia del cameraman” è, tuttavia, inerentemente implausibile. Il cameraman avrebbe detto che mentre si trovava di guarnigione a Washington D.C., fu spedito in aereo, tramite Wright Patterson, a Roswell (dove, gli venne riferito, avrebbe dovuto filmare i resti di un aereo spia sovietico). Poiché il viaggio copriva un distanza superiore ai 2600 Chilometri – un viaggio di una giornata intera, anche per via aerea, nel 1947 – sarebbe stato per lui impossibile arrivare molto prima di 10 o 12 ore dopo la scoperta dell’incidente. Eppure il cameraman ha descritto di aver filmato l’approccio iniziale dei soldati all’astronave precipitata e le “urla delle strane creature posate a terra vicino al veicolo”, urla che diventavano “più intense” con l’avvicinarsi dei militari. Ma è un’idea piuttosto strampalata pensare che i militari avrebbero aspettato che un cameraman solitario volasse da un capo all’altro della nazione prima di poter entrare in azione o di cominciare a filmare. Un aspetto quasi umoristico della storia del cameraman militare concerne il fatto che egli racconta la sua storia in “British English” (l’inglese parlato in Inghilterra). Sebbene le sfumature possano non risultare apparenti ai sudditi di Sua Maestà Britannica (il linguaggio, è naturale, sembrerebbe a loro perfettamente normale), queste risultano decisamente ovvie a degli americani. Ad esempio egli fa uso dell’espressione “Assistant Chief of Air Staff”: un termine della Royal Air Force inglese. Apparentemente il cameraman di Santilli ha fatto strada. Non solo egli filmò la monumentale operazione di recupero a Roswell, ma, stando a quanto da lui dichiarato, riprese anche il primo test atomico (Trinity). Inoltre, sempre secondo le sue affermazioni, poco prima di essere stato convocato a Roswell, era “appena tornato” (“had not long returned”: un’altra espressione in British English) da St. Louis, Missouri, dove aveva filmato il nuovo elicottero “ramjet” XH-20, soprannominato “Little Henry”, della McDonnel Aircraft Company. Sfortunatamente, per il cameraman, qua c’è un altro “dettaglio” che non torna. Il 16 ottobre 1995, Nicolas Maillard di TF1 ha ricevuto via fax una lettera dal dipartimento pubbliche relazioni della McDonnel Douglas (successore della McDonnel Aircraft Company), in cui si conferma che la McDonnel usava, per i suoi filmati di test, inclusi quelli di “Little Henry, esclusivamente propri dipendenti. La lettera cita anche i nomi dei due dipendenti della McDonnel che filmarono i test di Little Henry – Chester Turk, che girò i filmati, e Bill Schmitt, che scattò le fotografie. Santilli ha detto che il nome del cameraman è “Jack Barnett”. Nel gennaio ’95 egli confidò il nome a Mantle, Presley e Andrews. Il 22 giugno ’95 Mantle, previo accordo con Santilli, ricevette una telefonata dal presunto cameraman, il quale si identificò come Jack Barnett. Ray Santilli promise a TF1 che essi avrebbero ricevuto una chiamata dal cameraman, ai primi di settembre. La chiamata non si è mai concretizzata. Santilli, tuttavia, si disse tuttavia d’accordo ad inviare al cameraman, per conto di TF1, una lista di domande. Il 14 settembre 1995, tre giorni dopo l’invio della lista, TF1 ricevette un fax da Santilli con le risposte del presunto cameraman. Due delle risposte, sono di particolare interesse. TF1 chiese, “Quali test del ramjet ‘Little Henry’ lei filmò a St. Louis nel maggio 1947?” La risposta, “i test sperimentali iniziali”, non fa che reiterare l’affermazione del cameraman di aver filmato i test di “Little Henry” – cosa che è impossibile poiché, come ora sappiamo, la McDonnel fece esclusivamente uso di proprio personale. La risposta del cameraman alla domanda di TF1, “perché l’esercito non usò pellicole a colori per una simile occasione?”, è altrettanto sconcertante. “Mi furono date istruzioni di abbandonare immediatamente la mia postazione per andare a filmare la caduta di un aereo spia sovietico. Non avevo tempo di ordinare uno stock di pellicole e colori o uno speciale equipaggiamento fotografico. Ho usato pellicole standard e una macchina standard Bell and Howell”. Risposta che, in via ipotetica, potrebbe spiegare perché il cameraman non usò pellicole a colori durante le riprese iniziali dell’incidente. Tuttavia questo non spiega perché non usò pellicole a colori per i filmati delle autopsie – che egli dichiara sarebbero avvenute un mese dopo a Fort Worth, Texas, nel mese di luglio.

E’ importante tenere a mente che nelle sue interviste televisive, radiofoniche, personali, e nei suoi scambi di messaggi via Internet, Santilli ha ripetutamente descritto di come il cameraman, dopo avergli mostrato il filmato di Elvis, gli annunciò di aver anche “qualcos’altro” da mostrargli – l’ora famoso filmato dell’autopsia. Santilli ha ripetutamente e inequivocabilmente dichiarato che il cameraman da cui lui acquistò il filmato di Elvis del ’55 era lo stesso cameraman da cui aveva acquistato il filmato dell’autopsia. Il punto di svolta nelle investigazioni sul filmato è avvenuto nel settembre 1995, quando il giornalista di TF1 Nicolas Maillard ha localizzato a Cleveland, Ohio, il disc jockey Bill Randle, la vera origine del primo filmato su Elvis Presley – filmato che Santilli disse essergli stato venduto dal cameraman durante un viaggio negli Stati Uniti nel 1993. A quanto risulta, l’acquisto del filmato su Elvis avvenne nell’ufficio di Bill Randle il 4 luglio 1992, in presenza di Gary Shoefield. In una conversazione telefonica avvenuta il 28 novembre 1995, Bill Randle mi ha riferito che Santilli, non appena acquistato il film (dopo ore di trattative), lo rivendette immediatamente a Gary Shoefield, che lì rappresentava la compagnia cinematografica inglese Polygram. La transazione avvenne nell’ufficio di Randle. Il filmato, di cui Santilli acquistò i diritti, è il primo a mostrare, dal vivo, Elvis in scena, ed è parte di un più ampio documentario prodotto congiuntamente da Bill Randle e la Union Pictures nel 1955. Il filmato venduto a Santilli è relativamente breve ed include frammenti di due concerti – una performance pomeridiana in un liceo di Cleveland e uno show serale al locale auditorium di Cleveland. Entrambe le performance ebbero luogo giovedì 20 luglio 1955, e fra le attrattive figuravano i Four Lads, Bill Haley and the Comets, Pat Boone e l’allora sconosciuto Elvis Presley. Ed entrambe furono filmate da un fotografo indipendente incaricato da Bill Randle – un fotografo di nome Jack Barnett. E così ora conosciamo l’origine del nome “Jack Barnett” – il nome riferito da Santilli a Mantle, Reg Presley ed altri, come del presunto cameraman. Il vero Jack Barnett nacque da genitori russi il 1′ gennaio 1906, e morì nel 1967. Sebbene egli fu un cameraman di cinegiornali sul fronte italiano durante la seconda guerra mondiale, non fece mai parte di un corpo militare americano. Armati di questa nuova e rivelatrice informazione, il piano di TF1 era di confrontare Santilli durante un’intervista in diretta dello speciale di Jacques Pradel del 23 ottobre 1995. Nonostante i tentativi fatti per mantenere segreta la scoperta di Bill Randle, Santilli fu probabilmente informato di questa poco prima dell’inizio del programma. Egli infatti, nel rimanere piuttosto tranquillo dopo la messa in onda di un’intervista pre-registrata con Randle, offrì immediatamente una nuova versione – fondamentalmente diversa da quella raccontata in precedenza. I suoi commenti iniziali ricordavano la classica risposta “sono felice che me lo abbia chiesto” che i politici danno quando viene loro fatta la domanda che meno avrebbero voluto sentirsi porre. Santilli esordì con un “Beh, prima di tutto, mi fa veramente piacere che abbiate trovato Bill Randle…” (Se Santilli era così compiaciuto, perché in primo luogo fu necessario trovare Bill Randle?) Successivamente Santilli descrisse uno scenario nuovo e mutato, nel quale la persona da cui acquistò il filmato su Elvis non era in realtà il cameraman militare. Egli ora dichiarava di aver incontrato il vero cameraman dopo aver acquistato i diritti del filmato di Elvis da Bill Randle a Cleveland durante l’estate del 1992 (in precedenza Santilli aveva detto come anno il 1993). Tutti, inclusi il conduttore Jacques Pradel, sono rimasti increduli.

TRE VERI CAMERAMAN MILITARI
Tra gli eroi non celebrati delle numerose battaglie di questo secolo vi sono gli uomini che ripresero tali battaglie per la posterità, i cameraman di combattimento. Come rivelano le foto da loro scattate, sia lungo le linee del fronte con i soldati o i marines, o sui ponti delle navi da guerra, o in aerei d’alta quota con piloti e bombardieri, essi furono proprio là dove queste azioni avvenivano, e spesso correndo gli stessi rischi di chi queste azioni conduceva. Nel corso delle investigazioni su questa vicenda, ho avuto la fortuna di essere messo in contatto con tre individui di questo genere, Joe Longo, Bill Gibson e Dan McGovern, tutti ex cameraman di combattimento durante la seconda guerra mondiale, e tutti fino ad ora ancora attivi nel settore della fotografia professionale. Costoro sono stati di estremo aiuto negli sforzi investigativi del filmato di Santilli. Si potrebbe scrivere un intero volume sulle imprese di questi tre cameraman a riposo. Joe Longo è presidente dell’International Combat Camera Association, un’organizzazione formata da diverse centinaia di cameraman da combattimento da tutto il mondo. Egli fu cameraman da combattimento durante per l’Air Force nel Pacifico durante la seconda guerra mondiale e, in seguito, durante il conflitto coreano. Lasciati nel 1956 i militari, si dedicò al lavoro di cine-operatore presso la Stazione Aeronautica di Lookout Mountain nella California meridionale. Durante il suo lavoro, partecipò a progetti di ricerca classificati con la Commissione per l’Energia Atomica, e anche al progetto X-15. Nei primi anni ’60 egli girò la famosa scena dove l’X-15, del pilota collaudatore Scott Crossfield, si sgancia sotto l’ala di un bombardiere B-52, accende i suoi reattori, e viene proiettato nello spazio 80 chilometri più in alto. Bill Gibson ha nel suo curriculum l’insolita caratteristica di aver lavorato come cameraman di combattimento in tutti e tre i corpi militari. Nell’aprile del ’42 fotografò il lancio di 16 B-25 per la loro famosa missione “Dolittle Raid” su Tokyo. La scena degli appesantiti bombardieri che avanzano sul ponte della portaerei Hornet, è una delle più famose del secondo conflitto. Anni dopo, egli fotografò un altro famoso lancio, quello dell’Apollo 11 nella sua corsa verso la luna. Non molto dopo il Raid Dolittle, la nave di Gibson, la Hornet, fu colpita ed affondata. Gibson, insieme ad altri sopravvissuti, fu recuperato in mare da un’altra nave americana, la USS Hughes. Dopo la guerra, Gibson fotografò i primi lanci di V-2 a White Sands, e le operazioni di lancio e recupero del Progetto Mogul (al quale l’Air Force attribuisce la paternità dell’oggetto precipitato a Roswell nel 1947). Verso la fine degli anni ’40 lavorò a due progetti classificati dell’Air Force sugli UFO (allora, piatti volanti), Grudge e Twinkle. Alla fine degli anni ’60 fu consulente della NASA per la progettazione della cinepresa che ci mostrò le immagini del primo uomo sulla luna. Come se non fosse abbastanza, fu assegnato alla Casa Bianca per un periodo di otto mesi durante il quale filmò il Presidente Truman. Non estraneo a figure di levatura mondiale, Bill Gibson ebbe modo di immortalare tra gli altri i Presidenti Franklin Roosevelt, Ronald Reagan e George Bush, e poi, Winston Churchill, Albert Schweitzer e Wenher von Braun, con tutti i quali divenne stretto amico personale. Il tenente colonnello a riposo Daniel A. McGovern, operò durante la seconda guerra mondiale con l’8′ Air Force in Europa, dove fu cameraman di combattimento su bombardieri B-17 in volo in pericolose missioni sulla Germania. Girò buona parte dei filmati usati nel famoso documentario bellico Memphis Belle. In una missione, l’artiglieria contraerea colpì il B-17 proprio nella sua postazione, dalla quale si era appena allontanato. In un’altra occasione sopravvisse dopo che l’aereo, colpito dalla contraerea, precipitò nell’Inghilterra meridionale. Dopo la resa del Giappone nell’agosto 1945, McGovern fu il primo cameraman militare a fotografare le devastazioni al suolo prodotte a Hiroshima e Nagasaki. Appena quattro settimane da quando le bombe atomiche furono sganciate, McGovern era sulla scena del disastro in entrambe le città, dove girò migliaia di metri di pellicola 16 millimetri a colori. Lo storico filmato venne immediatamente classificato non appena girato. La gran parte di esso non è ancora stata resa pubblica. Come Bill Gibson, negli anni ’40 McGovern lavorò nei progetti classificati Twinkle e Grudge, dove divenne ufficiale di progetto. Per un periodo di sei mesi l’Air Force, utilizzando cineprese la suolo e a bordo di aerei a reazione, tentò di catturare su pellicola immagini degli UFO che venivano frequentemente avvistati in un’area del New Mexico, tra la base aerea di Kirtland e il poligono di lancio di White Sands. Sebbene non fu mai filmato con successo un UFO, diversi furono avvistati visivamente, inclusi alcuni dallo stesso McGovern. Secondo una dichiarazione scritta di McGovern, “gli oggetti venivano da sotto l’orizzonte, ad elevata velocità, con un angolo di circa 45 gradi e, ad un’altitudine di 20-30000 metri, cambiavano la loro direzione da ascesa verticale in moto orizzontale, infine la brillante luce bianca emessa dagli UFO scompariva in cielo.” Durante i suoi 20 anni di carriera militare, McGovern è rimasto nel campo della “fotografia specialistica”. Al suo ritiro, avvenuto nel 1961, fu inviato alla base aerea di Vandenberg, California, dove rimase comandante dello Squadrone Fotografico. Dopo il suo ritiro, divenne il capo civile della divisione fotografica del centro collaudo di volo dell’Air Force presso la base aerea di Edwards, California.

UN GIUDIZIO PROFESSIONALE
Parte del modus operandi militare è l’irreggimentamento, la disciplina, la stretta obbedienza alle procedure prescritte. Non può che essere così. Le missioni militari lo richiedono, e i fotografi militari non sono un’eccezione. Essi ricevono pressappoco lo stesso trattamento e sono soggetti agli stessi regolamenti degli altri soldati. Dan McGovern, Bill Gibson e Joe Longo hanno tutti visto il filmato dell’autopsia e le fotocopie, delle etichette poste sulle scatole delle pellicole, fornite da Santilli a TF1 e teoricamente dategli dal cameraman. I tre ex cine-operatori militari hanno tutti notato una quantità di discrepanze significative – alcune delle quali descritte più avanti – sia nel filmato stesso che nella storia raccontata. Dal punto di vista delle appropriate procedure militari applicabili in quel periodo e che necessariamente si sarebbero dovute seguire, lo scenario raccontato dal presunto cameraman di Santilli non ha senso. Il cameraman afferma di essere stato di guarnigione a Washington D.C. e di essere stato inviato in aereo il 1′ giugno 1947 a Roswell, New Mexico. Tuttavia McGovern, Gibson e Longo hanno tutti posto l’attenzione sul fatto che vi erano cameraman qualificati con possibilità di accesso a livelli di segretezza top-secret presso installazioni militari di tutti gli stati, New Mexico incluso. Sarebbero stati immediatamente inviati sulla scena cine-operatori, sia per filmati che per fotografie, da una locale installazione militare come quelle di Roswell o Alamogordo, ma non certo da Washington D.C. Secondo Santilli, il suo cameraman afferma di aver sviluppato lui stesso il filmato e che l’autorità di Washington non si preoccuparono di raccogliere tutte le pellicole. I nostri tre cine-operatori considerano queste dichiarazioni un completo nonsenso. In progetti top-secret un cameraman non sviluppa, mai e in nessuna circostanza, lui stesso i filmati. Oltre tutto i regolamenti militari richiedono che di tutti i filmati, sviluppati o no, si debba rendere conto – non solo ogni pellicola, ma ogni fotogramma di ogni singola pellicola. Al fine di assicurarsi che le disposizioni vengono rispettate, la lunghezza del filmato sulla pellicola viene misurata fisicamente (esempio, 99 piedi, 10 fotogrammi), oppure viene utilizzata una macchina “conta-fotogrammi”. Secondo il cameraman di Santilli vi furono solo tre autopsie. Il filmato da lui trattenuto conteneva gran parte delle immagini da una di queste. Già solo su questa base è inconcepibile pensare che le autorità sovrintendenti le operazioni abbiano trascurato una parte così rilevante dei filmati. Nel 1947 i militari utilizzavano tre tipi di pellicole, 16 millimetri a colori, 35 millimetri bianco/nero, e 16 millimetri bianco/nero. Per progetti importanti o molto speciali (come avrebbe dovuto essere l’autopsia di un alieno) si utilizzava la pellicola da 16 millimetri a colori. Inoltre McGovern, che filmò un certo numero di autopsie, è sicuro che tutte le procedure mediche venissero girate a colori. Egli ha anche affermato che per importanti procedure mediche si utilizzavano due cineprese, entrambe in posizione fissa. La prima era montata su un treppiedi posizionato su un supporto (per una maggiore elevazione) adiacente al tavolo operatorio o autoptico. La seconda era in alto, montata sul soffitto. I nostri tre cameraman hanno osservato che il cine-operatore per le riprese filmate (“motion”) è quasi sempre accompagnato da un altro cine-operatore per le fotografie (“still”). I due lavorerebbero in team. Durante un’autopsia ogni momento della procedura sarebbe attentamente fotografato dal fotografo “still”, che sarebbe invariabilmente visibile nelle riprese “motion”. (I medici interpellati hanno asserito che si sarebbe dovuta necessariamente avere una concomitante registrazione fotografica. Cfr. Prof. Baima Bollone.) Nel filmato di Santilli non c’è alcuna evidenza che furono scattate delle foto. Anche la tecnica del cameraman di Santilli, secondo i nostri tre cine-operatori, è inconsistente con le procedure e i metodi altamente standardizzati usati all’epoca all’epoca dai cameraman militari. McGovern, Gibson e Longo sono nella posizione di conoscere tutto ciò – essendo stati tutti e tre addestrati come cameraman militari. Tutti e tre considerano pessima la qualità del lavoro di ripresa nel film di Santilli e, per una miriade di ragioni, neanche lontanamente prossima agli standard militari. Come notato da Joe Longo, “se qualcuno nella mia unità avesse girato un filmato in quel modo, sarebbe andato a pelare patate in cucina.” Secondo l’etichetta fornita da Santilli, la pellicola utilizzata era una Kodak “High Speed Super-XX Panchromatic Safety Film”. Per McGovern, Gibson e Longo, con una Bell and Howell Modello 70 (la cinepresa usata dal presunto cameraman), la profondità di campo sarebbe stata assai buona utilizzando quel tipo di pellicola. Di conseguenza, anche nelle mediocri condizioni di illuminazione del filmato dell’autopsia, la qualità delle immagini sarebbe dovuta essere eccellente. I nostri cameraman sono stati tutti d’accordo che usando una Bell and Howell Modello 70 e una pellicola Super-XX, con il fuoco posizionato a 8 metri e l’apertura a F-8, in normali condizioni di luce artificiale, tutto quanto vi era tra una distanza di circa 45 centimetri e l’infinito sarebbe risultato a fuoco. Questo sarebbe dovuto essere il caso del film di Santilli, ma evidentemente non è andata così. McGovern ha concluso che il filmato di Santilli è stato girato in modo “deliberatamente sfocato cosicché nessun soggetto sia visibile in dettaglio.” McGovern, Gibson e Longo hanno anche riscontrato dei problemi nell’etichetta sulla scatola della pellicola. Per esempio, il sigillo con l’aquila – probabilmente messo per dare all’etichetta un’aria ufficiale – è qualcosa che nessuno di loro ha mai visto. Nella loro esperienza, delle migliaia di scatolette di pellicole ordinate dai militari alla Kodak, nessuna riportava stampato quel sigillo. Una delle etichette di Santilli ha su scritto “Reel # 52; Truman; 85 Filter 2/3 stop; Force X 2 stop – Possible.” Tutti e tre i cameraman hanno notato che un “85 filter” si utilizzava solo in caso di pellicole a colori. Il “2/3 stop” indica la quantità di luce che sarebbe trattenuta dal filtro e “Force X 2 stop” indica la quantità addizionale di tempo di sviluppo richiesta per compensare la risultante perdita di luce. In effetti si tratta di una prescrizione di sottoesposizione poi da compensare con un sovrasviluppo del film – una procedura che avrebbe inutilmente accresciuto la grana della pellicola abbassando la risoluzione delle immagini. Un’ulteriore discrepanza dell’etichettatura è stata riscontrata da McGovern. Egli, essendo nato in Irlanda ed avendo ricevuto lì la sua prima educazione, ha subito notato che la scrittura sulla pellicola era in uno stile calligrafico di tipo europeo – qualcosa di piuttosto insolito per un cameraman che nacque, crebbe, e passò gran parte della sua vita nell’Ohio.

UN’OFFERTA DEL COLONNELLO McGOVERN
Anche se, nonostante tutte le discrepanze precedentemente citate, i soci in affari Ray Santilli e Volker Spielberg fornissero un campione adatto di pellicola alla Kodak e anche se, contro tutte le aspettative, la pellicola risultasse autenticata come prodotta nel 1947, sarebbe ancora necessario autenticare la sorgente ultima del filmato – il cameraman. Senza il cameraman, il filmato è come un frammento di celluloide svolazzante nell’aria e totalmente non ancorato alla realtà. Per quanto convincente, nessun test di laboratorio costituirebbe di per se una completa autenticazione del film e di quanto questo pretenderebbe rappresentare. Sulla base delle informazioni a lui rese disponibili, Dan McGovern, come i suoi colleghi Bill Gibson e Joe Longo, ritengono che il filmato di Santilli sia una frode. Tuttavia, McGovern e disponibile a mantenere una mente aperta e a concedere a Santilli il beneficio del dubbio. Così come la Kodak si è offerta di autenticare il filmato, il Colonnello McGovern si è offerto di autenticare il cameraman. A McGovern servono il nome completo del cameraman e il suo numero di matricola cosicché possa verificare il suo servizio militare presso l’Air Force Records Center a St. Louis, Missouri. Il Colonnello McGovern, uomo di parola che ha avuto accesso a livelli top-secret di segretezza, rivelerebbe solo le sue conclusioni. Egli manterrebbe tutte le altre informazioni, incluse l’identità del cameraman, strettamente confidenziali, rivelandole a nessuno. Il segreto sull’identità del presunto cameraman sarebbe certamente più al sicuro nelle mani di McGovern, il quale non persegue alcun obiettivo, che non in quelle dei due affaristi stranieri che ora presumibilmente lo conoscono e che avrebbero solo da guadagnarci rivelando il nome, poiché la conferma di un cine-operatore non più anonimo farebbe sicuramente spiccare il volo al valore del filmato. A parte il nome del cameraman e il suo numero di matricola, la sola altra richiesta del Colonnello McGovern è che il cine-operatore faccia una telefonata di una quindicina di minuti a McGovern. All’epoca del suo ritiro McGovern era uno dei più quotati esperti fotografici militari. Considerata la sua esperienza, egli è probabilmente la persona più qualificata persona disponibile a valutare il presunto cameraman. In breve, la sua autenticazione sarebbe di grande valore poiché nessun impostore al mondo potrebbe ingannare il Colonnello Dan McGovern. E poi, il presunto cameraman di Santilli, di guarnigione a Washington D.C. nel giugno 1947, sarebbe sicuramente contento di parlare con McGovern visto che, oltre a una formazione comune e le probabili conoscenza comuni ai due, essi hanno anche qualcos’altro di unico in comune. Nel giugno del 1947, il Colonnello McGovern era un “ufficiale del progetto pellicole cinematografiche” per l’Air Force – di guarnigione a Washington D.C..

LA SFIDA KODAK-McGOVERN
Sono in molti ad aver accusato il filmato dell'”autopsia aliena” di essere una frode e la campagna di marketing portata avanti un losco raggiro. E’ però possibile, facilmente e rapidamente, sciogliere i dubbi una volta per tutte. Sono state fatte due offerte di verifica piuttosto ragionevoli – la Eastman Kodak di verificare il filmato, e il Colonnello McGovern di verificare il cameraman. Entrambe le verifiche accrescerebbero esponenzialmente il valore economico del filmato. Sia Mr. Santilli che Mr. Spielberg hanno affermato chiaramente di ritenere che il filmato sia genuino. Se è veramente così, essi non avrebbero nulla da perdere e tutto da guadagnare sottoponendo il filmato a verifica. Da uomini d’affari di esperienza, essi sono certamente consapevoli di questo fatto. Lasciamogli allora la possibilità di dimostrare le loro parole accettando, come qualsiasi persona o uomo d’affari ragionevole farebbe in queste circostanze, o l’offerta della Kodak oppure quella del Colonnello McGovern, oppure, preferibilmente, entrambe. Sfortunatamente, è poco probabile che questo accada. Quasi sicuramente non vedremo mai accettata nessuna delle due offerte. Se le azioni passate sono un’indicazione di quelle future, come il sicuro susseguirsi di alba e tramonto, Santilli e Spielberg continueranno a cercare scuse, ad affermare il falso, a fare abbondanti promesse riguardo l’autenticazione, ma staranno ben attenti di non far seguire mai alle parole i fatti. Costoro hanno indubbiamente poca scelta. Per provare che un certo articolo è genuino, prima di tutto deve esserlo. Per provare che stai dicendo la verità, prima di tutto devi dirla. Non si può dare quello che non esiste. La strategia di continuare a manovrare per nascondere o trattenere l’evidenza critica, come abbiamo visto in questo caso, porta ad unica inevitabile conclusione – non c’è alcun cameraman e non c’è alcun filmato. Secondo un notissimo aneddoto, fu una volta riferito al proprietario di circo e uomo di spettacolo del secolo scorso Phineas T. Barnum, che gli spettatori erano infuriati con lui poiché avevano scoperto dopo aver pagato il biglietto d’ingresso che i “fenomeni” del suo show erano falsi. La replica leggendaria di Barnum fu che non era preoccupato di non fare affari perché “ogni minuto nasce uno stupido”. Che questo aneddoto sia vero oppure no, non dovremmo dimenticare che una tale mentalità è oggi piuttosto diffusa. Inganni e raggiri sono abbondanti. Non possiamo sempre assumere negli altri gli stessi elevati standard di onestà e integrità che noi possiamo avere o che troviamo nelle persone a noi vicine. Gli individui che hanno creato, lanciato sul mercato, e approfittato del filmato sull'”autopsia aliena” sono ben più che consapevoli della filosofia di Barnum. Costoro l’hanno messa in pratica su vasta scala. E Barnum starebbe sorridendo.

(Articolo tratto da: “MUFON UFO Journal”, marzo 1996)
Traduzione e adattamento di Matteo Leone, Centro Italiano Studi Ufologici.

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