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Identikit Alieno

Inserito il 20 luglio 2004 da Roswell in Alieni, Ufologia

Identikit AlienoLa vita così come noi la conosciamo si fonda sull’elemento chimico del carbonio. Alcuni suoi composti costituiscono la cosiddetta “molecola della vita”, cioè il DNA, che è la chiave dei codici genetici da cui derivano le differenti forme di vita sulla Terra. Grazie al DNA, le creature possono riprodursi e nello stesso tempo passare attraverso varie fasi della loro evoluzione mediante le mutazioni e la selezione naturale. È perfettamente possibile che esista un solo modo nell’universo perché questo avvenga e che la vita possa evolvere solo dove siano presenti il DNA e le altre molecole complesse basate sul carbonio e i suoi composti.
GENE ALIENO
E anche possibile, seppure improbabile, che esista un altro tipo di molecola basata sul carbonio in grado di svolgere il suo compito anche meglio di quanto faccia il DNA. Se una molecola del genere è mai apparsa nell’universo, potrebbe avere dato luogo a un tipo differente di materiale genetico, creando esseri alieni completamente diversi. Se si fossero formate molecole organiche complesse basate su qualche altro elemento chimico -il silicio è uno dei preferiti nella fantascienza – i risultali sarebbero stati inimmaginabili.
Possiamo supporre che, quando su un pianeta si manifestano forme di vita, c’è un rispetto gruppo di progenitori che da la vita a una gamma di creature, ciascuna delle quali si adatta all’ambiente in cui si trova. Noi tendiamo a pensare che la vita possa svilupparsi su un pianeta il più possibile simile alla Terra e che i percorsi evoluzionistici conducano a forme di vita molto simili a noi. Questo è il principio della convergenza evoluzionistica.

Sarebbe tuttavia eccessivo ritenere che in base a questo principio la vita aliena debba per forza assomigliare alla vita come la conosciamo noi. L’exobiologo Jack Cohen è fra coloro che ritengono che la vita extraterrestre (ET) sarebbe in totale contrasto con la vita sulla Terra: «Scoprire un altro pianeta con lo stesso tipo di dinosauri o con abitanti come noi è molto più improbabile che trovare una remota isola del Pacifico su cui gli indigeni parlino perfettamente il tedesco o l’inglese dialettale cockney di Londra».
Se noi supponiamo che il principio della convergenza funzioni universalmente, dobbiamo considerare la possibilità di ambienti in cui la vita si può sviluppare e l’aspetto che assumerebbero le eventuali forme viventi che lì si formassero. Qualunque forma vivente multicellulare per prosperare dovrebbe avere, su un ipotetico pianeta, un ambiente né troppo caldo, né troppo freddo, né troppo tossico, né troppo esposto a radiazioni, né troppo luminoso, né troppo buio. Di fatto le condizioni necessarie per rendere possibile lo svilupparsi di forme di vita avanzate basate sul carbonio sono simili, in limiti abbastanza ristretti, a quelle che abbiamo sulla Terra.
Per considerare uno degli aspetti, la temperatura della superficie deve variare fra gli zero e i 40 °C. Se c’è molto più caldo, gli enzimi non possono funzionare; se c’è molto più freddo, le riserve d’acqua -essenziali per la biochimica del carbonio – non sono utilizzabili perché sono ghiacciate. Le radiazioni di fondo devono essere basse perché, altrimenti, danneggerebbero i composti biochimici e impedirebbero molte reazioni indispensabili a favorire la crescita delle cellule. La cosa più importante, comunque, per lo sviluppo di un ecosistema basato sul DNA, è che l’atmosfera deve avere una composizione assai simile a quella terrestre di azoto, ossigeno, vapore acqueo e biossido di carbonio.
Secondo alcune ipotesi, gli alieni potrebbero respirare una composizione diversa degli stessi gas, ma sembra inconcepibile che animali basati sul DNA possano respirare gas diversi dall’ossigeno. La maggior parte dei biochimici concorda sul fatto che la chimica delle cellule così come la intendiamo, non può impiegare altro che l’ossigeno nei suoi processi di trasformazione.

La vita può svilupparsi sotto svariati valori di pressione atmosferica, ma ciò si riflette anche sulla forma assunta di conseguenza dagli esseri viventi. Su un pianeta con un livello di pressione molto più alto che sulla Terra, il sistema respiratorio di eventuali esseri viventi avrebbe una struttura molto diversa. Essi, infatti, respirerebbero diversi gas a differente pressione e dovrebbero perciò immetterli nel loro sistema circolatorio (ammesso che ne abbiano uno) a livelli diversi di pressione. Il modo con cui la pressione interna cercherebbe di riequilibrare la pressione esterna -affinchè il corpo non collassi su se stesso schiacciandosi o perché non esploda — influirebbe sulla struttura del corpo.
Un’altra variabile importante è la forza del campo gravitazionale, poiché contribuisce in parte a determinare le dimensioni e la struttura delle creature che vivono su quel pianeta. Se l’attrazione gravitazionale su un altro pianeta fosse molto più bassa o molto più alta che sulla Terra, ne deriverebbero creature mediamente più grandi o più piccole; questa teoria ha tuttavia dei problemi. Esseri molto grandi necessitano di un cuore molto grosso per pompare la quantità di sangue utile alle loro funzioni vitali; ma un cuore grosso richiede anche grossi polmoni. Gli animali che evolvono verso specie dominanti hanno bisogno di un grosso cervello, che non sia adibito solo a comandare le funzioni di un corpo massiccio. Ciò richiederebbe una testa relativamente più grossa, e quindi sangue in grande quantità per rifornire le cellule cerebrali di ossigeno e, naturalmente, un cuore ancora più grande, e così via. Se le dimensioni degli organi del corpo sono esageratamente sviluppate, sorgerebbero problemi di mobilità tali da rendere problematico – o addirittura impedire – lo sviluppo della specie.
Se poi l’ecosistema di un altro pianeta fa sì che “quelli” siano forniti – poniamo – di un paio di arti in più oppure di un terzo occhio, è da discutere. Se i vantaggi di avere occhi supplementari o un paio d’orecchie in più superano gli aspetti negativi – peso maggiore, tempi di sviluppo più lunghi, tutto questo può avvenire in ambienti diversi dal nostro. Se invece i vantaggi sono inferiori agli aspetti negativi, è improbabile che la natura faccia il suo corso. Il principio di convergenza non lo consentirebbe. Esso, semmai, impone la soluzione più efficiente: e un bipede con una sola testa è più efficiente di una goffa creatura con molti arti dotata di due teste.

II corpo delle varie forme dì vita animale terrestre è composto da non più di 37 parti principali. Sfruttando questo limitato numero di componenti, la natura ha dato vita a una grande diversità di creature. Sebbene ogni singolo animale possa sembrare molto diverso da un altro, dal punto di vista genetico c’è un sorprendente livello di compatibilita fra le varie specie. Questa compatibilita va molto al di là del fatto che tutte le creature si affidano al DNA per veicolare il loro codice genetico.
I genetisti hanno scoperto che, dentro di sé, quasi tutte le creature viventi hanno un gruppo di geni, detti “geni regolatori”, che contengono la programmazione del loro corpo. Poiché molti gruppi di animali hanno un antenato in comune, questi geni sono simili in animali che noi pensiamo molto differenti, come un calamaro, una zebra e una mosca.
A dimostrazione di ciò, come spesso riportato, dal punto di vista genetico fra l’uomo e lo scimpanzè esiste soltanto una differenza dell’uno per cento. Se applichiamo la stessa logica agli extraterrestri, anche forme bizzarre di esseri alieni non sarebbero tanto diverse, geneticamente parlando, dalle creature terrestri.

[ foto di SpazioUFO ]

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3 commenti per quento post

6 gennaio 2008 | 15:28 | fation

salve volevo solo comunicarvi che il testo alla fine e stato scritto 2 volte..sono appassionato di questo sito ciao

6 gennaio 2008 | 15:30 | Roswell

Grazie.

Ho corretto

2 agosto 2008 | 21:31 | alieno

è propio quello che dicevo io nelle altre parti

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