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Gli UFO file di Mussolini

Inserito il 7 febbraio 2005 da Roswell in Ufologia

MussoliniIl fatto che Hitler cercasse di costruire dei dischi volanti (fliegender scheiben) non è una novità: tra il 1942 ed il 1945 gli ingegneri del Terzo Reich realizzarono a Praga, Bremerhaven e nella Polonia occupata dei rivoluzionari aerei discoidali ribattezzati V-7 (Vergeltungswaffe 7, armi di rappresaglia n.7). Dei diversi team all’opera facevano parte alcuni tedeschi, gli ingegneri Klaus Habermohl e Richard Miethe, il pilota Rudolph Schriever e, unico italiano, l’ingegnere del Politecnico di Milano senatore Giuseppe Belluzzo (stranamente citato molto spesso come Alfonso Bellonzo). Furono proprio questi ultimi due a parlarne alla stampa, a guerra finita.
Da allora attorno agli UFO nazisti, i cui prototipi vennero distrutti dai tedeschi sul finire della guerra affinché non cadessero in mani nemiche, è fiorita una ricca mitologia. E una domanda assilla da sempre i ricercatori: come venne ad Hitler l’idea di costruire simili aerei?
Peter Kolosimo, nel volume “Ombre sulle stelle”, ipotizza che egli, assistendo al lancio del disco alle olimpiadi di Berlino, sarebbe rimasto affascinato dall’improvvisa accelerazione raggiunta dal piatto, scagliato nel cielo.
Si sarebbe così reso conto che analoghe prestazioni, applicate ad un velivolo, avrebbero potuto garantirgli un’arma di distruzione perfetta.
Altri autori, meno seri e più sensazionalistici quando non addirittura di parte come il neonazista Jan Van Helsing (vero nome Jan Udo Holey), affermano invece che il führer ebbe contatti diretti con extraterrestri, nel caso specifico provenienti da Aldebaran, ai cui mezzi volanti si sarebbe ispirato.
Una recentissima leggenda urbana, veicolata via Internet alcuni mesi fa, afferma addirittura che un disco volante si sarebbe schiantato nel ’37 a Czernica in Polonia, in un campo di proprietà dei genitori di Eva Braun!
L’Ufo-crash del ’33
Oggi, lasciate da parte leggende e speculazioni, possiamo azzardare una risposta attendibile e documentata: lo studio delle V-7 iniziò dopo che i nazisti ottennero da Mussolini un corposo dossier sui dischi volanti!
Se autentici, nuovi elementi recentemente emersi ci costringono a retrodatare dal ’47 al ’33 la storia dell’ufologia “di Stato” – quella cioè scritta attraverso commissioni investigative segrete e processi di cover up e debunking -, spostandola dal Nuovo al Vecchio Continente, strappando agli USA il primato di Paese d’origine del fenomeno UFO. Per ricollocare la nascita dell’ufologia direttamente a casa nostra!
Tutto cominciò nel 1996 quando una busta anonima giunse al nostro Roberto Pinotti, in quanto direttore dell’allora “Notiziario UFO”; essa conteneva diversi documenti originali, presumibilmente di epoca fascista, riferiti ad avvistamenti di “aeromobili non convenzionali” (all’epoca la sigla UFO ancora non esisteva) oggi perfettamente identificabili in dischi e sigari volanti; seguirono altri due invii.
Il CUN, all’epoca, decise di tenere prudentemente nel cassetto quella documentazione, per condurre con scrupolo e pazienza tutte le verifiche del caso, le stesse che adesso permettono a chi scrive di attestare l’autenticità di quella documentazione.
Poco tempo prima altro materiale era stato inviato alla redazione del quotidiano bolognese Il Resto del Carlino, che non lo aveva però preso in considerazione, ritenendolo uno scherzo.
L’anno scorso infine il misterioso mittente, che chiameremo “Mister X” e che si era visto apparentemente ignorato da tutti, inviava da Forlì ad un’altra pubblicazione del settore ulteriore materiale, questa volta in fotocopia a colori. É su quest’ultima documentazione che ci concentreremo.
Il primo invio era composto da due lettere su carta intestata del Senato del Regno e tre telegrammi.
La prima lettera era un bigliettino indirizzato ad un certo De Santi, con cui si trasmetteva una “nota personale riservatissima”; la seconda era la nota stessa, nove punti con cui qualcuno (non sappiamo chi) disponeva che si avvisasse immediatamente un prefetto; si disponesse il recupero di un “aeromobile”; si arrestassero tutti i testimoni dell’evento grazie alla “speciale sezione RS/33 dell’OVRA, presente in ogni capoluogo”; si indirizzasse ogni rapporto all’Ufficio Meteorologico Centrale dell’università La Sapienza di Roma (“esclusiva pertinenza: Gabinetto RS/33”); si impedisse d’ufficio la diffusione della notizia ed anzi si sviasse l’opinione pubblica con la divulgazione, sulla stampa, di “brevissimi articoli in cui il fenomeno era riportato alla sua autentica ed unica natura celeste: meteora, stella cadente, pianeta, alone luminoso, iride, parelio eccetera, secondo il formulario RS/33.FZ.4 precedentemente trasmesso a tutte le Prefetture del Regno con dispaccio apposito”.
Ed infine, si disponeva che la trasmissione di rapporti all’Arma Aeronautica venisse autorizzata dal fantomatico Gabinetto RS/33; che venisse escluso ogni altro ente, “compresa la Pontificia Università”; che venisse imputata ogni spesa sostenuta ad un determinato capitolo della Regia Accademia d’Italia.
L’evento cui si riferiva, in maniera quanto mai oscura, la nota top secret sarebbe stato, secondo la rivista di settore che per prima ha divulgato la notizia, un UFO-crash ante litteram, accaduto il 13 giugno del 1933; un successivo esame dei documenti non ha confermato questa tesi, trattandosi piuttosto del recupero di un velivolo atterrato, non necessariamente schiantatosi. Quest’ultimo elemento era ricavabile dal lapidario testo presente nei tre telegrammi, riportanti come intestazione “Ufficio Telegrafico di Milano”, come mittente la voce prestampata “Agenzia Stefani – Milano” e come specifica le dizioni “riservatissimo – lampo – priorità su tutte le priorità”.
Un primo telegramma, non in possesso degli ufologi ma al quale accennavano gli altri tre dispacci, sarebbe stato spedito alle 7.30, annunziando l’atterraggio dell’aeromobile non convenzionale; un successivo dispaccio, inviato alle ore 16 e siglato – come gli altri due in nostro possesso – dal “Direttore Generale Affari Speciali”, suggeriva una versione di comodo da dare in pasto alla stampa, che sarebbe stata sostenuta anche dall’Osservatorio di Milano Brera: l’oggetto atterrato era una meteora. Un successivo telegramma, spedito alle 17.07, riferiva che il Duce in persona aveva ordinato il cover up sulla notizia, il ritiro dei piombi dei giornali, il deferimento al Tribunale di Sicurezza dello Stato per chi avesse parlato; il terzo telegramma inviato da “Mister X” agli ufologi è privo di orario e di destinatari, ma indica la versione ufficiale da pubblicare riferendosi al telegramma inviato alle 16.
Tutti e tre i telegrammi sono siglati dalla stessa mano; la firma semplificata, che pare iniziare con una “f”, è la stessa presente su una busta senatoriale dell’epoca fascista inviata nel ’96 a Pinotti e riferita presumibilmente a documenti UFO del ’36; e compare altresì su una lettera intestata “Agenzia Stefani”, recentemente spedita all’altra rivista di settore coinvolta nel caso, forse sempre collegata agli avvistamenti del ’36.
Atterraggio in Lombardia?
Risparmierò ai lettori tutto l’iter, indubbiamente noioso, delle ricerche che ho condotto in varie parti d’Italia e che mi hanno permesso di verificare l’attendibilità di questi documenti. Gli interessati potranno leggere tutte le singole fasi di questa indagine in Internet, nel sito de “La Rete” del CUN.
L’elemento interessante di questi primi documenti – ne sono stati spediti altri il 10 settembre 1999 da Cervia ed il 22 novembre da Forlì, sempre alla rivista di settore – è che, de facto, nel 1933, presso l’università La Sapienza di Roma, sarebbe stato istituito un Majestic 12 fascista, che riferiva esclusivamente alle alte gerarchie del Regime (Mussolini, Balbo e Ciano) e che lavorava in stretto contatto con l’OVRA, la polizia segreta fascista comandata da Arturo Bocchini, con diramazioni in tutta Italia e la complicità dei prefetti del Regno.
Le comunicazioni sull’IR-2, recentemente emerse in copia, sarebbero state trasmesse nel ’33 dalla sezione milanese dell’Agenzia Stefani, l’ANSA fascista diretta all’epoca da Manlio Morgagni di Forlì (guarda caso, la stessa città da cui sono arrivati oggi molti di questi documenti d’epoca); durante il Ventennio essa svolgeva il compito di controllare ciò che i giornali potevano o non potevano pubblicare (pena l’arresto dei giornalisti, il sequestro dei giornali e persino la chiusura della testata). La Stefani, che aveva la sede centrale a Roma, veicolava ai giornali i dispacci contenenti i testi da pubblicare, utilizzando un proprio Ufficio Telegrafico interno.
Nel caso dei telegrammi del ’33, essi erano stati inviati dall’Ufficio Telegrafico della sede Stefani di Milano, non inferiore a Roma per ordine di importanza, in quanto vi risiedeva Morgagni in persona. Da quanto ho potuto appurare, se si trattava di comunicazioni riservate, i testi venivano cifrati usando un codice con sequenze di cinque numeri; il messaggio era telegrafato in codice Morse all’ente destinatario; riportato poi su un prestampato simile ad un telegramma (noto come “dispaccio Stefani”; e dispacci Stefani sono i tre telegrammi del ’33), recapitato tramite fattorino e, una volta arrivato a destinazione, inoltrato discretamente all’ufficio interessato attraverso la posta pneumatica (inserito cioè in un cilindro metallico e fatto scorrere lungo un complesso di tubature interne che collegavano i vari uffici della Stefani); il messaggio veniva infine decodificato da un elemento di fiducia. In questo modo la segretezza era completa. Non stupisce dunque che il segreto dell’esistenza del Gabinetto RS/33 sia rimasto tale per oltre mezzo secolo.
I telegrammi del ’33 sono stati inviati probabilmente per ordine dello stesso Morgagni (di cui “Mister X” è forse conterraneo) dalla sede Stefani milanese, sita nello storico palazzo Arese in corso Venezia, ove c’era l’Ufficio Centrale dei servizi commerciali e finanziari ed il “Centro di Ricezione del materiale telefonato (sic) dai corrispondenti”.
I tre dispacci davano disposizione ai giornali italiani di minimizzare l’evento UFO, e difatti non abbiamo trovato, sulla stampa dell’epoca da noi consultata in biblioteca (Corriere della sera, Popolo d’Italia), notizia alcuna; non abbiamo peraltro rinvenuto traccia delle eventuali “notizie astronomiche ed atmosferiche” che avrebbero dovuto essere veicolate per razionalizzare l’episodio.
In un primo momento pensai che questa fosse una contraddizione tale da permettere di ipotizzare che i carteggi fossero falsi, sino a che un esperto di storia, il dottor Pietro Basile, mi confermò che, in piena dittatura, non sarebbe stato necessario pubblicare smentite sulla stampa (come sarebbe accaduto invece, molti anni dopo, con il ridimensionamento del caso Roswell, avvenuto in un regime democratico): in pieno fascismo le notizie “scomode” non venivano pubblicate e basta.
In seguito recuperai molti telegrammi censorei, riferiti ad altri argomenti, che mi confermarono come, all’epoca, bastasse un semplice ordine per occultare qualsiasi notizia. Ma qualcosa, in quei giorni, era effettivamente accaduto. La notte immediatamente seguente l’atterraggio, tutti i prefetti milanesi e liguri erano stati trasferiti o sostituiti (“Movimento di prefetti”, titolava il Corriere della sera del 15-6-33); a Milano, la città da cui erano partiti i dispacci Stefani riferiti all’episodio UFO, era stato improvvisamente “nominato nuovo prefetto il questore di Milano”.
Questo repentino ed inspiegabile cambio ai vertici era forse motivato dall’esigenza di garantire l’appoggio di uomini di fiducia al neocostituito Gabinetto RS/33? É possibile.
E che esistesse addirittura un rozzo piano d’emergenza volto a sensibilizzare la popolazione lombarda (nella cui terra era forse sceso l’oggetto; i telegrammi partivano difatti da Milano) sembra dimostrato dall’enfatica pubblicazione, cinque giorni dopo, sulla “Cronaca Prealpina” di Varese della notizia di un contatto con gli alieni!
Con un articolo di vent’anni in anticipo sul contattismo, il quotidiano dissertava, in tre colonne, su una “ipotesi sulla vita degli abitanti di Marte”. Non si trattava certamente di un pezzo ufologico, visto che gli UFO all’epoca non esistevano ancora; era invece una serissima intervista ad un contattista ante-litteram, un certo dottor Robinson di Londra, che affermava di comunicare da anni telepaticamente con i marziani, sui quali forniva un’infinità di dettagli.
Al di là delle farneticazioni pubblicate, il pezzo tradiva chiaramente il tentativo (certamente imposto dal regime, visti i controlli cui erano sottoposti allora i giornali) di veicolare nella popolazione l’idea dell’esistenza degli alieni; ci si rammaricava del fatto che “le esplorazioni del cielo avevano così ingigantito i progressi dell’astronomia in questi ultimi tempi e tanto sensazionali erano le rivelazioni, che il pubblico tendeva ora a dimenticare un poco un problema che aveva tanto appassionato le folle per lunghi anni, quello di un collegamento nostro con il pianeta Marte”.
Che tutto ciò fosse casuale non pare proprio; sembrava invece di assistere ad uno dei moderni procedimenti di “training”, di preparazione delle masse, nell’attesa di un eventuale contatto alieno (all’epoca nessuno poteva prevedere che gli UFO avrebbero continuato a comportarsi elusivamente per molti anni).
Circa i dispacci Stefani, posso dire che un giornalista mi ha confermato l’esistenza, negli anni Trenta, di telegrammi intestati “Agenzia Stefani” e simili per impostazione e composizione a quelli dei files fascisti; inoltre il computo fascista sugli stessi è coerente con la ridatazione mussoliniana (XI° anno dell’Era Fascista); circa la carta senatoriale, essa è di due tipi, una con caratteri di stampa con le “grazie” (gli abbellimenti nelle stanghette), l’altra con le “font” semplici; entrambe queste intestazioni erano in uso in quegli anni, come ho potuto appurare da un confronto con documenti confidenziali di altro genere, datati 1933 e depositati presso il Museo del Risorgimento di Milano; infine, i caratteri della macchina da scrivere utilizzata per la lettera e la “nota”, probabilmente una Olivetti, sono dell’epoca; essi sono in parte neri ed in parte rossi. Evidentemente la macchina era difettosa ed il nastro bicolore, già in uso negli anni Trenta, si bloccava a metà del sollevamento.
Il Clan dei professori
Il 10 settembre 1999 “Mister X”, infastidito per il poco credito datogli dalla rivista di settore, inviava da Cervia una lettera anonima in cui ribadiva che non intendeva screditare nessuno ma anzi svelare una parte sconosciuta della storia dell’ufologia, e forniva nuovi dati sul Gabinetto RS/33, la cui sigla a suo dire stava per Ricerche Speciali. Esso, sin dalla sua istituzione, sarebbe stato diretto da Guglielmo Marconi, che non avrebbe però mai partecipato alle riunioni del team ed avrebbe anzi chiesto più volte di essere sostituito dall’astronomo Gino Cecchini. Marconi sarebbe stato scelto da Mussolini in persona per la sua provata fede fascista e per il suo prestigio, su consiglio di Giovanni Gentile (quest’ultimo legò il proprio nome alla riforma della scuola; lo stesso fecero altri due membri del Gabinetto RS/33, Bottazzi e Crocco; buona parte dei restanti membri operavano all’interno delle università, segno che potevano agire direttamente sulle nuove leve, condizionando “a monte” la popolazione).
L’MJ-12 fascista fu di fatto diretto da un personaggio che si sarebbe celato sotto lo pseudonimo di “dottor Ruggero Costanti Cavazzani”; con lui lavorarono, nel corso del tempo e per periodi diversi, “i professori Dallauri, Pirotta, Crocco, Debbasi, Severi, Bottazzi e Giordani, nonché il conte Cozza quale referente organizzativo ed elemento di collegamento logistico con le massime gerarchie del regime: Mussolini, Italo Balbo, Galeazzo Ciano”.
Il Gabinetto si sarebbe riunito più volte per accertare la natura degli “aeromobili sconosciuti”, ritenuti aerei spia nemici, inglesi o francesi.
Secondo “Mister X”, solo in un paio di occasioni ci si sarebbe domandato se non fossero “strumenti di volo interspaziale” (dunque, l’ipotesi extraterrestre era stata in seguito accantonata? Ne dubito). Il Gabinetto avrebbe infine prodotto un dossier di una trentina di pagine che esaminava dettagliatamente tutta la casistica UFO italiana dal ’33 al ’40. Con lo scoppio della guerra esso sarebbe stato maggiormente militarizzato, collaborando strettamente con i tedeschi, ai quali avrebbe infine passato tutto l’archivio dati. “Mister X”, che nella missiva accludeva un ritaglio di giornale senza data sulla scomparsa (a terra) di un aviatore francese in Italia, concludeva asserendo che il Gabinetto aveva raccolto anche alcune fotografie di oggetti volanti non identificati ed un breve filmato realizzato sulle Alpi in occasione di un avvistamento notevole. Queste ultime notizie sarebbero state acquisite dall’ignoto informatore “da altre fonti”, non essendo più disponibile l’archivio del Gabinetto RS/33.
Il terzo invio
Recentemente l’anonimo personaggio che sta inviando il materiale ha fatto avere alla rivista di settore altri due documenti. Il primo è un appunto scritto a mano, apparentemente con un pennino d’epoca, su carta della Camera dei Deputati – Tribuna della stampa (un documento analogo è stato recapitato a Pinotti), il secondo è una lettera scritta a macchina su carta intestata dell’Agenzia Stefani. Questo secondo documento riferisce di un “caso Moretti” (forse un UFOtestimone) di cui non si poteva parlare che a quattr’occhi data la “delicatezza” e la “particolarità” della vicenda; indi lasciava intendere che divulgare, a mezzo stampa o per altra via, l’esistenza del Gabinetto RS/33 o parlare (presumibilmente) degli avvistamenti fosse oltremodo pericoloso.
Nel primo caso, perché la Stefani era diventata controllatissima, nel secondo perché dopo che il Gabinetto aveva accettato la collaborazione di elementi “Germanici”, per volere del Duce che “aspirava alla reciprocità”, su tutta la questione era calata una fortissima censura.
Lo scrivente, che si rivolgeva ad un non meglio identificato Alfredo, si lamentava del fatto che sino a pochi mesi prima la Stefani ricevesse un bollettino ufficioso “meteorologico”; dopo, nemmeno quello. E ricordava che occuparsi di “certe cose” poteva essere oltremodo pericoloso, tant’è che un “caso analogo precedente” di avvistamento UFO si era concluso con il ricovero in manicomio del testimone.
Il documento riportava in calce la stessa sigla presente sui telegrammi del ’33.
Anche questo carteggio è assai probabilmente autentico: per lo stile, il linguaggio (si accenna ai tedeschi con l’aggettivo “germanici” ); per la carta intestata, che non ha data ma riporta la dicitura “Agenzia Stefani – Roma (7) Via di Propaganda 27”. Ho controllato: la Stefani romana aveva effettivamente sede in via di Propaganda Fide (nome per esteso) al 27; ma sui documenti Stefani (ne ho rintracciato uno del ’43, la richiesta di fucilazione di Ciano) l’Agenzia preferiva riportare l’indirizzo “breve”, “via di Propaganda n.27”, come è nell’X-file fascista.
In ultima analisi, questo documento appare essere una comunicazione privata tra due pezzi grossi della Stefani, uno dei quali – il firmatario – coinvolto sin dall’inizio nel cover up sugli avvistamenti UFO, che si lamentano per essere stati improvvisamente esclusi da tutte le informazioni, dopo l’entrata in gioco dei nazisti.
Quanto alla carta intestata Camera dei deputati, essa era stata scritta tutta a mano, riportava la dicitura “no copia”, che appare anche nei telegrammi del ’33; era intestata – a mano – come “Gabinetto RS/33” (e poteva dunque essere un memo per il Gabinetto o del Gabinetto, opera di un suo membro), e riportava il nome di un UFOtestimone, certo Tolmini, che compare anche nei carteggi inviati a Pinotti ed è qualificato come uno degli avvistatori degli UFO veneti del ’36. Presentava poi un elenco numerato comprendente una relazione introduttiva; la lettura di un “messaggio di Sua Eccellenza”; un ordine del giorno; una “relazione D.S. 4/6” (di De Santi?); la relazione di Tolmini; la lettura di un altro messaggio di un’Eccellenza; una relazione al Duce.
Il tutto doveva essere approntato in triplice copia e spedito all’archivio degli atti del Gabinetto e in copia a Roma e a Milano – su quest’ultimo invio il firmatario doveva essere dubbioso, avendo apposto un punto di domanda – le due città principalmente coinvolte nelle indagini e nel cover up e dove, forse affatto casualmente, avevano sede le due principali Agenzie Stefani.
L’esclusione di Milano, e quindi del referente milanese Manlio Morgagni potrebbe essere la chiave di lettura per l’improvvisa fuoriuscita di questo materiale. Morgagni fu un fedelissimo del Duce sino alla fine; quando Mussolini venne arrestato, Morgagni si suicidò sparandosi alla tempia.
Forse oggi qualcuno intende riabilitarne indirettamente la memoria, declassificando materiale tenuto nascosto negli archivi “perduti” della Stefani.
La sezione RS del SID
L’esistenza di un Gabinetto RS/33 è, per chi scrive e sino a prova contraria, reale e documentata.
Storicamente, sappiamo che vi fu all’interno dei servizi segreti fascisti una Sezione RS, cioè Ricerca e Spionaggio, la cui esistenza è attestata da un documento del 21 febbraio 1944 del Servizio Informazioni Difesa (SID) della Repubblica sociale italiana.
Il rapporto, recuperato più di vent’anni fa dallo studioso Marcello Coppetti (che fu uomo di fiducia del ministro alla Difesa Lagorio e che legò il proprio nome alla tesi degli UFO come armi segrete), riferiva del passaggio di un cilindro volante convesso, che filava a tremila chilometri orari, sulle basi tedesche di Helgoland e Wittenberg il 18 dicembre del ’43. L’avvistamento era stato riferito da un agente americano all'”Office Strategic Service” ed intercettato dalle spie fasciste.
Un altro X-file della Sezione RS era datato 30 aprile 1944 e trattava di un UFO che aveva seguito il lancio di un razzo tedesco dal Centro di prova di Kummersdorf, alla presenza del ministro della propaganda Joseph Goebbels, di Himmler e di Kammler. La sequenza era stata filmata ma solo durante la proiezione del film i gerarchi nazisti si erano accorti della presenza dell’intruso.
“Sono state chieste informazioni agli agenti tedeschi in Inghilterra – concludeva il rapporto – e questi hanno risposto che fenomeni simili si presentavano sopra le basi inglesi e che gli Alleati pensavano si trattasse di nuovi ordigni provenienti dalla Germania”.
Per inciso, direttore del SID era, in quegli anni, un certo Vittorio Foschini, che fu uomo di fiducia della Stefani e suo corrispondente per l’estero, da Riga, nel ’35; forse è sua la firma sui telegrammi e sulle lettere del ’33.
L’esperimento Ighina
Dell’episodio dell’atterraggio del ’33, peraltro, correva da tempo voce negli ambienti ufologici milanesi, pur se a livello di semplice leggenda urbana.
Tutto era nato nel 1991, quando nel corso di una trasmissione per Radio Ambrosiana Milano chi scrive intervistò il fisico Alfredo Pasolino; quest’ultimo aveva da poco incontrato il professor Luigi Ighina di Imola, uno dei discepoli di Marconi; quest’ultimo gli aveva raccontato che, anni addietro, nel corso di un esperimento con “campi elettromagnetici di luce naturale”, lui e Marconi avrebbero abbattuto un disco volante!
La notizia venne presa con distacco dai presenti ma, pur restando a tutt’oggi una leggenda urbana, potrebbe essere in qualche modo collegata al preteso crash del ’33.
Sappiamo che il 15 agosto di quell’anno Marconi si trovava a bordo della nave Elettra ancorata a S.Margherita Ligure, per condurre un esperimento di radiotrasmissione (un altro test era stato effettuato un anno prima); è molto facile che la leggenda del disco volante abbattuto sia nata dalla fusione di due episodi, l’esperimento ferragostano ed il recupero del giugno del ’33.
Ho chiesto in merito notizie all’anziano professor Ighina, ma ho ricevuto solo risposte confuse; quanto al dott. Pasolino, mi ha recentemente confessato di non rammentare più l’episodio (fortunatamente registrato nelle bobine di Radio Ambrosiana), ammettendo peraltro che sugli esperimenti “spaziali” Marconi ed Ighina avevano concordato un riserbo che avrebbe dovuto durare almeno cinquant’anni, non essendo questa umanità pronta per le loro scoperte.
L’MJ-12 fascista
Sia come sia, a questo punto fu per me necessario cercare prove più concrete non tanto a sostegno dei documenti, che hanno tutti i crismi dell’autenticità, ma del loro contenuto.
Mi sono concentrato allora sui personaggi citati da “Mister X” quali componenti il fantomatico Gabinetto RS/33.
Il solo Marconi è tutto un programma: la sua vita è avvolta nel mistero, come pure la sua morte, avvenuta improvvisa e solitaria nel ’37, ufficialmente per un malore; non meno coperti dal riserbo furono i suoi studi, sia per quanto concerne il raggio della morte che le altre armi non convenzionali (ivi compresi i dischi volanti?).
Marconi era, come il Belluzzo delle V-7, Morgagni della Stefani e presumibilmente il mittente di parte degli X-files fascisti, un senatore. Ed un clan senatoriale sembrava dirigere il Majestic 12 fascista; i cui componenti provenivano dagli ambienti scientifici universitari, come il chimico e chirurgo Filippo Bottazzi di Napoli, che negli anni Trenta era membro del comitato direttivo della rivista scientifica internazionale “Scientia”, assieme a Vallauri di Napoli (che “Mister X” cita erroneamente come Dallauri), Pirotta e Severi di Roma.
Bottazzi aveva fondato, nel 1925, la Società italiana di biologia sperimentale; aveva poi lavorato per il CNR ed in seguito si era dedicato all’insegnamento, presso l’università di Napoli, sino al 1937. La sua presenza, come chirurgo, in un team di studio sugli UFO spinge ad azzardare che i fascisti non avessero raccolto evidenze fisiche solo sui dischi…
Quanto a Gaetano Arturo Crocco, altro personaggio citato nei files fascisti, era un ingegnere aeronautico di Napoli, fondatore della Società Italiana Razzi (la NASA gli ha dedicato un cratere lunare e tuttora lo commemora nel proprio sito Internet, assieme a Condon!); ha ideato una turbina a gas (Belluzzo studiava invece quelle a vapore, applicabili alle V-7); ha lavorato per la Marina Militare ed ha costruito dirigibili armati con telebombe. Inventore e personaggio versatilissimo, è indubbiamente l’elemento maggiormente interessante di tutto il team: si occupava di “iperaviazione”, cioè di viaggio nello spazio con il superamento della barriera del suono. Progettava molto seriamente il sistema per “rendere abitabili Marte e Venere”, con l’invio di uomini a bordo di razzi che “utilizzassero l’energia derivante dall’esplosione dei prodotti delle reazioni nucleari, raddrizzando l’asse terrestre per avvicinare alla terra le orbite dei due pianeti” (sembra di sentire la teoria del viaggio intergalattico di Bob Lazar!).
Nella vita di questo bizzarro quanto geniale personaggio c’è però un buco, tra gli anni Trenta e Quaranta (come per Belluzzo); non si sa cosa abbia fatto in quel periodo, e ciò è coerente con la militanza in un ente supersegreto.
Chi scrive sta conducendo ancora indagini sui componenti del Gabinetto RS/33, e dunque il caso è ancora aperto. Ma un ulteriore dato balza all’occhio. Il “clan dei napoletani” ebbe un ruolo di rilievo nelle investigazioni sugli UFO.
Nei documenti del ’36 si accenna ad un incontro segreto del Duce con il team UFO; ebbene, la stampa dell’epoca ci conferma che in quella data Mussolini si trovava in Irpina, ufficialmente per incontrare la gente del Meridione; nulla di più facile che, in una pausa tenuta segreta, abbia avuto un abboccamento con Bottazzi, Crocco e Vallauri per discutere degli avvistamenti in Veneto. “Casualmente” nello stesso momento il ministro della propaganda nazista Goebbels visitava Venezia, dunque l’area dei recenti avvistamenti…
Una frase enigmatica
In quest’ottica assume una diversa consistenza il discorso che il Duce tenne diversi anni dopo alla Federazione fascista dell’Urbe, al Teatro Adriano il 23 febbraio 1941.
Il testo, riportato integralmente sul Giornale d’Italia del 25 febbraio 1941, concludeva con una frase sibillina: “É più verosimile che gli Stati Uniti siano invasi, prima che dai soldati dell’Asse, dagli abitanti non molto conosciuti, ma pare assai bellicosi, del pianeta Marte, che scenderanno dagli spazi siderali su inimmaginabili fortezze volanti”.
Per anni gli ufologi hanno pensato che questa frase, che concludeva di botto il discorso, senza nulla aggiungere o togliere e staccata dal resto, fosse una semplice battuta. Oggi, viene da pensare che avesse altri significati.
É solo un’idea un po’ folle, ma il tono dei rapporti e la presenza di chirurghi o biologi nella commissione non dà adito a pensare che i fascisti potessero avere dei resoconti anche su eventuali umanoidi?
Certo, se fosse atterrato un Grigio nell’Italia del ’33, la notizia dell’apparizione di una simile “mostruosità” (tale sarebbe stata considerata) non avrebbe potuto essere tenuta nascosta.
Ma ammettiamo che da un UFO fosse sceso un Nordico. Un simile evento non sarebbe stato reinterpretato da fascisti e nazisti come una conferma all’idea bislacca dell’esistenza degli Immortali Ariani (che Hitler mandò a cercare sino nel Caucaso, ove secondo la leggenda avrebbero avuto una occulta dimora)?
Sia come sia, nel suo discorso Mussolini fu, volente o nolente, profeta: l’anno seguente gli UFO si mostrarono in maniera massiccia su Los Angeles e furono fotografati mentre venivano presi di mira dalla contraerea.
IL PARERE DELL’ESPERTO
Intervistato in merito agli X-files di Mussolini il dottor Andrea Bedetti, giornalista di “STOP” e “Historia” ed esperto di storia fascista e nazista, ci ha dichiarato:
“Sulla base dei primi documenti divulgati (le veline del ’33, N.d.A.), la prima impressione è stata quella di una “mezza bufala”; non posso però escludere la reale esistenza di un Gabinetto RS/33. Ho consultato la Storia del fascismo di De Felice, la fonte più completa ed attendibile, e non ha trovato traccia di De Santi; ciò non significa che questi non esistesse, anzi, i servizi segreti sceglievano di proposito gli elementi più anonimi e maggiormente manovrabili. Quanto all’OVRA, l’Organizzazione di Vigilanza e Repressione Antifascista o servizio segreto fascista, essa aveva decine di cellule distinte che agivano su specifici argomenti (poteva dunque esservene una per gli aeromobili non identificati); era gente veramente in gamba; riferivano a Mussolini ma solo in parte; chi deteneva tutti i poteri era il capo dell’OVRA Bocchini, che addirittura teneva sotto controllo il telefono del Duce. L’OVRA lavorò molto efficacemente. Nel caso del presunto Gabinetto la documentazione che secondo i documenti andava inoltrata a Mussolini poteva essere senz’altro prima deviata verso il capo dell’OVRA, che decideva se e cosa filtrare. Quanto al periodo, era il migliore per insabbiare eventi di questo tipo. L’arco di tempo compreso fra il ’33 ed il ’40 vide il massimo consenso al fascismo; fu l’epoca in cui il Duce ebbe un potere assoluto. In più in quegli anni – e fino alla guerra – l’Italia fu all’avanguardia in campo aviatorio; già dopo la Prima Guerra Mondiale i quadri aeronautici americani venivano in Italia ad addestrarsi alla scuola di Italo Balbo (citato negli X-files fascisti, N.d.A.); non mi stupisce affatto, ma ritengo plausibile, l’esistenza di un Gabinetto che studiasse le strane “aeromobili”, non con l’intento, tipico di un centro ufologico, di capire se fossero aliene, ma per scoprire come funzionassero quelle macchine volanti. L’Italia aveva il primato assoluto dello spazio aereo, quindi la nascita di un tale Gabinetto non era affatto illogica.
Circa le lettere ed i telegrammi del ’33, il modo di scrivere, il lessico, l’impostazione burocratica sono dell’epoca; un eventuale falsario sarebbe dunque padrone del livello lessicale e glottologico di quel periodo. Circa i riferimenti alle disposizioni impartite su carta intestata senatoriale, e all’appunto che un senatore non avesse potere e dunque non comandasse certo il Gabinetto RS/33, è vero che durante il fascismo il potere esecutivo era tutto nelle mani del Governo, ma dobbiamo distinguere tra i senatori “monarchici” ed i senatori fascisti della prima ora; questi ultimi, i “fedelissimi”, avevano sì un potere grandissimo. Non comandavano ai prefetti, come si intuisce dalla “nota personale riservatissima”, ma potevano comunque “invitarli” ad eseguire determinate disposizioni, il che valeva come un ordine. Del Gabinetto RS/33, nei carteggi si dice che era il Duce in persona che forniva le indicazioni, e dunque comandava ai prefetti. L’eventuale senatore della carta intestata si poteva dunque avvalere di ciò. Il Gabinetto riferiva a Mussolini e, si dice, dopo la guerra tutta la documentazione fu distrutta. Quella ufficiale, presumo, perché tutta quella riservata che il capo dell’OVRA non necessariamente mandò al Duce rimase da qualche altra parte, ed è probabilmente la stessa che sta fuoriuscendo ora. Quanto alla considerazione che i servizi segreti stranieri non abbiamo mai rivelato l’esistenza di tale Gabinetto, non si può escludere che abbiano agito così non perché non ne fossero a conoscenza (perché ‘il Gabinetto RS/33 non esisteva’) ma perché operarono anch’essi un cover up. In definitiva, non posso escludere che lo scenario delineato in questi documenti potesse esistere proprio nei termini da essi precisati…”

FILES FASCISTI: NUOVE EVIDENZE
Proseguono le indagini sui files fascisti, dichiarati autentici dalla scienza. Ed intanto dagli archivi emergono nuove segnalazioni del Ventennio e l’esistenza di una rete di intercettazione nazionale.

La ricerca sui files fascisti non smette mai di stupire.
Le indagini CUN stanno ancora andando avanti, ed i risultati che ogni giorno ricaviamo dimostrano come si sia appena scalfita la punta di un iceberg.
In primo luogo, l’esame chimico degli unici originali in possesso degli ufologi – i files veneti del ‘36, recapitati anonimamente a Roberto Pinotti – ha dato esito positivo: i documenti sono autentici; abbiamo così lavorato molto anche in questa direzione, cercando di rintracciare i testimoni coinvolti.
Non abbiamo avuto fortuna, in quanto, dai nominativi forniti nei carteggi del ‘36, non vi è più alcun Tolmini a Venezia-Mestre; quanto ai Venanzi (altro nome che appare citato nei files), delle uniche due famiglie rimaste, una non viveva in Veneto negli anni Trenta e l’altra non ha mai avuto a che fare con avvistamenti di alcun tipo.
Un testimone indipendente, non citato cioè nei documenti, che aveva assistito a quell’evento pubblico e plateale – la comparsa di un sigaro e di due sfere nel cielo veneziano il 22 agosto 1936 – il nostro Pinotti lo ha comunque rintracciato; un secondo spettatore potrebbe essere il misterioso “C.H. di Mestre” che, nel dicembre del ‘43, scrisse alla rivista teosofica “Arcobaleno” (diretta dal gruppo contattista milanese che oggigiorno edita “Nuove albe, nuovi tramonti”) chiedendo lumi sull’esistenza di forme di vita extraterrestre sugli altri pianeti.
É solo un’illazione, ma il fatto che proprio un cittadino di Mestre – la città degli avvistamenti UFO del ‘36 – decidesse di ricorrere ad una rivista specialistica e così “a circuito chiuso” quale “Arcobaleno” (che era stata messa fuori legge dal Regime per certe tematiche che oggi definiremmo contattistiche), adombra più di un sospetto.

Cercando nuove prove
Ho poi indagato sui presunti “bollettini ufficiosi meteorologici” che il Gabinetto RS/33 inviava alla Stefani di Milano (secondo quanto scritto in uno degli ultimi documenti divulgati da “Mister X”), presumibilmente tra il 1933, anno dell’atterraggio lombardo, al 1940, periodo in cui tutta la documentazione sarebbe stata acquisita “in toto” dai nazisti.
Nella “nota personale riservatissima” che riferiva dell’atterraggio del ‘33 si citava espressamente l’Osservatorio astronomico di Milano Brera; esso era incaricato della diffusione di versioni tranquillizzanti (passaggi di meteore), atte a coprire gli avvistamenti UFO.
É stato là che chi scrive ha indirizzato parte delle proprie indagini.
Presso la Biblioteca di Brera, una delle due più fornite di Milano, quel bollettino però non risultava. La possibilità di trovarlo era peraltro minima, trattandosi di documenti non ufficiali, quindi coperti dal segreto; certo, sarebbe stato un colpaccio.
C’erano invece: il bollettino dell’Ufficio Centrale di Meteorologia e Geotermica di Roma (nel ‘36 attivo come Regio Ufficio Centrale di Meteorologia e Geofisica); quello degli Atti Ufficiali Prefettura di Milano; il Bollettino parlamentare; quello dell’Aviazione Civile, quello della Specola Vaticana; il Bollettino Ufficiale del CNR.
Parte di questi documenti non erano disponibili alla consultazione, parte si riferivano a periodi storici precedenti o posteriori la durata del Gabinetto fascista.
Dopo questo buco nell’acqua indirizzai le ricerche presso la Biblioteca dell’Osservatorio Astronomico di Brera. Anche là non risultava alcun “bollettino” o “bullettino”, né astronomico né “meteorico”, riferibile ai files fascisti.
C’erano invece gli “Atti della Reale Accademia delle Scienze di Torino”, che documentavano le condizioni meteo del giorno dell’atterraggio del ‘33: una giornata piovosa, preceduta, il giorno prima, da un temporale.
Un po’ poco per ipotizzare, come hanno fatto altri, un UFO-crash stile Roswell (che alcuni vogliono causato da un fulmine che avrebbe colpito l’UFO).
Non venivano riferiti eventi strani (passaggio di bolidi, sismi, globi nel cielo) nel “Bollettino Sismico Macrosismi” del Regio Ufficio Centrale di Meteorologia e Geofisica di Roma; né, circa i fatti del ‘36, nell’Estratto del “Bollettino del Comitato per la Geodesia e la Geofisica del CNR” (contenente i risultati delle 164 osservazioni del cielo e del sole condotte da alcuni scienziati nel ‘36 sul Monte Rosa, durante i test per misurare la radiazione solare diretta, diffusa e globale).
Insomma, sulle pubblicazioni interne di astronomia non vi era alcun riscontro circa i fatti del ‘33.
Maggior fortuna abbiamo avuto invece con Marconi, grazie al rinvenimento di un rarissimo volume, scritto durante il fascismo dal giornalista “di regime” Mario La Stella, che documenta dati alla mano la passione del premio Nobel per gli extraterrestri.
Il testo in questione si intitola “Marconi – mago dell’invisibile, dominatore degli spazi” ed è stato pubblicato dalle edizioni sarde Aurora nel 1937, poco prima della scomparsa del fisico.
In realtà, la voce che MArconi credesse negli alieni circolò in Italia anche negli anni Sessanta (l’11 maggio 1966 il giornalista Pietro Cimatti ne accennò molto brevemente sulla “Settimana Incom”); La Stella riporta invece due dichiarazioni dello scienziato, apparse rispettivamente sul “Daily Mail” del 26-1-20 e sullo “Evening Standard” del 15-12-31, con cui si riferiva e della ricezione di radiomessaggi alieni, alcuni dei quali simili a lettere dell’alfabeto, dallo spazio esterno; e dell’effettiva possibilità di comunicare “tramite le onde hertziane” con altre intelligenze.
Alla luce di queste prese di posizione, non stupisce dunque che Mussolini pensasse proprio a Marconi, come vertice del Gabinetto RS/33.
Proseguendo nella ricerca storica, abbiamo avuto ulteriori conferme anche dell’interesse “strategico” dei servizi segreti fascisti per le misteriose aeronavi; non solo l’Italia rivestiva un ruolo prioritario nella conquista degli spazi aerei, all’epoca; era in realtà dal secolo precedente che il nostro Paese tentava di potenziare il proprio apparato aereo, come ribadiva la Domenica del Corriere del 29 gennaio 1899, inneggiando ad un siluro volante costruito dal tenente Giampietro Vialardi, dell’Università di Pavia, nel tentativo di “gettare le basi per una Società aeronautica italiana”.
Vialardi custodiva a Milano un prototipo in alluminio a metà strada tra un dirigibile ed un aereo; ideale continuatore delle sue opere fu, agli inizi del Ventennio, quel Gaetano Arturo Crocco della Società Italiana Razzi, scelto per merito come membro effettivo del Gabinetto RS/33.

E gli archivi bruciati
Riferimenti più precisi verso un’organizzazione così bene articolata ed efficiente, quale si andava configurando ogni giorno di più il Gabinetto RS/33, dovevano essere rimasti nei vari archivi storici.
Decisi così di concentrare le mie ricerche sugli archivi delle strutture coinvolte nel recupero lombardo del disco del ‘33.
Copia dei documenti, o dei registri che annotavano la presenza degli stessi, dovevano esistere, per legge e per regolamento bibliotecario. La ricerca si restringeva così a tre strutture ben precise: gli archivi della Prefettura, dei Carabinieri, della Questura.
In Prefettura, ove legalmente il segreto di Stato decade dopo cinquant’anni (settanta in caso di privacy) non trovai nulla, probabilmente perché i files fascisti (che presumibilmente avvisavano il prefetto del recupero del disco, come è riferito nella “nota personale riservatissima”) erano stati spediti all’archivio ministeriale di Roma, da prassi.
Quanto ai Carabinieri, un maresciallo, che ho agganciato casualmente durante le ricerche, per poco non mi è scoppiato a ridere in faccia quando gli ho chiesto come arrivare alla documentazione (prudentemente, avevo evitato di dire che si trattava di avvistamenti UFO, preferendo parlare di aerei spia Alleati…). “Su questi fatti c’è sempre il segreto militare”, è stata la prevedibile risposta.
Quanto alla Questura, una laconica nota sui registri prefettizi avvisava, stile X-files, che “tutti i carteggi dal 1900 al 1943 erano andati distrutti in un incendio”.
Ma alla fine la costanza è stata premiata e, sempre dagli archivi della Prefettura, sono emersi due dossier dalla dicitura assai intrigante: “Aeroplani sospetti – Segnalazioni 1931 – 1933 – 1934 – 1935” (ma si arrivava sino al 1938). Erano tutti documenti originali che, pur non menzionando in alcun modo i files milanesi del Gabinetto RS/33, riferivano di alcune centinaia di sorvoli anomali nell’arco di sette anni, in tutta Italia.
La sigla UFO ovviamente all’epoca non esisteva; si parlava di “velivoli non identificati”.
Nei circa 500 telegrammi alla Prefettura da me visionati, riferibili ad altrettanti casi, vi erano “UFO” (nel senso lato del termine) di ogni genere: aerei di contrabbandieri, aerei spia o velivoli da turismo che sovente, a causa della quota, delle condizioni meteo o della velocità, non si riuscivano ad identificare; in molti casi, dunque, partiva l’allarme aereo, per le intrusione non autorizzate.
Le violazioni del nostro spazio aereo venivano immediatamente segnalate ad una rete di sorveglianza ben precisa (che anticipò di anni quella del “Project Twinkle” americano); la stessa che, molto probabilmente, venne utilizzata dal Gabinetto RS/33, in quanto attiva ed operativa.

Velivoli non identificati
Per quanto riguardava il capoluogo lombardo, venivano immediatamente allertati la Regia Prefettura (per “Intelligenza Milano”, con coinvolgimento cioè dei servizi segreti), gli Uffici di milanesi di Cinisello, Piazza Napoli, Ghisolfa e Arena, il Comando Difesa, gli aeroporti di Taliedo (centro radiotelegrafico) e Bresso, la Questura.
Talvolta i telegrammi venivano inoltrati in copia anche al Centro di Raccolta Notizie del Viminale a Roma (con la dicitura “cta precdnz asslt”, consigliata precedenza assoluta).
Ovviamente mi resi subito conto che in larga parte gli avvistamenti si riferivano a violazioni aeree ben terrestri (spesso gli aerei in seguito venivano identificati e bloccati; molti erano svizzeri), giudicate particolarmente allarmanti nel clima dittatoriale dell’epoca.
Non tutti i telegrammi erano però identici, ed i toni e gli allarmi erano tali da lasciare supporre che la “mancata identificazione” dipendesse a volte da ben altro motivo.
Una minima ma consistente parte dei telegrammi inviati ai servizi segreti descrivevano velivoli decisamente atipici (da qui, probabilmente, la richiesta formale dell’inoltro all’Intelligence).
Facciamo alcuni esempi:

“24 luglio 1934. Precedenza assoluta su tutte le precedenze – Allarme aereo – Comando aeroporto presso prefetti Lombardia – Centro raccolta notizie Viminale Roma”. Sondrio segnalava l’avvistamento di un “velivolo non potuto identificare”, a quota altissima, apparso sopra la città alle 8.55; venivano allertati gli Uffici milanesi dell’Arena, gli aeroporti di Bresso e Taliedo e la Questura.

5 aprile 1934. Telegramma urgente da Genova. Il “Semaforo” (cioè il punto di osservazione aerea) di Portofino segnalava alle 16.15, sulla rotta aerea di Genova tre ordigni sconosciuti diretti a nordovest. Un minuto dopo gli ordigni diventavano due e venivano avvistati da diversi punti d’osservazione della città: Punto Mesco e Semaforo Genova.

18 maggio 1933. Era la volta di un ordigno a quota “altissima”, che proveniva dalla Svizzera e si dirigeva verso Como e Milano.

3 giugno del 1933. La camicia nera milanese Agosti inviava un fonogramma dal posto di osservazione Solferino chiedendo l’allarme aereo.

8 luglio 1933. Erano le 10.55 e due “velivoli sconosciuti”, che si differenziavano dai comuni aerei perché invertivano di botto la rotta, sorvolavano Valona.

17 agosto 1933. Il console Pagani avvisava del sorvolo di un ordigno, su Milano. “Per misure precauzionali ho fatto alzare la pattuglia di allarme”, concludeva il fonogramma.

Dall’esame dei files più propriamente ufologici (69 su 500) emergeva innanzitutto il fatto che a Milano, come del resto nelle prefetture di tutta Italia, arrivavano in copia i telegrammi contenenti gli avvistamenti; ciò significa che non esistono 500 telegrammi per la sola Milano, ma per tutta Italia. Di questi, sono una ridottissima parte poteva essere a sfondo ufologico, per un periodo compreso fra il 1933 ed il 1937. Non vi erano files degni di rilievo nell’annata 1931; non appariva dunque casuale che le prime schedature risalissero al 1933, anno della nascita del Gabinetto RS/33.
I punti di osservazione (i Semafori) da cui provenivano principalmente le segnalazioni erano Capo Noli, Capo Mele, Portofino, Genova per la Liguria; l’aeroporto Mirafiori di Torino; quello di Ghedi a Brescia; Campoformido (UD); altre segnalazioni provenivano da Imperia, La Spezia, Savona, Ravenna, Varese, Aosta, Cuneo, Chiasso, Sondrio, Chiavenna, Littoria, Napoli, Palermo, Trapani.
Tutta l’Italia era dunque rappresentata, ma solo 69 volte gli allarmi aerei furono tali da essere considerati decisamente anomali (e solo 9, secondo questa ricerca, potrebbero essere definiti ufologici in senso stretto).
Questi 69 documenti sono sostanzialmente ben diversi dalle centinaia di altri da me visionati (ove ad esempio seguiva il riconoscimento degli aerei; a volte Genova confermava l’identificazione di velivoli francesi, Ciampino-Torre Orlando dei tedeschi e olandesi, Varese-Porto Ceresio degli svizzeri, ecc…).
In ogni caso quando i velivoli erano chiaramente identificabili, veniva segnalato a chiare lettere. Tranne in 69 casi.
L’indagine dunque prosegue…

NON POSSIBILE IDENTIFICARE
Qui di seguito abbiamo raccolto le segnalazioni “anomale” indirizzate all’Intelligence fascista.
Sono la maggior parte, fra telegrammi e fonogrammi, sugli oltre cinquecento inviati alla Prefettura di Milano (ed in alcuni casi anche ai servizi segreti) da tutta Italia.
Alcuni di esse si riferiscono ad episodi decisamente anomali, per i quali è stato necessario il coinvolgimento di più enti; per altre è assai più semplice ipotizzare una spiegazione convenzionale (da noi proposta a margine, per dare la dimensione statistica della documentazione).
Sfortunatamente l’abuso dei termini “velivolo” ed “aereo” (in mancanza dell’allora inesistente sigla UFO) non facilita l’identificazione di taluni episodi.
Circa la documentazione raccolta, abbiamo indicato con la sigla “fon” i fonogrammi, con “tel” i telegrammi. I fonogrammi non risultano inviati ai servizi segreti.
Le voci in “grigio” si riferisco ai casi più anomali, presumibilmente ufologici in senso stretto:

16-4-33 ore 10.10 (fon). Apparecchio “non possibile identificare” fa scattare l’allarme aereo su Milano. Il fenomeno si ripete alle 16.20, facendo nuovamente alzare la pattuglia aerea d’allarme.

13-5-33 ore 18.20 (tel). Ordigno dallo Spluga verso Milano e Como. Il fenomeno si ripete esattamente alla stessa ora, cinque giorni dopo. Probabile aereo.

19-5-33 ore 10.20 (tel). “Aeroplano sospetto” dalla Svizzera a Brescia. Allertati Sondrio, Milano, Brescia e Bresso.

3-6-33. Raffica di telegrammi per un “velivolo sconosciuto” che sfreccia a grande velocità e a quota altissima, attraversando in pochi minuti lo spazio aereo che dalla Svizzera porta a Como e Milano, descrivendo una rotta alquanto anomala; viene intercettato da terra alle 10.00 (da Sondrio), alle 10.10 (da Montespluga), alle 10.22 (da Milano Termine), alle 10.30 (Portoceresio). Alle 11.50 lo stesso ordigno (o uno analogo) punta verso la Svizzera (tornando dunque indietro). Lo spiegamento di forze è notevole. Alle “ore 5” un fonogramma della camicia nera Agosti avvisa che è stato decretato l’allarme aereo dalla postazione milanese di via Solferino.

8-6-33 ore 12.27 (tel). Portofino segnala “aeroplano sconosciuto” diretto a nordovest.

13-6-33 (due diversi tel). In mattinata un velivolo proveniente dallo Spluga si dirige verso Milano.

23-6-33 ore 9.20 (tel). Il brigadiere CC Pleavano segnala velivolo proveniente dalla Svizzera e diretto verso Como e Milano. Alle 20.25 un altro telegramma segnala un velivolo da Pontechiasso a Milano.

28-6-33 (fon). Il Console Soati del Comando Legione Antiaerea di Milano smentisce il passaggio di velivoli sospetti sulla città, a seguito di due fonogrammi di allarme inviatigli alle 10.45 e alle 11.13. Dov’è finito il “velivolo” misterioso?

1-7-33 ore 3 (fon). La camicia nera Giovanni Erri avvisa di un “allarme aereo”. Nessun altro dettaglio disponibile.

8-7-33 ore 10.55 (tel). Velivoli che invertono la rotta su Valona (Albania, sotto tutela italiana).

17-8-33 ore 17.25 (fon). Apparecchio “non ben identificato” su Milano. Alzata la pattuglia aerea.

8-9-33 ore 10.10 (tel). Velivolo ad alta quota sopra Varese e Luino.

23-9-33 ore 17.45 (fon). Velivolo su Milano, che viaggia da nord ad est. Il Console Pagani (IIº Legione Milano) ordina il decollo della pattuglia d’allarme.

3-4-34 ore 14.00 (ben sette telegrammi). Velivolo su Imperia. L’ordigno viene segnalato alle 14.12 su Savona, mentre inverte improvvisamente la rotta e sparisce alla vista dietro il monte Madonna del Rio. Alle 14.20 viene segnalato un ordigno che evoluisce sopra Genova e poi sparisce alla vista. Si apprende che alle 13.32 il Semaforo di Genova ha avvistato “tre idrovolanti sconosciuti”. Altri apparecchi ignoti avevano sorvolato il capoluogo ligure alle 11.28. Ancora avvistamenti alle 9.29 e alle 18.58 da Capo Mele (IM). Allertati tutti gli Uffici milanesi.

4-4-34 ore 13.26 (tel). Ordigno su Savona che inverte la rotta e sparisce.

18-10-35 ore 10.45 (tel). Il “Distaccamento Boccio Pellice” segnala un aereo ad alta quota diretto al Colle della Gianna (TO).

5-4-34 ore 16.15 (tel). Tre aerei sconosciuti su Genova. Alle 16.30 su Imperia.

12-4-34 ore 17.52 (tel). Velivolo sconosciuto su Imperia.

16-4-34 ore 10.23 (tel). Velivolo su Capo Mele. Alle 16.40 i carabinieri di Milano segnalano un ordigno su Varese.

20-6-34 ore 16.49 (tel). Velivolo sconosciuto su Capo Mele.

24-7-34 ore 8.55 (tel). Ordigno “non potuto identificare” ad altissima quota su Sondrio. Non viene allertata l’Intelligenza ma direttamente il Centro Raccolta Notizie del Viminale a Roma.

16-5-36 ore 15.30 (ben cinque diversi telegrammi). Aereo sconosciuto su Savona, notato da Capo Mele. Improvvisamente inverte la rotta e sparisce alla vista. Lo stesso ordigno, o un altro, era stato segnalato alle 15.10 a Punto Mortola, alle 15.16 a Capo Arma e alle 15.18 a Bordighera. Il telegramma dell’avvistamento delle 15.30 viene inviato due volte dal prefetto savonese Oliveri alla prefettura di Milano, all’Intelligenza, agli aeroporti di Taliedo e Lonate Pozzuolo; quindi, a tutti i prefetti del Regno.

17-5-36 ore 9.09 (tel). Aereo sconosciuto su Bordighera; altro avvistamento alle 9.18 su Imperia. Prob. aerei.

22-6-36 ore 12.09 (tel). Ordigno a quota altissima sopra Varese. Intelligenza non allertata.

28-6-36 ore 8.43 (tel). Ben sei “aerei sconosciuti” da Punto Mortola (IM) diretti a est.

2-7-36 ore 22.43 (tel). Aereo sconosciuto su Monte Circello, Littoria (oggi Latina). Intelligenza non allertata; avvisato Ministero dell’Interno.

17-7-36 ore 15.20 (tel). Aereo sconosciuto su Punto Mortola (IM). Fenomeno analogo alle 15.50 su Capo Noli. Prob. aerei.

29-7-36 ore 15.00 (tel). Un “aereo” proveniente dalla Francia sorvola Ventimiglia a quota bassissima (600 metri); poi viola la zona militare di Gouta e Baiardo. Nonostante la bassa quota, nessuno degli osservatori militari riesce ad identificare l’ordigno; per una strana “mancanza mezzi di comunicazione” (per un black-out?) la Centuria della Milizia Confinaria può avvisare solo in notevole ritardo le prefetture di La Spezia ed Imperia. Scatta l’allarme aereo.

3-8-36 ore 18.34 (tel). Aeroplano sconosciuto a Punta Mortola (IM).

10-8-36 ore 17.08 (tel). Aeroplano sconosciuto a Punta Mortola (IM).

19-8-36 ore 16 (tel). Aereo sconosciuto notato da Capo Mele. Prob. aereo.

27-8-36 ore 9.45 (tel). Aereo sconosciuto notato da Capo Mele. Prob. aereo.

30-8-36 ore 12.34 (tel). Aereo sconosciuto notato da Capo Noli. Prob. aereo.

31-8-36 ore 10.35 (tel). Aereo sconosciuto su Capo Mele. Volo regolare. Altra segnalazione da Genova alle 11.08 (Intelligenza non allertata).

1-9-36 ore 8.25 (tel). Ordigno su Bordighera diretto a nordest. Volo regolare.

8-9-36 ore 11.19 (tel. cifrato). Oggetto su Portofino. Intelligenza non allertata.

22-9-36 ore 15.37 (tel). Aereo sconosciuto su Capo Noli.

13-10-36 ore 8.17 (tel). Aereo “indistinto”; allertato il Ministero degli Interni e la Sicurezza di Roma.

30-10-36 ore 12.25 (tel). Ordigno su Capo Noli. Prob. aereo.

22-1-37 ore 10.45 (tel). Aeroplano sconosciuto sorvola Bordighera. Prob. aereo.

13-2-37 ore 13.03 (tel). “Aero (sic) sconosciuto” su Savona.

18-2-37 ore 12.42 (tel). “Idro sconosciuto” visto dall’Osservatorio di Capo Noli.

13-3-37 ore 10.16 (tel). Aereo sconosciuto su Bordighera. Prob. aereo.

1-5-37 ore 11.10 (tel). Misterioso “rumore aereo” sopra Torino.

10-5-37 ore 9.33 (tel). Misterioso “rumore aereo” sopra Capo Mele.

19-8-37 ore 15.55 (tel). Ordigno proveniente dalla Francia diretto verso Torino; volava a quota altissima.

12-11-37 ore 14.55 (tel). Ordigno su Nuoro. Vengono allertate tutte le prefetture d’Italia ed il Comando Aeroporto Mirafiori di Torino.

ANNI ’30: L’UFOLOGIA È NATA IN ITALIA?
Qualcuno che “sa” e che “ha” inviato al CUN una documentazione destinata a far discutere a lungo: c’era già una “ufologia” di Stato nel ventennio!

Sebbene di fonte anonima e conseguentemente dubbia lo sconcertante materiale dell’epoca fascista pervenutoci nel 1996 non poteva non imporci necessariamente una doverosa serie di verifiche. Pur senza fretta.
Ci siamo subito chiesti quale reale fondamento potesse avere la storia di questa “segnalazione ufficiale” di 60 anni prima. E, a risposta, negli archivi del CUN abbiamo trovato quanto bastava, qui di seguito riportato.
Nel 1936 l’allora capitano della Regia Aeronautica Mario Rossi prestava servizio come istruttore di volo presso la base di Orbetello.
“La notte del 10 ottobre 1936 – rese noto diciotto anni dopo – mi trovavo in volo sul mio idro S.62 Bis, in formazione con tre altri dello stesso tipo. Quando fummo a 3.800 metri su Capo Talamone notai una luce insolita di fronte al mio aereo, che per un momento pensai fosse dovuta ai gas di scarico del motore di un altro degli apparecchi della nostra formazione. Mi resi però conto immediatamente che ciò non poteva essere non appena constatai che la velocità dell’oggetto che mi si trovava dinanzi era di gran lunga superiore a quella di un S.62, e che la posizione di ciò che avevo pensato fossero i gas di scarico non corrispondeva a quella del motore installato su tali apparecchi.
Continuai a seguire la luce sconosciuta che sembrava trovarsi piuttosto al di sopra del mio aereo. Non ne potei distinguere la forma a causa della luce accecante proveniente dal centro del misterioso oggetto e dalle brevi fiammate che ne scaturivano su entrambi i lati. Quanto alle sue dimensioni, sembrava avere un diametro pari al doppio di una luna piena.
Improvvisamente mi trovai all’interno di uno spesso banco di nubi, dal quale emersi, dopo 12 minuti di volo strumentale, per ritrovarmi su Portoferraio (Isola d’Elba). Questo avvistamento ebbe luogo sulle isolette rocciose note come ‘Formiche di Grosseto’ alle 4.15 antimeridiane. L’oggetto misterioso volava ad almeno 700 km. l’ora e si dirigeva verso nord.”
Vale la pena di ricordare che nel 1936, all’epoca di tale avvistamento, non esistevano velivoli capaci di raggiungere simili velocità (un record, per l’epoca, conseguito solo dallo “(MC72)” del nostro Francesco Agello circa due anni prima}, mentre gli elicotteri erano ancora in fase sperimentale e la propulsione a getto ancor lungi dall’essere applicata concretamente (1939). Di che cosa poteva essersi trattato?
Evidentemente questo episodio potrebbe solo contribuire a dare credito all’idea di possibili intercettazioni di aeromobili non convenzionali da parte di velivoli della Regia Aeronautica anteriormente alla Seconda Guerra Mondiale.
Anche durante la guerra italo-etiopica, comunque, sarebbero stati avvistati velivoli insoliti.
Ce lo conferma, con il suo avvistamento del 1935 su Addis Abeba, l’africanista francese Ichac, e forse pure una suggestiva tavola della “Illustrazione del Popolo” di quello stesso anno, la quale, presentata allora quasi come una anticipante giustificazione astronomico-astrologica per l’imminente conquista dell’Impero, può essere collegata ad insolite presenze aeree.
Poi, con la Seconda Guerra Mondiale, tra il 1944 ed il 1945 si ebbe da parte degli anglo-americani la constatazione della presenza dei fantomatici “foo-fighters”, veri e propri UFO “ante litteram”.
Ma sarebbe un errore pensare che sul fronte dell’Asse non ci fossero testimonianze del genere. Ve ne furono, dalla Germania al Giappone. E anche in Italia, da parte di personale della RSI, la Repubblica Sociale Italiana creata da Mussolini.
Lo testimonia una “lettera al direttore” apparsa nel 1968 sul giornale “CANDIDO”, che riferisce un caso del 1944 su Milano. E così pure quella di un pensionato della provincia di Siena, inoltrataci nel 1995. Ne consegue che il resoconto nei documenti inviatici è perfettamente in linea con tutto ciò.
Dovevamo però andare oltre, e pertanto sottoponemmo la cosa a piloti e giornalisti aeronautici di nostra fiducia. Ne risultò così che il tutto appariva abbastanza coerente, a cominciare dai termini usati nei testi e dalla stessa analisi della forma e della sintassi di questi.
Ad esempio, il termine “cacciatori” era perfettamente in uso, come prova una tavola della “Domenica del Corriere” del 1940. Già nel 1942, solo due anni dopo, comincia ad essere usata la forma contratta “caccia”, in un’altra tavola dello stesso settimanale.
Non solo. Tutto il materiale cartaceo pervenutoci risultava essere in effetti “datato”. In altri termini, si trattava di carta intestata, cartoline, biglietti e moduli certamente d’epoca, ingialliti è invecchiati naturalmente.
A questo punto occorreva verificare se l’inchiostro era anch’esso stato usato negli anni ’30. Sì, perché qualcuno avrebbe potuto utilizzare pur sempre, oggi, tali carte. originali “in bianco” facendo uso di un inchiostro in commercio o dell’epoca. E l’unico modo per accertare come stavano le cose era ovviamente fare eseguire un’analisi tecnico-scientifica da un perito di riconosciuta competenza. Una prospettiva che ebbe una battuta d’arresto dapprima con l’inattesa morte del i presidente del CUN Mario Cingolani, e poi quando apprendemmo che tale ipotesi, per i documenti oggetto dell’analisi stessa, sarebbe stata, almeno in parte, inevitabilmente distruttiva. Preferimmo pertanto soprassedere nell’immediato, privilegiando invece un altro tipo di verifica: e cioè quello di eventuali riscontri alternativi degli eventi descritti. Cosa indubbiamente tutt’altro che facile, ma non certo escludibile a priori.
E infatti, in tal senso, la nostra ricerca doveva essere premiata. Tant’è che l’anno scorso i ricordi di un collaboratore del Comitato Scientifico del CUN, professore universitario operante sia in Italia sia all’estero, trovarono una clamorosa conferma. Suo zio materno, ultraottantenne, era in grado di confermare con una testimonianza personale diretta l’evento descritto nei documenti. L’assenza del nipote dall’Italia e la malattia dell’interessato poi rallentarono ulteriormente i riscontri, ma infine l’anziano Faustino V. precisò al nostro collaboratore C.V. quanto necessario, confermando sostanzialmente l’episodio. Il suo successivo decesso, comprensibilmente, creò ulteriori problemi, compresi quelli relativi alla gestione di questa conferma quasi in extremis. Infine, la notizia che il misterioso mittente dello sconcertante materiale aveva verosimilmente fatto pervenire analoghi (seppur diversi) documenti od altri ci indusse a rompere gli indugi, procedendo alle analisi tecnico-scientifiche della documentazione in nostro possesso.
E così eccoci giunti ad oggi.
Con un’analisi tecnico-scientifica che, pur assegnando alla perizia eseguita un margine di errore di qualche anno – com’è comprensibile – porta ad una sola conclusione: documenti autografi redatti in Italia, ben prima del fatidico 1947 che dette il “via” al fenomeno UFO sui media, descrivono perfettamente eventi e fenomeni successivamente riscontrati più volte, per quanto concerne tali manifestazioni. Di più. Essi affermano anche che di tali fenomeni ci si sarebbe istituzionalmente occupati al massimo livello governativo (Capo del Governo, Ministro degli Esteri, etc.) e con un gruppo di lavoro teso a chiarire la natura di tali “velivoli no convenzionali” (in nome della sicurezza nazionale) già in quegli anni nel nostro Paese!
Il che porta ad una sola conclusione, da un punto di vista storico e pratico. E cioè alla constatazione che lo studio del fenomeno UFO (se preferite, l’ufologia) non è nato in USA, come comunemente si riteneva fino a ieri; bensì nel l’Italia fascista degli anni ’30.
Un’Italia autarchica, oligarchica e illiberale, imperialista chiusa in sé stessa dal ruolo del partito-stato. Ma nondimeno caratterizzata, in quegli anni da grande consenso interno; e proprio per questo portata a realizzare obiettivi anche ambiziosi a qualunque costo: con grandi slanci tecnologici e assoluta dedizione di chi vi era coinvolto.
Si pensi alle esaltanti imprese aviatorie che in quegli anni resero la Regia Aeronautica la prima nel mondo, dalle miti che trasvolate atlantiche (Brasile e USA) ai vari, audaci record che, anche con l’inizio della Seconda Guerra Mondiale, continuarono a sorprendere il mondo (ad esempio: il quasi impossibile ma riuscito bombardamento delle installazioni petrolifere inglesi del Barhein nel Golfo Persico, realizzato nel 1940 con un incredibile volo di guerra di 4.500 chilometri!).
Nulla di strano, dunque, che ciò possa essere accaduto.
Certo, “l’ufologia fascista” (se così si può definirla) aveva solo lo scopo di guardarsi da ipotetici nemici o aggressori (anglo-francesi, all’epoca); e di eseguire qualunque possibile studio di retroingegneria (aeronautica, nel caso) a fini di difesa e offesa, e non certo guardava a eventuali ET.
Ma cosa fanno governi quali quello USA e quello stesso di oltralpe, che ha sviluppato interessanti studi di magneto-idro-dinamica non certo a caso?
Solo il futuro potrà dirci se e cosa potrà scaturire da questo nuovo, rivoluzionario approccio alla storia del fenomeno e del suo studio. Resta il fatto che, “rebus sic stantibus”, il mito di Kenneth Arnold (specie ora che l’ombra dei nove “Flying Wing Bombers”, le “ali volanti” realizzate dalla Northrop sulla base dei velivoli nazisti Horten, pesa sempre di più sul famoso avvistamento di nove “dischi volanti” da lui effettuato in prossimità del monte Rainier il 24 giugno 1947) è con ogni probabilità destinato ad essere messo in soffitta, con tanta zavorra “yankee” che per tanti, troppi anni ha contribuito a disconoscere il determinante apporto europeo all’ufologia.

UFO NEI CIELI DELL’IMPERO DI MUSSOLINI
Ai fini delle nostre ricerche riveste particolare importanza la testimonianza dell’africanista francese Pierre Ichac.
In un giorno di ottobre del 1935 monsieur Ichac stava passeggiando per le strade del centro di Addis Abeba quando notò, ad un crocicchio, un gruppo di persone che, allarmate, indicavano un oggetto discoidale di colore argenteo comparso all’improvviso nel cielo della capitale dell’Etiopia.
“Gli italiani!”, qualcuno aveva gridato. Le truppe italiane, infatti, avevano già iniziato l’invasione della nazione africana, ed era dunque logico che si temesse un’incursione degli aerei della Regia Aeronautica. Ma non cadde alcuna bomba. L’oggetto non identificato rimase immobile nel cielo per alcuni minuti, e poi scomparve.
Gli oggetti volanti che poi sarebbero stati chiamati UFO erano dunque apparsi anche durante la guerra italo-etiopica?

1944: UN “DISCO VOLANTE” NEL CIELO DI MILANO
“Eravamo nell’estate del 1944. C’era la guerra. Bombardamenti, Italia spezzata in due, tedeschi in casa al Nord, angloamericani in casa al Sud, fascisti e partigiani. Un pomeriggio di quell’ottobre del 1944 – così comincia una lettera al direttore pubblicata anni fa da un noto settimanale politico italiano (1) – mi trovavo a Milano, in Corso Buenos Aires. Saranno state le 17,00. Era il tramonto, comunque. Un tramonto terso, limpido, come a volte capita nell’autunno milanese. Stavo camminando verso Porta Venezia percorrendo il marciapiede di sinistra, secondo il senso di marcia. Quando avvenne il fatto potevo distare da Porta Venezia 100-150 metri.
Allora io avevo vent’anni. Militavo nelle file della Repubblica Sociale. Appartenevo, anzi, ad un reparto specialissimo della ‘Decima’, i paracadutisti del Battaglione. ‘N.P.’, ed ero reduce da alcune missioni di sabotaggio e spionaggio nelle regioni italiane del Sud già occupate dagli angloamericani. Dico questo non perché politicamente c’entri con quanto sto raccontando, ma per precisare un fatto fondamentale. Avevo vent’anni, ripeto, ero fisicamente – e lo sono ancora – sanissimo. Per entrare a far parte dei reparti speciali di cui ho parlato sopra avevo dovuto sottostare a controlli medici di ogni genere. Psichicamente ed intellettualmente ero e sono a posto. Non soffrivo quindi di allucinazioni. Ai corsi speciali, inoltre, mi avevano insegnato a riconoscere a vista ogni tipo di arma, nostra o avversaria, con particolare riguardo agli aerei. Sapevo tutto: caratteristiche, velocità, armamento. Potevo riconoscere, anche perché ero dotato di una vista perfetta, qualunque tipo di velivolo, anche a distanze notevoli.
Stavo dunque camminando verso Porta Venezia. Non avevo fretta. Improvvisamente sentii attorno a me delle grida. Mi guardai attorno, portando istintivamente la mano alla pistola. Ma non si trattava di un attentato. La gente gridava e guardava in alto, poi scappava nei rifugi.
Guardai anch’io. E restai di sasso. Piazzata nel bel mezzo del cielo, ad una quota di 300 metri circa, sulla verticale di piazzale Loreto, era ferma, immobile, lucente, una padella di rame; senza manico naturalmente.
Ricordo bene che restai pietrificato sul marciapiede, mentre attorno a me quasi tutti scappavano verso i rifugi. Ricordo anche che suonarono le sirene d’allarme. Restai, così, affascinato a guardare quella padella in mezzo al cielo. Ho presente quegli istanti come se fosse oggi. Il cielo limpido, la gente che scappava e la mia mente che lavorava freneticamente per cercare una spiegazione: ‘Un aereo non è… Un pallone di sbarramento, nemmeno… Un pallone sonda, meno ancora… Un’arma segreta tedesca… E che diavolo ci fa, lassù, su Piazzale Loreto, un’arma segreta tedesca? Ma allora, buon Dio, che cosa è…?’
‘Poi, di colpo, il vuoto. Proprio così: la padella scomparve. Da ferma che era, si volatilizzò. Almeno così mi parve.
Sta di fatto che, all’improvviso, non la vidi più.
Sbalordito, mi guardai attorno. Altri come me, con il naso per aria, sembravano instupiditi. Poi, qualcuno cominciò a uscire dai rifugi. Suonarono le sirene del cessato allarme. Lentamente il traffico riprese come prima.
Che cosa avevo visto? Che cosa avevamo visto? Non ero stato il solo, infatti, a osservare quel ‘coso’ per aria. Eravamo stati centinaia, forse migliaia, compresi gli addetti alla difesa antiaerea che avevano subito azionato le sirene. Non riuscii a darmi una risposta.”

Note:
1. Cfr. “Un lettore ci scrive”, in “CANDIDO” del 2-7 dicembre 1968.

1995: UNA LETTERA AL COORDINATORE SCIENTIFICO DEL CUN
Chiarissimo Professore,
in ordine alle conferenze Sue dottissime alla televisione “UNOMATTINA” circa le manifestazioni ufologiche, mi compiaccio che un tal scienziato della Sua levatura tratti lo spinoso argomento con vera professionalità e competenza; sicché io medesimo – assai indegnamente ma con grande sincerità e precisione – mi perito informarla di due episodi ma che comunque hanno in comune assoluta credibilità (sicuramente superiore a 85, come Lei stesso ha congegnato). Mi permetta di presentarmi con rispetto alla Vostra Signoria: sono un vecchio pensionato senza parenti che ha avuto una vita avventurosa assai avendo infatti partecipato alla Marcia su Roma coi “picciotti” del foggiano Caradonna, poi alla guerra coloniale, successivamente in Spagna (con falso nome naturalmente ma in contatto coi falangisti contro il bolcevismo); inoltre ho fatto tutta la Seconda Guerra Mondiale, anche in Russia col generale Messe.
Il primo episodio mi occorse durante il mio soggiorno in A.O.I. (1), precisamente a Gondar dover ero capomanipolo della guardia personale di S.E. Starace (2), gran gentiluomo cui sarò sempre riconoscente; una sera, al tramonto, rientravamo al quartiere stanchi per essere stati a un villaggio distante sei miglia per una bastonatura a certi indigeni riottosi: vedemmo passare sul cielo del deserto ancora in piena luce una macchina ferrigna sbuffante di vapori e scintille somigliante a una locomotiva delle ferrovie che, galleggiando in aria, si diresse a non grande visibilità precisamente ad Est.
Al rientro in caserma feci rapporto scritto, ma la mattina fui chiamato dall’aiutante maggiore che lacerò il mio rapporto avvertendomi che questa doveva essere l’ultima volta che mi ubriacavo altrimenti mi mandava a Gaeta (3) a calci nel culo!
La seconda volta trattasi del 1947 quando, rimpatriato dopo la prigionia, presi un treno per Chiusi, ma causa lo stato della ferrovia non potei arrivare oltre Terontola, sicché decisi di proseguire col cavallo di S. Francesco (cioè a piedi). Anzi, da un contadino mi fu indicata una scorciatoia che attraverso il bosco del Ferretto mi avrebbe fatto risparmiare assai passi. In mezzo a questa boscaglia arrivai alle undici passate di una calda notte di fine giugno, intenzionato a riposarmi qualora avessi trovato una capanna o un pagliaio; mentre camminavo di buona lena nel buio pesto riferendomi al chiaro della stradicciola sabbiosa (e guardavo le lucciole) sentii improvvisamente un grande tramestio e dei mugli (4) che lì per lì pensai trattarsi di un qualche animale vaccino (in libertà ovvero caduto in butafone (5)). Ma purtroppo non era tal cosa: ché infatti, in mezzo alle frasche, intravidi una vivissima luce verde; conseguentemente, messa mano alla pistola d’ordinanza (che diligentemente mi conservo ancora alla faccia delle recenti disposizioni di PS), mi avvicinai cautamente alla origine dei fenomeni e grande fu la mia meraviglia e lo spavento che provai quando in mezzo a una radura vidi una tale macchina: indescrivibile, tutta congegnata dispositivi e manometri luminescenti, e due personaggi incappucciati con originali copricapi ad uso dei Beati Paoli (6) che si accingevano a salire a bordo; e in men che non si dica tale apparecchio coi suoi piloti si alzò in verticale a guisa d’elicottero e si dileguò con grande fragore. Tali cose ho visto e la prego prenderne atto e registrare poiché sono vecchio e non campo ancora molto. La saluto e riverisco e sono
Astorre Chiucini
Capomanipolo M.V.S.N. (7)
loc. La Foce di Siena

Note:
1. Africa Orientale Italiana (Eritrea, Etiopia, Somalia).
2. Achille Starace (Segretario del Partito Nazionale Fascista).
3. Sede del Penitenziario Militare.
4. Suoni gutturali.
5. Anfratto del terreno.
6. Società segreta i cui adepti si riunivano incappucciati.
7. Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale, in epoca fascista.

QUELL’AVVENIMENTO DELL’ANNO XIV E.F.
È stato un evento fortuito. Una parola detta per caso dal signor Faustino V., oggi purtroppo venuto meno, che stuzzicò la mia curiosità.
In fondo un uomo di più di ottanta anni ne aveva di cose interessanti da raccontare, ma questa era più di una semplice narrazione: era un qualche evento che a suo dire l’aveva davvero coinvolto e gli aveva cambiato la vita. Prima dell’ultima guerra.
Sapevo anche, però, che il signor Faustino era stato militare nel corpo di fanteria fin dal febbraio dell’anno XIV E.F. (1936) con stanziamento a Mestre, vicino a Venezia.
Quando Faustino mi raccontò questo i miei ricordi corsero alle fotocopie di certi presunti documenti del Ventennio indirizzati all’attenzione di Galeazzo Ciano, pervenuti al CUN e di cui avevo confidenzialmente saputo.
A quel punto non ci si poteva non sentire autorizzati a fargli qualche domanda, anche senza riferirsi a fatti precisi od eventi particolari. Le mie domande furono così sul tempo che era rimasto a Mestre, se aveva amici, cosa facevano nel tempo libero, se ne aveva. Domande futili perché la differenza di età me lo poteva concedere. Poi gli chiesi se veramente un qualche evento, durante il Ventennio, gli aveva cambiato qualcosa nella vita come aveva detto.
Con questa frase Faustino si aprì ed inIziò quasi un monologo.
Egli aveva avuto alcuni amici piloti dell’aviazione militare ed uno di loro, mentre nell’agosto del 1936 (anzi, precisò, lunedì 22 agosto del ’36) volava di mattina insieme ad un altro pilota di “cacciatori” (caccia), avvistò una “aeronave” stranissima: sembrava costituita da due enormi piatti concavi uniti assieme, appariva costruita con metallo lucidato, non aveva insegne; era come circondata da una luce che si alternava tra il giallo ed il rosso, era enorme (forse più di dieci metri) e non faceva rumore, come se la sua propulsione non fosse un motore.
Il suo amico raccontò ancora che la inseguirono fino alla loro velocità massima, anche se questa sparì senza rumore a velocità ancora superiore. C’era di che stupire. Ma già il signor Faustino era rimasto più che “perplesso” da quello che aveva lui stesso visto a Mestre qualche ora prima che il pilota gli avesse raccontato il fatto.
Faustino vide infatti nelle prime ore del pomeriggio di quel lunedì un enorme tubo in cielo: era molto alto, più alto dei “cacciatori” che era abituato a vedere, ed era molto lungo.
Lo descrisse come un grosso cilindro volante, con una parte anteriore a tronco di cono, ed una posteriore ad imbuto. Anche questo sembrava fatto di metallo. Aveva come degli oblò su quella specie di paratie cilindriche lungo le fiancate, dai quali fuoriusciva una luce gialla e rossa.
Dall’imbuto posteriore, come lo aveva definito lui, uscivano invece “aeronavi” più piccole e a forma di cappello: come un piatto sormontato da una cupola.
Anche queste erano sicuramente più grandi dei “cacciatori” dell’epoca.
Gli chiesi se l’avvistamento durò molto; mi rispose “solo qualche minuto”.
E le autorità, gli chiesi allora, come reagirono?
Faustino mi riferì che tutti erano in effetti convinti che fossero armi segrete di qualche nemico. Addirittura il Duce chiese che gliene “stanassero” una per poter controbattere. Se ne occupò anche la Procura di Venezia ma Faustino non sapeva come fosse andata a finire la storia, anche perché nessuno ne parlò più, in quanto con la popolazione e i militari fu imposto il silenzio. Il Duce non poteva accettare certo che una qualche potenza straniera fosse più all’avanguardia delle sue Forze Armate, in particolare della Regia Aeronautica, l”‘Arma Azzurra” di cui tanto andava fiero.
Così chiesi cose ne pensava e lui mi rispose: “Forse all’epoca ritenevo che era magari un qualche stratagemma per farci lavorare di più, ma adesso guardiamo un po’ di più al di là del cielo, verso le stelle, penso che magari qualcuno possa venire con apparecchi più potenti anche da qualche altro posto, più lontano di Londra o dell’America…”.
Faustino è morto nel 1999, e disgraziatamente non potrà più raccontare quello che mi ha detto. Ma le sue parole ci hanno per prime dato la prova che i documenti ricevuti dal CUN avevano un fondamento.

[ Scritto da Roberto Pinotti ]

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1 commento per quento post

17 agosto 2010 | 16:38 | panelli pier luciano

sono un appassionato di ufologia e fenomeni paranormali.leggendo il vostro articolo e conoscendo la storia del gen. vittorio foschini penso il fantomatico autore dei bollettini del 1933 fosse proprio lui .chi puo dirmi qualcosa di piu concreto

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