Mar
3

Incidente a Corona

Inserito il 3 marzo 2005 da Roswell in Eventi storici, Ufologia

UFO CrashLa notizia meritava la prima pagina: “L’Aeronautica cattura un disco voltante in un ranch nei pressi di Roswell“, “L’Esercito dichiara di aver trovato un disco voltante“, “L’Esercito trova un disco volante vicino a un ranch nel New Mexico“. Era l’8 luglio del 1947 e il tenente Walter Haut, addetto stampa della base militare di Roswell, aveva appena diffuso la notizia più eclatante del secolo.
La successione dei tempi è determinante nella vicenda che stiamo per raccontare. La notizia venne data a mezzogiorno ora del New Mexico, quindi la maggior parte dei quotidiani americani del mattino non riuscì a pubblicarla, vista la differenza di fuso orario. Fecero in tempo, invece, quasi tutti i giornali della sera, che nelle ultime edizioni diedero enorme rilievo all’accaduto. Il primo lancio della notizia era partito dalla base militare; l’ufficio dello sceriffo e i giornali locali furono sommersi di telefonate. Poi, improvvisamente, l’esercito cambiò versione: non era un UFO ma solo un pallone sonda.
Così i giornali del 9 luglio smontarono la storia: “Ridimensionate le voci sui dischi volanti; il disco del New Mexico è soltanto un pallone-sonda”; nei giorni successivi furono pubblicate le foto del “relitto” e dell’incidente nessuno parlò più per 30 anni.
Molto probabilmente questa storia sarebbe rimasta nel dimenticatoio, se non fosse stato per l’incontro fortuito, avvenuto nel 1978, tra il fisico nucleare Stanton Friedman e il direttore di una stazione televisiva della Louisiana. Mentre aspettava di essere intervistato sulla sua attività di ricerca sugli UFO, Friedman attaccò discorso con il direttore, che gli consigliò di andare a parlare con un certo Jesse Marcel: “Quando era militare ha avuto a che fare con questa storia. – spiegò il direttore – Adesso vive a Houma, in Louisiana“.

IL RACCONTO DEL TESTIMONE
Il giorno seguente Friedman si mise in contatto con Marcel e venne a sapere che all’epoca dei fatti era ufficiale dei servizi segreti presso la base aerea di Roswell. Marcel disse di aver ricevuto l’ordine di raccogliere i rottami sul luogo dell’incidente, un ranch nei pressi di Corona, a 120 chilometri da Roswell; poi avrebbe dovuto mandarli alla base di Wright, in Ohio, dove l’esercito americano era solito ammassare il materiale bellico preso al nemico. Quando Marcel era ormai pronto a partire per l’Ohio, l’addetto stampa, tenente Walter Haut, diede ufficialmente notizia degli avvenimenti. Poco più tardi, quello stesso giorno, fu deciso di nascondere la verità e venne data una seconda versione dei fatti: i frammenti non erano altro che parti di un pallone-sonda meteorologico.
Marcel non riuscì a ricordare le date esatte; Friedman allora decise di rivolgersi all’ufologo William Moore, che già gli aveva offerto aiuto per le ricerche. A sua volta, Moore venne a conoscenza di una storia che contribuì a dare un primo inquadramento temporale agli eventi. Nel primo fascicolo della Flying Saucers Review (Rassegna dei dischi volanti), Hughie Green, personaggio della televisione, raccontava che, mentre guidava nei pressi di Filadelfia, aveva sentito alla radio la notizia che l’esercito aveva trovato un UFO. Green cercò di saperne di più, ma su questa vicenda nessuno disse altro. Non era molto, ma almeno aveva la sicurezza del periodo: fra gli ultimi giorni di giugno e i primi di luglio.

SI INTENSIFICANO LE RICERCHE
Moore si recò allora all’emeroteca dell’Università del Minnesota e consultò i quotidiani dell’8 luglio 1947 con l’incidente di Corona-Roswell in prima pagina. I giornali facevano i nomi del titolare del ranch, dello sceriffo, del personale della base di Roswell, e davano riferimenti temporali. Friedman e Moore si buttarono a capofitto nella ricerca: nel 1980 avevano già parlato con 62 persone in qualche modo coinvolte nella vicenda, tra cui Bill Brazel, il figlio del mandriano che aveva trovato il relitto, e i suoi vicini che avevano visto e toccato i rottami, come Loretta Proctor e il figlio di Jesse Marcel, Jesse junior.
Friedman e Moore non se l’aspettavano, ma il tenente Walter Haut, l’addetto stampa che per primo aveva dato la notizia degli UFO, abitava ancora a Roswell. Aveva gli annuari della base e diede un grosso aiuto nell’individuare le persone e precisare i dettagli.
Nel 1986 Friedman e Moore avevano così scovato 92 personaggi e pubblicato 6 articoli. Ma non si accontentarono. Friedman convinse il produttore televisivo del programma Unsolved Mysteries (Misteri irrisolti) della NBC, a dare un po’ di spazio alla vicenda di Roswell; in questo modo avrebbe potuto, in qualità di consulente della trasmissione, trovare altri testimoni. Nell’agosto 1989, mentre era a Roswell per alcune riprese, Friedman fece un incontro importante: Gless Davis, impresario di pompe funebri, che aveva lavorato per la ditta Ballare Funeral Home incaricata dei servizi mortuari per la base militare.
Davis parlò dell’attività piuttosto strana all’interno della base nell’estate del 1947. L’Esercito gli chiese come andavano trattati dei “piccoli cadaveri”, ma quando poi si recò all’ospedale, fu cacciato con la forza. Quei “piccoli cadaveri” erano i corpi di extraterrestri raccolti dopo l’incidente? Dennis pensava di si. Raccontò di aver parlato con un’infermiere che aveva visto cadaveri “particolarmente puzzolenti” sottoposti ad autopsia. I corpi avevano una pelle grigio-brunastra, grandi teste senza capelli con fessure o buchi al posto di naso, bocca e orecchie, quattro esili dita in mani prive di pollice. Ma poco dopo l’infermiera scomparve: si era trasferita in Inghilterra, gli dissero. Quando egli cercò di contattarla, scrivendole, la posta venne restituita al mittente col timbro “decaduta”.
La puntata di Unsolved Mysteries del settembre 1989 riscosse un grande successo: fu vista da 28 milioni di telespettatori in tutti gli Stati Uniti ed ebbe un lungo seguito di libri e trasmissioni televisive. A quel punto, gli ufologi si trovarono divisi in due schieramenti. Se tutti concordavano sul fatto che almeno un UFO era precipitato vicino al ranch dei Foster, alcuni (e tra questi anche Friedman) erano convinti che si fosse verificato un secondo incidente, con un altro disco volante caduto a San Augustin, sempre nel New Mexico.

L’ALTRO INCIDENTE
La tesi del secondo incidente poggia essenzialmente sul racconto di due testimoni chiave. Il primo, Gerald Anderson, aveva contattato Friedman nel 1990 dopo aver visto una replica di Unsolved Mysteries. Proprio in quel periodo Grady “Barney” Barnett, l’altro testimone, era morto, ma aveva raccontato la sua esperienza a due amici, LaVerne e Jean Maltasi, che la riferirono a Friedman. Indipendentemente l’uno dall’altro, quindi, due uomini affermavano di aver assistito al ritrovamento di corpi alieni. Secondo il racconto di Anderson, uno degli extraterrestri era sopravvissuto allo schianto. Purtroppo, poiché Barnett era morto, non fu possibile conoscere ulteriori particolari su quanto aveva visto né avere una controprova delle affermazioni di Anderson. Per questo molti ufologi esprimono riserve sull’incidente di San Augustin.
I fatti relativi all’incidente di Corona, invece, sono accettati da tutti, o quasi. Quando poi, nel 1992, Stanton Friedman pubblicò il libro Crash at Corona (scritto a quattro mani con Don Berliner, esperto di scienza dell’aviazione), la maggior parte delle lacune di questa vicenda fu colmata.

TUTTA LA STORIA
Tutto cominciò il 2 luglio 1947, quando il mandriano Mac Brazel sentì una potente esplosione nel mezzo di una tempesta elettrica. Il mattino seguente Brazel, che lavorava in un ranch a circa 120 km a nord-ovest di Roswell e 32 km a sud-est di Corona, andò a controllare una pompa dell’acqua. Lungo la strada notò strani frammenti disseminati per circa un chilometro: ne raccolse uno, provò a piegarlo ma questo tornava sempre nella posizione di prima. C’erano anche piccole travi a forma di “I“, di un insolito color lavanda, sulla cui parte interna si leggevano dei simboli. Le travi erano leggere, come se fossero di legno di balsa, ma erano infrangibili e non prendevano fuoco. Il 6 luglio Brazel caricò alcuni rottami sul suo furgone e li portò allo sceriffo di Roswell, George Wilcox, che si rivolse alla base dell’Esercito e parlò con l’ufficiale dei servizi segreti, maggiore Marcel. Questi registrò ciascun frammento e osservò che si trattava di pezzi davvero strani, diversi da qualunque altro rottame che avesse mai visto. Poiché Marcel aveva preso parte alle operazioni per la bomba atomica, il suo giudizio poteva essere considerato affidabile. Il comandante della base, colonnello Blanchard, ordinò a Marcel e a Sheridan W. Cavità del controspionaggio di seguire il mandriano in campagna per raccogliere gli altri rottami.

IL RECUPERO DEI ROTTAMI
Nel libro Crash at Corona, Friedman riporta il racconto di prima mano fatto da Marcel: “Quando arrivammo sul posto, fummo sorpresi nel vedere i rottami sparsi su una superficie tanto vasta. Non c’era alcuna traccia di impatto al suolo. Sembrava che qualcosa fosse esploso sopra il terreno, mentre filava a grandissima velocità… Appariva chiaro a uno come me, che aveva dimestichezza con mezzi aerei e con l’attività aeronautica in genere, che non si trattava di palloni-sonda, né di aeroplani o di missili“.
I due militari caricarono sugli automezzi quanti più frammenti poterono. Tornando alla base, Marcel si fermò a casa per mostrare qualcuno dei pezzi raccolti alla moglie e al figlio Jesse junior. Il mattino seguente, il colonnello Blanchard fece isolare tutta la zona vicino a Corona e vi inviò un forte contingente di soldati e di polizia militare per setacciarla accuratamente. L’addetto stampa, tenente Haut, preparò un comunicato in cui si accennava al ritrovamento di un disco volante. La notizia fu data dalla radio locale e pubblicata sulle edizioni serali dei giornali della zona.
A Marcel fu ordinato di caricare il relitto su un aereo militare B-29 e di accompagnarlo personalmente alla base di Wright Field (oggi Wright-Petterson) in Ohio, facendo scalo a Fort Worth, in Texas, sede del comando dell’8ª Squadra dell’Aeronautica.
Nel frattempo il vicedirettore del Comando strategico dell’Aria, generale McMullen, si era messo in contatto con il colonnello Thomas Jefferson Dubose, l’ufficiale più alto in grado di Fort Worth, e gli disse di inventare una versione di comodo sull’incidente e di rimettere tutto il da farsi al generale Roger Ramey, comandante della base.
Così, quando Marcel arrivò a Fort Worth fu convocato da Ramey, che gli ordinò di mantenere il silenzio su tutto. Il meteorologo della base, Irving Newton, procurò i rottami di un pallone-sonda e di un pannello diflettore per radar e Marcel si fece fotografare accanto ai rottami falsi. Alla stampa venne detto che c’era stato un errore, che non si trattava di un UFO ma del pannello riflettore di un radar. Questa versione fu diramata attorno alle 17 ora di Midwest, cioè della parte centrale degli Stati Uniti: troppo tardi per i giornali, tranne che per il Los Angeles Herald Express che riferiva: “Un generale crede che si tratti di pezzi di un radar meteorologico“.

IL RITROVAMENTO DEI CORPI
La ricerca dei rottami si protrasse per più di una settimana, finché fu trovata la parte centrale del disco volante e, a un chilometro e 600 metri dal velivolo, furono rinvenuti i cadaveri degli extraterrestri.
Nel 1990 Stanton Friedman intervistò un fotografo dell’Aeronautica in forza all’Esercito, il quale, dopo aver chiesto di essere indicato con le sole iniziali, F.B., dichiarò di aver visto alcuni cadaveri nella campagna attorno a Corona. F.B. disse che, mentre era di guarnigione alla base aerea della Marina di Anacostia, presso Washington, gli fu ordinato di recarsi con un collega alla base di Roswell; qui fu condotto sotto una tenda in aperta campagna per fotografarne il contenuto “C’erano quattro cadaveri“, ha ricordato F.B., descrivendo anche quelle teste troppo grandi sui piccoli corpi.
Nell’agosto 1995, le televisioni di oltre 30 paesi hanno trasmesso alcuni fotogrammi della puntata autopsia di un alieno che somiglia molto a quelli descritti dai testimoni oculari, ma l’operatore (di cui non si conosce l’identità) ha dichiarato di aver ripreso quelle immagini il 31 maggio 1947 vicino a Socorro, nel New Mexico. È dunque precipitato un terzo UFO?
Secondo Ray Santilli, il produttore musicale che sostiene di aver acquistato il filmato dall’operatore, un certo numero di militari in servizio nel 1947 riconosce in quell’alieno una delle creature recuperate dopo l’incidente di Corona. Ma questo lungometraggio è davvero in grado di gettare una nuova luce sui fatti accaduti nel luglio 1947?

Related Posts with Thumbnails

Lascia un commento






Migrare il contenuto del vecchio sito ha portato alla perdita di alcune informazioni, chiedo scusa anticipatamente agli autori di articoli e documenti qualora abbia, involontariamente, omesso di citarli.