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I capelli degli Angeli

Inserito il 30 settembre 2005 da Roswell in Tracce, Ufologia

Capelli d’AngeloTra i principali motivi che hanno finora impedito all’ufologia di essere considerata una vera e propria scienza è compresa senz’altro la circostanza che il fenomeno UFO si presenta al ricercatore in sostanza come una galleria di aneddoti e racconti uno diverso dall’altro, con pochi elementi comuni e soprattutto senza elementi indipendenti dal resoconto dei testimoni.
L’astronomo ed ufologo Allan Hendry, nella sua “Guida all’Ufologia” (1), nel 1979 dedicava una rilevante sezione del ponderoso libro alla ricerca di possibili strumenti che aiutassero il ricercatore a recidere la dipendenza dal racconto testimoniale e lo aiutassero ad impostare uno studio basato su qualche parametro rilevabile, misurabile e magari analizzabile in modo indipendente da quanto detto o riferito coloro che sostengano di aver visto un UFO.
La scoperta di evidenze fisiche connesse alla manifestazione di UFO sono una delle vie che secondo Hendry (e certo non solo a suo avviso) in misura maggiore libererebbero l’ufologia dal predominio della figura del testimone e la aiuterebbero a trasformarsi in una disciplina in grado di proporre analisi quantitative, misure, verifiche strumentali e previsioni.
Fra le tracce che sono state associate al fenomeno UFO un posto di primo piano lo occupano i cosiddetti Capelli d’Angelo.

Capelli d’AngeloCon il nome di “Capelli d’Angelo” (traduzione italiana del termine inglese “Angel Hair”, detti anche “Bambagia Silicea” in italiano, “Fils de la Vierge” in francese, “Fibralvinas” in portoghese, “Baba Satanica” in spagnolo) s’intende riferirsi ad una sostanza filamentosa di colore bianco o biancastro che sarebbe caduta dal cielo o sarebbe in ogni modo apparsa sia in concomitanza di presunti fenomeni UFO sia senza essere in qualche modo associata ad essi.

In alcune occasioni essa è stata trovata al suolo senza che ne fosse in precedenza osservata la caduta. A volte la sostanza è svanita letteralmente nel nulla sotto gli occhi dei testimoni, come se sublimasse – cioè come se passasse dallo stato solido a quello aeriforme senza attraversare la fase liquida – nel giro di alcune ore o anche di pochi minuti (e in questi casi non è stato possibile analizzarla). Altre volte invece i filamenti non sono scomparsi e diverse volte sono stati esaminati con strumenti più o meno complicati. I risultati delle analisi differiscono fra di loro: se a volte i filamenti erano in realtà resti di ragnatele, in altri casi il materiale è stato (o sarebbe stato – non sempre le nostre fonti sono completamente affidabili) identificato come un “vetro boro-silicico”, come a Firenze il 27 ottobre del 1954 (2), oppure come una “fibra vetrosa”, a Gela, il 14 novembre dello stesso anno (3), una sostanza organica al 95% e inorganica al 5% contraddistinta dalla presenza massiccia di potassio, silicio, calcio e fosforo a Sudbury, nel Massachusetts, il 22 ottobre del 1973 (4), un composto formato dalla combinazione di alcuni elementi con l’acido adipico a Novara, nell’autunno del ’94 (5), da tessuto di rayon a Cincinnati (Ohio) il 25 settembre del 1956, o addirittura da armi batteriologiche o espedienti anti-contraerea, in Croazia fra il 1991 ed il 1992 (7).

Non sempre è chiaro come si siano originate le parole con le quali è definito il fenomeno: il termine italiano “Bambagia silicea” nacque sui giornali italiani che raccontavano la celebre caduta di filamenti su Firenze e sulla Toscana del 27 ottobre 1954 (8); il termine Capelli d’Angelo è di origine più incerta: l’ufologo Renato Vesco (9) sosteneva che durante l’ancor più celebre caduta di Capelli d’Angelo associata all’avvistamento di UFO verificatasi a Oloron, in Francia, il 17 ottobre del 1952, furono i bambini di questa cittadina dei Bassi Pirenei a gridare “Cadono i capelli degli angeli!…Ecco i capelli degli angeli!…”. Ma non si capisce se Vesco attribuisca davvero a questi bimbi il fatto di aver utilizzato per primi il termine Capelli d’Angelo.
Sempre Vesco (10) sostiene, stavolta con certezza, che il termine “Fili della Vergine” (molto più utilizzato nella versione francese “Fils de la Vierge”) è molto antico e proviene dal gergo dei contadini.
Di Capelli d’Angelo, comunque, s’iniziò a parlare nell’ambiente ufologico nell’autunno del 1952: fu proprio in quell’anno, infatti, che si verificarono in Francia i due eventi (entrambi associati a fenomeni UFO) che costituiscono in pratica il “modello” a cui in seguito furono paragonati, magari solo per notarne le differenze, tutti gli altri episodi: s’intende riferirsi ai casi di Oloron (17 ottobre) e di Gaillac (27 ottobre).
In realtà nelle varie liste di “cadute” presenti in molte fonti sono citati episodi più antichi (11) – in certi casi risalenti ad alcuni secoli fa – e quasi sempre alcuni eventi del XIX secolo sono comunque citati dagli autori che hanno tentato di delineare una “storia naturale” di questo fenomeno. Ma tutto ciò non toglie che siano stati proprio i due casi francesi a “consacrare” questo fenomeno tra quelli compresi all’interno della casistica UFO.

[ via UfoOnline ]

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