Le prime pietre documentarie della casistica italiana degli Incontri Ravvicinati, nell’immediato dopoguerra, furono notoriamente rappresentate, in assenza di organismi specificamente dediti allo studio della materia, dalle singole testimonianze raccolte da riviste di cultura e quotidiani, i cui resoconti e commenti, consegnati alla memoria storica, avrebbero successivamente consentito di ricostruire gli eventi più significativi in tale contesto verificatisi, quelli cioè collegati alle manifestazioni degli occupanti dei dischi, all’epoca recepiti dall’immaginario collettivo come i marziani.
Si trattava tuttavia di reportage che, per quanto completi ed obiettivi potessero essere nei contenuti, erano regolarmente redatti all’insegna di un interesse perlopiù folcloristico o di mera curiosità verso gli strani accadimenti, sovente presentati nella cornice ironico bonaria delle celebri tavole di copertina di Walter Molino, e di altri disegnatori- ed in quanto tali non certamente spia di un’insorgente consapevolezza ufologica del giornalismo italiano dell’epoca, conditio peraltro cui quest’ultimo a ben cinquant’anni di distanza è ancora ben lungi dal pervenire, contraddistinto com’è a tal riguardo, in sin troppi casi, da malafede, trivialità ed indecorosi baciapilismi nei confronti dell’ideologia dominante, e quindi vittima più in generale di una vera caduta di stile rispetto ad un modello che per quanto naive, era in fin dei conti genuino.
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