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La lunga notte dei coniugi Hill

Inserito il 17 ottobre 2005 da Roswell in Rapimenti ed impianti, Ufologia

Coniugi HillQuando qualcuno afferma di essere entrato in contatto con degli “esseri umani” a bordo di un UFO, la sua testimonianza deve essere studiata più di qualsiasi altra, perché questo è un campo nel quale soggetti fantasiosi e umoristi spesso si sbizzarriscono. Nondimeno certi casi sono veramente degni di interesse, come l’esperienza vissuta dai coniugi Hill. È una storia curiosa e la sua analisi non permette di definire con esattezza se Barney e Betty Hill abbiano veramente incontrato degli extraterrestri o meno.
Tutto è successo nella notte tra il 19 e il 20 settembre 1961, allorché gli Hill tornavano con il loro cane Delsey da un viaggio in Canada. Verso le 22.00 con la loro auto avevano da poco lasciato un ristorante e stavano attraversando le White Mountains per raggiungere il loro domicilio a Portsmouth, nel New Hampshire quando, verso Lancaster, la loro attenzione fu attratta da una luce il cui comportamento non sembrava normale. Barney, incuriosito più che preoccupato, pensò dovesse trattarsi di un satellite o di una stella. Per meglio esaminare il fenomeno, fermò la macchina e prese il suo binocolo: ma l’oggetto proseguì la sua traiettoria e la curiosità di Barney restò insoddisfatta. Riprese a guidare e per quasi due ore fu come scortato da quella cosa luminosa. Volendo a tutti i costi conoscere la causa esatta di quell’apparizione, l’uomo fermò di nuovo la macchina su di un’area di sosta e fu allora che l’UFO modificò la sua rotta dirigendosi verso la macchina degli Hill. Contrariamente a Betty, Barney non era convinto ancora del carattere straordinario del fenomeno: pensava si trattasse di un aereo militare o di un Piper Club con a bordo dei cacciatori oppure di un elicottero. Gli Hill salirono di nuovo in macchina e di nuovo scortati dalla strana luce percorsero ancora alcuni chilometri. Betty seguì con il binocolo le evoluzioni dell’UFO attraverso gli alberi finché non resistette più e pregò Barney di fermarsi di nuovo e di guardare lui stesso di cosa si trattasse. Questa volta era chiaro, l’oggetto non assomigliava a niente di conosciuto: era enorme e lasciava vedere nettamente due file di finestrini. Spinto di imprecisati motivi, Barney si avvicinò sempre di più all’oggetto silenzioso, fino a scorgere forme umane dietro gli oblò.
Da quell’istante i ricordi di Barney sono confusi. Dovette temere di essere catturato da quegli individui perché corse a rifugiarsi nella macchina dove Betty lo attendeva. Barney era in uno stato di eccitazione tale da sfiorare l’isterismo: ma quando Betty guardò fuori l’oscurità era completa. Di colpo si sentì uno strano rumore, un “bip-bip” lancinante che sembrava provenire dal cofano. Da quel momento la loro memoria si offuscò. Ripresero conoscenza soltanto due ore dopo e avvertendo un rumore identico: si trovavano allora a 60 chilometri a sud del luogo dove lo avevano sentito per la prima volta. Durante questo breve percorso, gli Hill persero due ore della loro vita. L’indomani, esaminando la macchina, scoprirono che la superficie del cofano era ricoperta da una dozzina di cerchi. Erano perfetti e avevano la dimensione di una moneta da un dollaro. Particolare importante: avvicinando ad essi una bussola, la lancetta si mise a girare in tutte le direzioni. Betty pensò allora di avvertire l’U.S. Air Force ed è così che alcuni giorni più tardi furono interrogati dal maggiore P. W. Henderson.

INCUBI NOTTURNI
Quest’ultimo mandò addirittura un rapporto ufficiale al “Project Blue Book” precisando che sembrava fuori dubbio la buona fede dei testimoni. Dopo di che Betty provò a documentarsi al massimo sul problema degli UFO. Si procurò il libro del maggiore Keyhoe (The Flying Saucer Conspiracy) e così prese conoscenza dei dati fondamentali del problema. In seguito a queste letture, meno di una settimana dopo la sua avventura, Betty scrisse a Keyhoe raccontandogli l’esperienza vissuta insieme a suo marito. Qualche settimana più tardi ebbe luogo un incidente la cui portata verrà capita in seguito. Scorgendo una macchina messa in mezzo alla strada e circondata da alcuni uomini, Betty fu bruscamente presa dal panico e ordinò al marito di accelerare e di non fermarsi per nessuna ragione. In quel periodo le notti di Betty erano popolate da numerosi incubi dei quali parlava molto raramente e solo a pochi amici intimi. In questi sogni incontrava un gruppo di uomini e appena si avvicinavano alla macchina perdeva conoscenza. Si svegliava in compagnia di Barney all’interno di uno strano apparecchio nel quale erano sottomessi ad un esame medico completo. Venivano assicurati che non sarebbe stato fatto loro alcun male e che dopo la loro liberazione non si sarebbero ricordati di niente.
Quasi un mese dopo la loro avventura, gli Hill ricevettero la visita di Walter Webb, inviato dal NICAP (National Investigations Cornrnittee on Aerial Phenomena) su richiesta del maggiore Keyhoe.

SENZA CONTRADDIZIONI
L’incontro con Webb si prolungò per diverse ore ed egli interrogò Barney e Betty Hill senza riuscire a farli cadere in contraddizioni. Scrisse nel suo rapporto: “…sono convinto che dicono la verità e malgrado non esercitino professioni che esigono l’acutezza di osservazione dello scienziato, sono stato piacevolmente impressionato dalla loro intelligenza, dalla loro apparente onestà e dal loro desiderio evidente di attenersi ai fatti, diminuendone il loro dato sensazionale”.
Alla fine di novembre 1961, ci fu a casa degli Hill una piccola riunione nel corso della quale, per la prima volta, ci si interrogò molto seriamente sul “buco di due ore” nel loro viaggio e fu proposto a Betty e Barney di sottoporsi a ipnosi. Una coincidenza abbastanza strana volle che sia stato proprio James Mc Donald, amico intimo degli Hill ad avere l’idea dell’ipnosi. Allora McDonald non era direttamente immischiato nel problema degli UFO e si accontentava di mantenere una posizione neutrale al riguardo. Comunque non avendo trovato uno specialista particolarmente competente, l’idea dell’ipnosi fu momentaneamente accantonata.
Dal 1962 in poi la salute di Barney incominciò a subire delle alterazioni: soffriva di ipertensione e di un’ulcera al duodeno. Durante l’estate di quell’anno fu necessario un lungo trattamento dal Dr. D. Stephens a Exeter.
Quest’ultimo fece notare a Barney che il suo stato generale era assai complesso e che problemi di ordine psicologico creavano in lui conflitti interiori responsabili di uno stato depressivo. Tali fattori possono anche provocare ulcere e il Dr. Stephens consigliò a Barney di consultare il Dr. Benjamin Simon, psichiatra molto rinomato di Boston. Bisogna precisare che Barney è un nero e Betty una bianca: i matrimoni misti sono ancora difficili soprattutto negli Stati Uniti e i problemi che fanno nascere possono provocare delle nevrosi. Ed è quello che prima pensò il Dr. Simon, ma appena fu messo al corrente degli avvenimenti del settembre 1961 modificò la sua prima impressione. Così non fu proprio da psichiatra che il Dr. Simon accolse Barney Hill a metà dicembre del 1963, ma piuttosto da neurologo ipnotista per curare l’amnesia del suo paziente. Una amnesia molto breve, giacché mancavano soltanto due ore, ma ormai vecchia di più di due anni. Così la proposta del Dr. James Mc Donald si realizzava.

SEDUTE IPNOTICHE
L’amnesia è una forma di disturbo che si presta particolarmente bene all’azione dell’ipnosi. Ma prima di tutto che cos’è l’ipnosi? I migliori specialisti esitano a definirla tanto è complesso il fenomeno, così ci limiteremo a dire che si tratta di una specie di sonno incompleto provocato artificialmente: lo stato ipnotico provoca una forte attenzione da parte del soggetto che vi è sottomesso, e anche dei cambiamenti nella coscienza e nella memoria. Tra l’altro, nel corso di una seduta di ipnosi, possono essere rivelate immagini dimenticate nell’inconscio o situazioni delle quali si è perduto il ricordo. Bamey e Betty Hill si sottoposero a ipnosi tre volte ciascuno, dal gennaio al marzo 1964. Nel corso di quelle sedute furono chiarite le due ore di “buio”: Barney e Betty, ancora una volta senza contraddirsi, affermarono di essere stati esaminati da esseri umani che li rilasciarono in seguito senza far loro alcun male.
Ma vediamo come si svolsero le sedute di ipnosi e riprendiamo in esteso estratti del libro di John G. Fuller (The Interrupted Journey) dedicato al caso Hill e pubblicati dalla rivista “Moustique” nel 1967.
Il 4 gennaio 1964 ha luogo la prima seduta nel corso della quale Barney è ipnotizzato abbastanza facilmente. Malgrado i buoni risultati ottenuti, il Dr. Simon aspetterà il 22 febbraio prima di interrogare più a fondo il suo paziente. In questa data Barney è nuovamente sottoposto a ipnosi e incomincia col descrivere il suo viaggio in Canada, la visita a Montreal e il viaggio di ritorno. Tutte le loro conversazioni sono state registrate su nastro magnetico ed eccone un estratto:

BARNEY – Guardo attraverso i finestrini dell’auto e vedo una stella. È strano, ma dico: “Betty, è un satellite”. Poi mi sono accostato al bordo della strada, e Betty si precipita fuori con il binocolo… Guardo il cielo… E dico a Betty: “Sbrigati, voglio vedere anch’io”. E vedo che non è un satellite. È un aereo. Lo dico a Betty e gli ripasso il binocolo. Sono soddisfatto.

Dr. SIMON – Che tipo di aereo?

BARNEY – Sto guardando. Si trova sulla mia destra. Non va nella direzione che pensavo. Non mi sorpasserà venendo da destra, la mia spalla destra. Passerà lontano verso nord. Mi trovo di fronte all’ovest, e la mia destra è verso nord. Non sta andando verso nord!

Dr. SIMON – Ci sono dei motori?

BARNEY – Non saprei. Ma trovo strano il non sentire il motore… Quell’oggetto che era un aereo non era un aereo. Era… era strano, veniva verso di noi. Guardavo a volte il cielo a volte la strada, e pensavo: “Com’è buio! Che cosa succederebbe se venisse fuori un orso?”. Sono tornato alla macchina e ho detto: “Andiamocene, Betty. Non è che un aereo, viene da queste parti. Cambiano rotta. É senz’altro un Piper Club”.

Dr. SIMON – Un Piper Club non avrebbe avuto che uno o due finestrini. Lei ha notato finestrini in quell’aereo?

BARNEY – È quello che ho detto ed è quello che ho visto ritornando alla mia macchina. Un Piper Club… C’incamminiamo, e Betty seguita a guardare. Dice: “Barney, non è un aereo. Ci segue sempre”. Mi fermo e lo vedo. In lontananza. Cerco un posto per parcheggiare. Vedo un sentiero a destra della strada. Penso che sia il posto adatto per fermarmi: se altre macchine passano, non mi urteranno. Esco dalla macchina e ancora una volta dico tra di me: “è strano”.

Torna alla macchina. Il tono della voce esprime lo stupore.

BARNEY – È ancora lì. Betty dice: “Credo che sia…” Sono furioso, lei cerca di farmi credere che si tratta di un disco volante… lo mi chiedo perché non se ne va. Mi fermo per guardare. Penso: “Quando avrò passato Old Man, c’è un posto da dove si ha una buona visibilità; potrò vedere bene quella cosa”.

Dr. SIMON – Crede sempre che si tratti di un Piper Club?

BARNEY – Mi chiedo se quei piloti sono militari. Non dovrebbero volare a quel modo. Girando così potrebbero causare un incidente. Cosa succederà se mi piombano addosso? Dei militari non dovrebbero agire così.

Dr. SIMON – Sta cercando un posto per parcheggiare, e poter meglio osservare. Betty la sta esasperando.

BARNEY – Voglio svegliarmi.

Questa è la reazione normale di un soggetto sul punto di rivivere un avvenimento penoso. Così avvertito, il Dr. Simon sa che il soggetto si trova forse sull’orlo di una violenta reazione emotiva.

Dr. SIMON – Non si sveglierà. É immerso in un sonno profondo. Si sente bene, è rilassato. Non deve essere inquieto. Andiamo. Adesso si ricorda di tutto.

BARNEY – Si trova proprio sulla mia destra. Signore! Ma che cos’è? (La sua voce incomincia a tremare) Provo a dominarmi. Betty non potrà dire che ho paura. Dio, ho paura!

Dr. SIMON – Molto bene proseguiamo.

BARNEY – (Scoppia in singhiozzi poi urla). Un’arma, voglio un’arma! (Urla di nuovo. I singhiozzi diventano incontrollabili. Che cosa deciderà di fare il Dr. Simon? O imporgli l’amnesia e farlo uscire dalla catalessi o proseguire l’esperimento e applicare la terapia dell’esteriorizzazione: liberarsi dai propri sentimenti come di un peso.)

Dr. SIMON – Dorma. Adesso può dimenticare. Ha dimenticato. É tranquillo. Si rilassi. É perfettamente rilassato. Non deve urlare. Ma può ricordarsi. Continui a parlare. Ma può ricordarsi. Continui a ricordare. Sente il bisogno di un’arma?

BARNEY – Sì.

Dr. SIMON – Sente che gli faranno del male?

BARNEY – Sì. Apro il cofano della macchina. Prendo la chiave per smontare i pneumatici. Tomo in macchina.

Viene ripreso dal panico.

Dr. SIMON – Sia ragionevole, conservi la calma.

BARNEY – Tengo la chiave con me. Esco con il binocolo. L’oggetto è lì. Guardo. Proprio nel prato accanto. Penso e ripenso: “Non sono impaurito, non ho paura… Io avrò. Non ho paura!”. E attraverso la strada… È lì… proprio davanti a me. Ohh!

Ricomincia a urlare.

Dr. SIMON – L’oggetto è lì. Lo vede. Ma non l’aggredirà.

BARNEY – Perché non se ne va? Guardi là. C’è un uomo dentro! Sarà il comandante? Chi è? Mi… mi guarda!

Dr. SIMON – Descriva l’oggetto.

BARNEY – Assomiglia… a una rossa frittella con dei finestrini, file di finestrini, e luci. No, non sono luci, ma un alone di luce.

Dr. SIMON – File di finestrini? Come un aereo di linea?

BARNEY – File di finestrini. Non come un aereo di linea. Diventano rotonde tutt’intorno a quella rossa frittella. Non è possibile. Sto sognando. Eppure no. L’oggetto è lì. Se almeno potesse venire qualcuno. Se potesse venire qualcuno e dirmi che non c’è. Non può essere, eppure…

Il dottore, pensando che Barney ha potuto sognare tutto ciò, vuole chiarire questo punto.

Dr. SIMON – Ma non aveva sonno?

BARNEY – Mi pizzico il braccio destro…

Dopo aver scambiato qualche frase su quell’argomento, il dottore si è convinto che Barney è realmente sveglio. La conversazione prosegue sullo stesso tono e arriva a conclusione.

Il 29 febbraio Barney si sottopone alla seconda seduta di ipnosi e pro segue col racconto descrivendo com’è stato catturato e portato all’interno dell’oggetto.

BARNEY – Ho visto un gruppo di uomini in mezzo alla strada. Era tutto illuminato come fosse quasi pieno giorno. Ma non era la stessa luce… Sono venuti verso di me. Non pensavo più alla chiave inglese. D’altronde temevo di venire aggredito qualora avessi pensato alla chiave come ad un’arma. Se non l’avessi usata non mi sarebbe stato fatto niente. Sono arrivati e mi hanno fatto uscire dalla macchina: Mi sentivo molto stanco ma non avevo paura. Non ero neanche perplesso. Non mi pongo domande… I mie piedi mi trascinano… Non ho paura. Ho l’impressione di sognare… I miei piedi non vanno a sbattere contro le rocce. È strano. Avevo avuto l’impressione di urtare le rocce con i piedi. Ho paura ad aprire gli occhi perché il mio corpo mi ordina di tenere gli occhi chiusi. Non li apro. Non voglio essere operato… È a quello che sto pensando, ma ho gli occhi chiusi, è una immagine mentale. Non sento male. È soltanto una sensazione. Ho una sensazione di freddo all’inguine.

In seguito, Barney continua a raccontare quello che gli è stato fatto all’interno dell’oggetto e arriva alla conclusione della sua avventura.

Dr. SIMON – E l’oggetto volante? Scomparso?

BARNEY – Sì. Betty mi disse a mo’ di scherno: “Allora, adesso ci credi ai dischi volanti?” Risposi: “Betty, non essere ridicola. No, non ci credo”. Ed è allora che sentimmo dei suoni come se la nostra macchina emettesse un ronzio ed ho taciuto.

Dr. SIMON – Ha udito dei suoni?

BARNEY – Bip-bip-bip-bip-bip.

Dr. SIMON – Questi bip assomigliavano ai segnali in codice che si utilizzano per radio? O forse ricordavano qualche altro suono?

BARNEY – Bip-bip-bip… Era un suono particolare…

IN seguito alle due sedute. il Dr. Simon incomincia a intravedere la causa della depressione di Barney: l’incidente ha causato su d lui un intenso shock nervoso. Non ci sono dubbi sl fatto che Barney ha visto un UFO particolarmente impressionante e che tale apparizione ha provocato in lui un grave trauma. In quanto a sapere se il so rapimento a bordo del disco volante è reale o se è soltanto una conseguenza dello schok emotivo non è facile dirlo. Comunque siano andate le cose è successo qualcosa di straordinario e questo nessuno lo può negare.
I giorni 7 e 14 marzo tocca a Betty farsi ipnotizzare e il suo racconto è ancora più fantastico di quello del marito. Descrive con precisione l’accoglienza riservata dagli “umanoidi” nonché tutti gli esami subiti. Il suo racconto è molto più completo di quello di Barney: ciò nonostante in molti punti le due narrazioni si assomigliano. Siamo al punto in cui gli uomini fanno uscire Barney e Betty dalla macchina.

Dr. SIMON – Quegli uomini parlavano bene l’inglese?

BETTY – Uno solo parlava. Aveva un accento straniero. Abbiamo camminato. Siamo arrivati vicino all’oggetto posato la suolo. Credo proprio si trattasse di quello che avevo osservato nel cielo. Mi hanno fatta entrare nell’oggetto… Alzano le maniche del mio vestito e osservano le mie braccia. Me le girano per vedere anche la parte interna. Hanno uno strumento. Assomiglia a un microscopio, un microscopio con una grossa lente. Ho pensato che stessero fotografando la mia pelle. Poi con lo strumento che assomigliava ad un tagliacarte mi hanno grattato il braccio. E così hanno raccolto come delle piccolissime particelle di pelle, sa come quando la pelle è molto secca e si squama e hanno messo quelle particelle in un sacchetto di plastica o di cellophan, che il capo del gruppo ha riposto in un cassetto… Di nuovo sdraiata sulla schiena, mi accorgo che quello che mi fa passare l’esame ha in mano un ago lunghissimo. Gli chiedo cosa abbia intenzione di farne. Quando mi dice di volermelo mettere nell’ombelico, che si tratta di un test, mi metto ad urlare: “No, mi potete ferire, non lo fate”. Grido, gli dico: “Fa male, fa male, me lo tolga”. Allora il capo si avvicina, mi passa la mano sugli occhi e mi dice che va tutto bene, che non sento nulla… Il dolore scompare. Ma ho un senso di fastidio là dove mi hanno messo l’ago.

Dr. SIMON – Le hanno fatto proposte sessuali?

BETTY – No, quando ho chiesto al capo perché mi metevano un ago nell’ombelico, mi rispose che era un test di gravidanza.

(Nota: All’epoca i test di gravidanza non esistevano).

Dr. SIMON – Bene. Fermiamoci qui.

Così finisce questa conversazione del 7 marzo e la settimana successiva la seduta riparte con una domanda riguardante il famoso ago.

Dr. SIMON – A proposito di quell’ago, l’hanno introdotto molto profondamente?

BETTY – Era un ago lungo. Non so. Non ho guardato, ma doveva misurare 10 cm, forse 15. C’era collegato una specie di tubo. Non me lo hanno lasciato dentro per molto. Un secondo…

Dr. SIMON – Che tipo di dolore ha sentito?

BETTY – L’impressione di un taglio. Ho molto gradito quando il capo ha fatto cessare il dolore. Era la fine del test… Gli dissi che mi sarebbe piaciuto avere una prova. Notai un libro, un libro molto grosso. Potevo tenerlo? Mi disse di guardarci dentro. Lo sfogliai. C’erano delle pagine scritte, ma in modo del tutto particolare: i segni sembravano salire e scendere.

Dr. SIMON – Era inglese o qualche altra lingua conosciuta?

BETTY – No, non era inglese.

Dr. SIMON – Lei conosce tipi di scritture verticali?

BETTY – Non ne conosco, ma potrei riconoscerli, per esempio l giapponese.

Dr. SIMON – Giapponese. Assomigliava al giapponese?

BETTY – No.

Dr. SIMON – Era scritto o stampato?

BETTY – Era diverso… i tratti erano a volte snelli, a volte di grussezza media, a volte molto spessi. C’erano dei punti, delle linee erette, delle curve.

Betty continua a descrivere l’interno del disco e arriva al momento di lasciare l’oggetto. È a questo punto che accade un incidente; il “capo” che le aveva promesso il libro, glielo riprende all’uscita.

BETTY – Non dimenticherò! Può riprendersi il libro, ma non mi farete mai dimenticare…! Mi ricorderò, dovesse essere l’ultima cosa che dovessi fare… (il capo) si mise a ridere e mi disse: “Forse si ricorderà ma spero di no. Non le farebbe che del male; Barney, lui, dimenticherà. E sarebbe preferibile che dimenticasse anche lei”. Mi trovavo sulla rampa, avevano portato via Barney… Sono tornata alla macchina. Barney vi si trovava già. Aveva l’aria di un automa: gli occhi aperti, agiva normalmente… Ho guardato l’oggetto, diventava sempre più chiaro e brillante, si alza, si allontana… Barney mette in moto. Mi sento felice. Dico a Barney: “Allora prova ancora a dirmi che non credi ai dischi volanti”. Mi risponde: “Non essere ridicola!”. Credo che stia scherzando e di colpo ecco di nuovo il bip-bip-bip.

Dr. SIMON- È la seconda volta che lo sente?

BETTY – Sì, e ho pensato: “È il loro saluto. Ovunque vadano, se ne sono andati. In quanto a noi, penso che dimenticheremo…” Ho continuato a guardare fuori per tutto il tragitto di ritorno… Credo che avevo voglia di dimenticare. Cos’altro avrei potuto fare? Mi chiedo se mai torneranno… li continuo a cercare.

(Com’è facile notare i racconti di Barney e Betty Hill presentano evidenti punti in comune, ma è proprio questa grande somiglianza e la straordinaria precisione del racconto di Betty che sconcertarono il neurologo. Secondo il suo parere non c’era alcun dubbio sul fatto che gli Hill dicessero la verità e che era impossibile che soffrissero tutti e due di allucinazioni identiche. Ma era convinto che la storia era stata ingigantita e che probabilmente Barney era stato influenzato dai sogni di Betty. Per chiarire questo punto, convocò i coniugi per una nuova seduta il 21 marzo. Sarà interessante perché il Dr. Simon arriverà alla conclusione che malgrado le sue proteste, gran parte del racconto è stato suggerito a Barney da Betty.)

Dr. SIMON – Betty fa molti sogni? Ha degli incubi?

BARNEY- Sì. Diceva di aver sognato che la portavano via a bordo di un oggetto e nel sogno portavano via anche me.

Dr. SIMON- In che modo gli raccontò tutto ciò?

BARNEY- Generalmente quando c’era gente in casa. Raccontava di essere stata in un disco volante e di aver parlato con il personale di bordo.

Dr. SIMON – Gli raccontò che cosa le è successo mentre stava no esaminando lei?

BARNEY – No. Non me lo disse mai. Ero sdraiato su di un tavolo e sentivo che mi stavano esaminando.

Dr. SIMON – Ciò accadde nel sogno di Betty?

BARNEY – Le sto raccontando ciò che veramente accadde.

(Il 28 marzo il Dr. Simon ha una conversazione con i coniugi Hill ma questa volta a livello cosciente. Barney esprime dei dubbi rispetto alla veridicità del racconto che fece sotto ipnosi: gli è impossibile precisare se si tratta di un sogno o no.)
BARNEY – Non ci posso credere… Sono sconvolto…

Dr. SIMON – Sconvolto da cosa?

BARNEY – Da quello che ricordo dal nostro precedente incontro. L’aver visto un oggetto non identificato, aver avuto dei contatti con i suoi occupanti… tutto ciò eccita la mia immaginazione e il lato incredibile del caso. Le faccio una domanda: ci sono probabilità che si tratti di allucinazioni?

Dr. SIMON – Mi sta chiedendo se credo possibile che si sia sognato tutto? Qual’è la sua idea in proposito?

BARNEY – Per essere sincero se non avessi il timore di sembrare ridicolo, direi che è veramente successo.

(Il 5 aprile 1964 gli Hill furono autorizzati ad ascoltare le registrazioni delle varie sedute. Fu un incontro determinante perché ascoltando i loro racconti, Barney e Betty riuscirono non solo. a colmare le lacune dovute all’amnesia ma anche a ricordare dei particolari interessanti quali il portamento ed il fisico degli “umanoidi”. Dopo questa seduta poterono ricostruire passo dopo passo lo svolgimento esatto dell’accaduto.)

Per il Dr. Simon era più che probabile che l’incontro con un UFO avesse provocato negli Hill una reazione nervosa grave, ma che il rapimento e l’esame a bordo del disco rimanevano estremamente incerti. Eppure secondo Betty, l’ipnosi altro non fece che mettere in luce ricordi di avvenimenti reali. Barney esitava: ciò che credeva fosse la verità, lo era realmente? Una allucinazione identica (una “follia a due”) è da scartare, perché non soltanto è un fatto estremamente inusitato ma richiede inoltre tutta una serie di condizioni che non si ritrovano nel caso Hill. Rimangono allora due possibilità: o l’esperienza è totalmente reale o, in seguito ad un fenomeno particolarmente strano, l’esperienza è stata modificata da un tale stato emotivo da produrre interpretazioni illusorie di un fenomeno reale.
I sogni di Betty avrebbero allora avuto una parte di rilievo in questa interpretazione abusiva. D’altra parte bisogna segnalare che nessuna spiegazione è stata fornita per ciò che riguarda le “macchie circolari” sull’auto che fecero impazzire la bussola: erano tracce magnetiche?
Ultimamente abbiamo chiesto al Dr. Simon ciò che attualmente pensava del caso Hill. Rispose di essere certo che Betty e Barney avessero incontrato un UFO di natura sconosciuta ma che non erano stati “rapiti”; la storia del rapimento proverrebbe dai sogni di Betty, che secondo lui richiederebbero ore e ore per essere analizzati.
Prima di concludere, parleremo di ciò che successe dal 1964 in poi. Nel 1967 gli Hill chiesero di essere nuovamente interrogati sotto controllo scientifico. Per due ore vissero interamente la loro esperienza sotto ipnosi in presenza del Dr. Simon, del Dr. J.Allen Hynek, che fu per lungo tempo il maggior consigliere del “Project Blue Book”, e di numerosi consiglieri scientifici dell’U.S. Air Force. Malgrado le domande tecniche che furono loro rivolte, il racconto non mutò. John G. Fuller, che assisteva a quella seduta, ci disse di aver chiesto al Dr. Hynek se credesse a quella storia e Hynek rispose: “Come potrei non crederci?”.
E gli Hill? Contrariamente a ciò che qualcuno volle far credere, non morirono tutti e due di leucemia. Nel 1969 Barney morì per una emorragia cerebrale in pieno inverno: e tutti sono concordi nel dire che la sua morte non ha niente a che vedere con l’esperienza vissuta nel 1961. Barney soffriva di ipertensione ed è lì che bisogna cercare la causa del decesso. In quanto a Betty occupa attualmente un posto importante in una organizzazione sociale dello stato del New Hampshire.
Concludendo, diremo che certi fatti non possono venire negati. È evidente che ci fu un’apparizione sufficientemente fuori del comune per provocare un trauma grave le cui conseguenze emotive si moltiplicarono in Barney probabilmente per un suo stato di tensione provocato da un complesso razziale. Separare il sogno dalla realtà è molto difficile per non dire impossibile e ci asterremo dall’imporre una spiegazione qualsiasi.
Aggiungiamo un ultimo particolare, che Jacques Vallée riporta nel suo libro “Passport to Magonia”: …l’oggetto visto dagli Hill fu intercettato da un radar militare.
Durante una occasionale conversazione, il 22 settembre 1961, tra il maggiore Gardiner B. Reynolds, 100th Bomb Wing DC01, e il capitano Robert O. Daughaday, Commander 1917-2 AACSD IT, della Pease Air Force Base (New Hampshire), si apprese che il 20 settembre si verificò uno strano incidente al posto radar 0214.
Sul momento non si diede importanza all’incidente.
Nessun altro particolare poté poi essere aggiunto al “Rapporto quotidiano del controllore radar”. Questo brano è un estratto del rapporto ufficiale scritto dal maggiore P. W. Henderson, che fu il primo a interrogare gli Hill. Allora, il rapimento fu una illusione o una realtà? Giudicate voi!

DOPO L’ABDUCTION IL MISTERO
Dopo la terapia con il Dr. Simon, la coppia era apparentemente ristabilita e riprese una vita normale. Ma l’esperienza vissuta aveva lasciato il segno e, negli anni seguenti, gli Hill condussero una serie di esperimenti tesi a ristabilire un “contatto mentale” con i loro rapitori. Betty, in particolare, “sentiva” un supposto “legame telepatico” e così, il 26 e 27 luglio 1967, in compagnia di tre amici (uno scrittore, un fisico e uno “scienziato”, l’identità dei quali non fu da loro rivelata) attesero gli UFO in un campo a poche miglia da Newton, New Hampshire. Non si presentò nessuno. Un fiasco dunque? Forse no. Quella stessa notte, a poche miglia di distanza, due testimoni osservarono davvero un UFO.
Rimasta vedova nel 1969, Betty registrò quindi una serie di fenomeni insoliti all’interno della propria abitazione. Si andava dallo spegnersi inspiegabile degli elettrodomestici alla misteriosa sparizione di una notevole quantità di ritagli (sulla esperienza condivisa con Barney nel 1961) posti all’interno di un contenitore sigillato.
Naturalmente nulla può farci escludere che ci si trovi di fronte a curiose coincidenze e che, forse, certi eventi da “casa stregata” siano riconducibili a cause fortuite. In questo scenario rientrano le frequenti “telefonate fantasma” (l’apparecchio suonava ma nessuno era poi all’altro capo del filo) e gli strani rumori senza causa apparente registrati in casa Hill.
Oggi, Betty sostiene di aver osservato varie volte degli UFO, indipendentemente dal suo “rapimento”, e con lei i suoi genitori, le sue sorelle, suo fratello e i suoi nipoti. La Hill ha anche scattato una foto ad uno di tali oggetti su Portsmouth, New Hampshire, nel 1977.
Attualmente Betty ha scritto un libro (“A Common Sense Approach to UFO” – 1995), edito da lei stessa, che tende a fare il punto su un’esperienza che le ha cambiato la vita e che forse non si è ancora conclusa.

[ via UfoOnline ]

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