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Abduction – Relazione sul caso “Piero”

Inserito il 21 ottobre 2005 da Roswell in Rapimenti ed impianti, Ufologia

image7.jpgIl fenomeno ufologico, strano ed accattivante nel suo genere, desta molta curiosità nelle persone, appassionate e non. In altre può creare crisi mistiche o mistificanti, fino al punto di indurre le persone che si trovano davanti ad un fenomeno che può essere spiegato scientificamente, a pensare che si tratti del solito ufo che viene a farci visita. E’ in quel frangente che molte di queste persone, si rivolgono a noi ufologi, attendendosi una risposta quantomeno positiva sulla loro esperienza. Forse si aspetteranno che avalliamo queste “crisi mistiche” dando loro la speranza e la gioia di essere stati scelti da chissà quale civiltà aliena per essere loro portavoce terreno.
Purtroppo, vi debbo francamente dire che così non è, in quanto, senza nulla togliere a chi si presenta a noi, dopo queste esperienze, valutiamo il caso che ci viene proposto scomponendolo fino a che non si ha una chiara visone dell’insieme. Dopo aver proceduto per gradi, cerchiamo di trovare tutte le spiegazioni logiche per il fenomeno, e quando queste non bastano più, cerchiamo di trovare nuovi sistemi di indagine che siano quanto più attendibili nella maggioranza dei casi. E’ per questo che talvolta acquisiamo anche metodologie che altri scienziati hanno messo a punto, ma non per questo le loro tecniche risultano meno efficaci, anzi!

E’ questo il caso dell’Auditing, una tecnica la cui procedura ricorda lontanamente l’ipnosi regressiva, ma che si differenzia da essa per alcune diversità: la prima è che il soggetto sottopostone non è ipnotizzato ma sveglio; la seconda e che esso ricorda, al termine della seduta ogni cosa detta; infine egli nel ricordare l’episodio o gli episodi traumatizzanti, scarica il dolore che questi episodi recano nella loro “traccia”. Questa tecnica si serve di termini che il suo creatore ha assoggettato al Copyright.

Fino a qualche anno fa, si pensava, sbagliando, che gli Stati Uniti d’America, fossero l’unico Paese al mondo ad avere problemi di rapimenti di esseri umani da parte di visitatori “alieni”. Questo sbaglio era indotto anche dal fatto che, mentre in America, qualcuno di questi rapiti, in un modo o nell’altro aveva il coraggio di venire allo scoperto e raccontare le proprie esperienze ( vedi i coniugi HILL, STRIEBER, ed altri), in Europa ed in particolare modo in Italia, chi aveva passato queste vicissitudini, se ne guardava bene dal raccontarle a chiunque. Questo anche per paura di essere deriso pubblicamente, talvolta venendo scambiato in qualche caso per pazzo.

L’improvvisa apparizione anche in Italia, di alcuni presunti rapiti, di cui il primo verificato fu se non sbaglio Valerio LONZI, ci colse un attimino in contropiede rispetto ai ricercatori americani, i quali tramite i loro studi erano già avanti a noi di qualche anno. Ci riprendemmo subito da questa “empasse” momentanea e, tra apparizioni in tivù, programmi radiofonici e quanto altro potesse fare pubblicità alla nostra causa, riuscimmo a sensibilizzare le persone.

A questo punto comincia la storia della sezione auditing dell’Usac, con il secondo caso di presunta abduzione da noi indagato.

L’episodio riguarda un professionista veneto, il quale dopo aver saputo da alcuni colleghi di lavoro, che il nostro Centro si interessava di questi fenomeni “strani”, decise di contattare il Prof. Di Gennaro e l’Usac, affinchè potessimo dargli una spiegazione su un fatto accadutogli nell’adolescenza, all’età di 12 anni circa.

Egli ci raccontò che in quel periodo a cui si riferiva l’episodio, era molto ammalato ed aveva una brutta broncopolmonite. In quegli anni (1965 circa), le broncopolmoniti erano molto pericolose e talvolta, se curate male portavano al decesso. Mi disse che mentre i genitori discutevano nella sala da pranzo se portarlo all’Ospedale od attendere la mattina seguente, egli si trovava nella sua camera da letto con la febbre. Il padre entrò nella sua stanza per controllarlo e spense la luce, era circa mezzanotte.

Dopo un po’ di tempo (egli non dormiva), la stanza si illuminò e si trovò davanti al suo letto due sagome con camici verdi e mascherine asettiche.

image3.jpgQuesti dottori dissero al ragazzino :”Tu sei molto ammalato, sicuramente non arriverai a domani. Tuttavia se tu vuoi salvarti ci devi autorizzare a farlo. Dovrai essere disposto a darci dieci anni della tua vita però. Cosa vuoi fare?
Voi che cosa avreste fatto al posto di un ragazzino che sa che può morire e quello è l’unico modo per essere salvato? Vi dico cosa fece lui: accettò.
L’indomani si risveglia senza più la broncopolmonite e senza più la febbre. Strano vero?
Dopo diversi anni, il nostro ragazzino, che nel frattempo è diventato uomo e docente alle scuole superiori, nota sulla sua schiena, all’altezza dei reni, una strana cicatrice, da un rene all’altro.

Se fosse stato sottoposto ad un intervento chirurgico, non ci sarebbe niente di anormale, ma egli non è mai stato operato in quella zona del corpo e da indagini effettuate presso i nosocomi locali non ci è risultato niente di simile. Perciò la domanda era: se non ci sono state operazioni conosciute su quella zona corporea, che cosa è accaduto? Egli era talmente curioso di sapere cosa gli era accaduto quella notte, che accettò volentieri di sottoporsi alla tecnica non ipnotica dell’ Auditing.-

Questa tecnica, efficacissima e naturale al 100%, si dimostrò utile anche nel suo caso. Dopo le domande preliminari alla tecnica, egli ritornò all’episodio in cui si trovava a letto ammalato. Egli descrisse i “dottori” che lo portarono in una sala che assomigliava ad un complesso operatorio.

image6.jpgLo esaminarono con strane apparecchiature e lo adagiarono su uno strano letto, freddo e somigliante al legno.

Questo letto era formato da due parti sovrapposte, le quali scorrevano una sull’altra in tutte le direzioni. Ad una certa altezza del tavolo vi era una feritoia orizzontale dalla quale sembrava fuoriuscissero sulla sua schiena, degli “arnesi” che lo pizzicavano. Sul soffitto egli vedeva degli strani tubi un po’ dappertutto, come delle prese d’aria. La stanza aveva altri quattro letti come quello ed ogni letto sembrava collegato ad un monitor sulla parete. Dietro la sua testa vi era una porta arcuata, con un finestrino rettangolare più un su della metà, una ruota tipo un volante ed una leva (come le porte stagne di un sommergibile!)

Vi chiederete come faccia a vedere tutte queste cose, se lui si trova adagiato su di un lettino operatorio; ebbene, egli durante questa fase, molto traumatica, ha avuto una OBE, o meglio una esperienza Extra corporea, nella quale ha visto tutto ciò che accadeva nel suo spazio.

Non si è limitato solo a questo, egli ricorda che sotto questa forma, ha seguito i “dottori” lungo un corridoio con la volta piegata e con delle finestrelle rettangolari e luminose all’altezza degli occhi.

image5.jpgIl corridoio ha poi portato i dottori in una stanza dove si sono tolti le mascherine e l’equipaggiamento precedente.

La stanza era molto grande ed al suo centro vi era una specie di tavolo quadrato, senza gambe che partiva dal pavimento, ai lati della stanza vi erano due sedili sui quali erano seduti due di questi esseri, uno sembrava intento ad armeggiare su un monitor con alcune scritte in rilievo, una luce gialla lampeggiante ed altre scure che si muovevano lungo alcune linee verticali blu.

L’altro dei due sembrava stesse pilotando qualcosa, visto che aveva una leva in una mano e con l’altra spingeva degli strani pulsanti. Avevano quattro dita!

Questa era la prima parte della storia di questa persona. Le sedute e le indagini continuano ancora, in quanto vi sono ulteriori elementi da aggiungere a quelli che già abbiamo per formulare dei giudizi in merito.

C’è una costante in tutte le persone interessate da incontri ravvicinati del 3° e 4° Tipo:

subito dopo l’episodio, tutti, nessuno escluso, ha delle esperienze extra corporee, è infatti sulla base di queste esperienze che noi attingiamo ai nostri dati, che fino a questo momento si sono rivelati esatti al 100%. Perciò il nostro giovane viveva in quel momento una esperienza extra corporea, che lo portava a scoprire cose per lui nuove, infatti, ad un certo punto dice: “E’ strano, mi sto osservando di spalle” oppure: “sembra che abbia uno zoom al posto degli occhi, basta che guardi in una direzione e subito mi avvicino al punto che voglio osservare”.

Non mi dilungo oltre egregi ospiti, ma vi posso assicurare che questi tre episodi, a prima vista diversi, vissuti da persone che fra di loro non si conoscono, hanno molti riferimenti in comune.

Ci hanno permesso di stabilire la conformazione interna di questi oggetti, in alcuni casi la locazione di presunte Basi di appoggio, i sistemi usati per controllare i loro spostamenti, i mezzi da loro usati per cancellare dalla memoria degli interessati, gli eventi vissuti ed inoltre, per ultimo, ma non per questo meno importante, il sistema che essi usano per indurre i soggetti a vedere ciò che queste “entità” vogliono fargli vedere e che mi accingo a spiegarVi.

Partiamo dalla luce che molti dei rapiti vedono prima che i loro ricordi svaniscano.

Questa luce, presente in tutti gli episodi di “abduction”, è il risultato di una concentrazione di una qualche fonte di alta energia a noi sconosciuta, prodotta da un apparecchio a volte portatile, che agisce sulla materia rendendola percorribile creando così una sorta di tunnel iperdimensionale. E poiché questo tunnel avrà una origine ed anche una destinazione, la sua uscita avrà determinate coordinate nello spazio e nel tempo. Per cui, conoscendo la posizione spazio-temporale di una base o di una astronave di appoggio, la persona viene “trasportata” in un altro ambiente.

Ma come fa una persona a non ricordarsi niente di questi incontri?

Abbiamo le prove, come dimostra questo documento della IBM Electronics-Settore Sicurezza,che attualmente ha in produzione dei microchip della consistenza di un chicco di riso, i quali, se impiantati in una determinata zona della corteccia cerebrale, attivano o disattivano determinate capacità o sensazioni.

Queste attività, vengono stimolate da questi “impianti” per mezzo di impulsi nella gamma di frequenza “Extreme Low Frequency” o onde ELF. Questi impulsi, se modulati a determinate frequenze, agiscono in vari modi; uno di questi è per esempio il non ricordare niente dell’esperienza, comune a tutti gli “addotti”, ma non è l’unico.

Andando avanti, ci chiediamo come mai i rapiti vedano a volte alieni dalle fattezze mostruose, altre volte esseri umani dall’aspetto angelico. Questo è possibile, in quanto come detto prima, si può agire sulla capacità visiva dei soggetti, distorcendo a piacere l’immagine reale. Mi spiego: è come se tra i nostri occhi, che sono il nostro strumento visivo e quella particolare area del nostro cervello, deputata alla decodifica delle immagini, si frapponesse un dispositivo capace di farmi vedere una immagine diversa da quella che sto realmente osservando.

Questo, oltre a motivi di sicurezza per “loro” (e con questo termine non intendo necessariamente un’origine aliena), può essere imputabile anche ad una specie di accorgimento utile al fine di evitare danni irreversibili alla psiche dei soggetti, il cui equilibrio psicofisico così esposto ad un confronto diretto con una realtà sconosciuta, reagirebbe per l’appunto causandosi danni irreversibili al cervello, come la pazzia od altro.

Tutto questo per farvi capire che il fenomeno dei rapimenti è sempre al massimo livello di attenzione da parte nostra ed è un fenomeno che interessa tutto il pianeta e non solo gli Usa, come si credeva in un primo momento. In Italia abbiamo il nostro “scacchiere rapimenti” che interessa alcune zone piuttosto che altre.

[ via UFOCUI ]

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