Nov
8

Al capolinea la polemica sugli insediamenti Marziani

Inserito il 8 novembre 2005 da Roswell in Marte, Misteri

MarteQualcuno potrà rimanere stupito dal fatto si parli ancora della triste questione della “Faccia” di Marte, in quanto ormai sono passati alcuni mesi da quando il Mars Global Survejor (MGS) ha rifotografato le curiose strutture della piana di Cydonia – immortalate la prima volta nel 1976 dal Viking – dimostrando che si tratta di formazioni rocciose naturali.

Il punto però è che tuttora da più parti si continua a parlare e scrivere della possibile origine artificiale ed aliena di queste strutture tirando in ballo l’ormai mitico cover-up della NASA che, in combutta con i MIB della CIA, dell’FBI, dell’NSA e della Spectre, vuole nascondere la verità al genere umano.
Non è il caso di commentare ulteriormente le teorie del complotto globale, ma è comunque curioso notare come anche in questo caso il presunto colpevole non ha la minima possibilità di difendersi. Infatti, prima della missione, la NASA fu accusata di non voler fotografare Cydonia per non mostrare le costruzioni aliene, quando poi invece annunciò che l’MGS avrebbe mappato anche quella regione, i cospirazionisti sostennero che era una bufala per tenere calma l’opinione pubblica, ma che, al momento giusto, sarebbe stato inventato un guasto alle telecamere che avrebbe consentito alla NASA di mantenere il segreto. Quando poi l’MGS fotografò la famosa Faccia e non saltò fuori nulla se non una collinetta assolutamente insignificante, qualcuno arrivò a affermare che le foto erano truccate, o, se non lo erano, ritraevano un’alta zona di Marte.

La realtà è leggermente diversa.

Prima di tutto, le due più famose fotografie della Faccia (la 035A72 e la 070A13) furono scattate della sonda Viking Orbiter 1 da un’altezza di circa 1.800 chilometri con una risoluzione (il più piccolo dettaglio rilevabile in un’immagine) di circa 45 metri/pixel. Inoltre, come tutte le immagini inviate a Terra dallo spazio, anche queste contenevano moltissimi errori di trasmissione, identificabili da puntini bianchi o neri, che le sporcavano notevolmente. In entrambe le foto la struttura era fortemente contrastata a causa della luce solare molto obliqua.

A partire da queste immagini, alcuni “ricercatori” effettuarono varie elaborazioni grafiche per ripulire e rendere tridimensionale l’immagine del volto, che, con il passare del tempo assumeva sempre più un’espressione umana. Mark Carlotto, un esperto di computer grafica, riuscì addirittura ad evidenziare la presenza dei denti, delle pupille e di altri inquietanti dettagli.

Due ex impiegati della NASA, Di Pietro e Molenaar analizzarono tutte le foto di Cydonia e vi trovarono molte altre strutture aliene: piramidi, rovine di città, fortezze, ecc.

Richard Hoagland, un ex consulente della NASA, arrivò a fondare l’associazione Mars Mission (divenuta poi Enterprise Mission) per divulgare la scoperta e combattere il cover-up della NASA. Oltre che trovare delle evidenti similitudini tra la Faccia di Marte e la Sfinge di Giza, che stavano a confermare almeno un contatto tra i marziani e i terrestri, il buon Hoagland fece una serie di misurazioni per dimostrare che sia le piramidi egizie e sud americane che quella di Marte avevano la medesima inclinazione rispetto all’equatore: una prova in più della loro origine artificiale di quest’ultima. Inoltre il rapporto latitudine/longitudine era pari all’arcotangente della costante e su pi-greco: secondo Hoagland era un chiaro messaggio rivolto dagli alieni alle civiltà future.

Peccato però che, a causa degli errori indotti dall’elaborazione delle immagini (ad esempio durante il processo di trasposizione su una carta topografica standard utilizzando la proiezione di Mercatore), le conclusioni cui si può giungere in termini di posizione delle strutture marziane possono essere assolutamente discordanti ed inaffidabili.

Un esempio per tutti, misurando la posizione della Piramide utilizzando sia i dati del Mars Digital Image Mosaic dell’US Geological Survey che quelli telemetrici trasmessi dal Viking, si ottiene una differenza di 0.04 gradi di latitudine e di 0.37 di longitudine, pari a circa 17 chilometri, cioè ben sette volte la dimensione della Piramide stessa. E il rapporto magico e/_ va a pallino…

Comunque anche le teorie più strampalate non potevano essere contestate più di tanto a causa della mancanza di ulteriori dati da analizzare, almeno fino all’aprile di quest’anno quando l’MGS ha iniziò a mappare la Piana di Cydonia.

La nuova sonda marziana effettuò delle riprese da una quota di circa 450 chilometri (quasi cinque volte più vicino alla superficie di quanto fece il Viking), utilizzando delle telecamere in grado di ottenere immagini con una risoluzione di circa 4,3 metri/pixel, cioè dieci volte migliori rispetto alle famose foto del 1976.

E cosa si vide? Che la Faccia non era una scultura aliena, ma solo una collinetta erosa oggi dal vento ed un tempo dell’acqua presente su Marte in grandi quantità.

Anche le Piramidi hanno perso la loro perfetta forma egizia per ritornare ad essere delle colline deformate dagli effetti del vento marziano.

Gli “esperti” citati in precedenza, dopo qualche giorno di silenzio, hanno reagito tutti gridando al complotto mondiale e alla manipolazione delle foto. Nel gruppo come sempre si è distinto Hoagland che, come già fece per la missione Pathfinder, inizialmente arrivò a negare che l’MGS fosse mai giunto su Marte, ma poi, ripresosi dalla batosta, si diede da fare con le nuove immagini e su Internet ne diffuse una molto bella ottenuta prendendo l’immagine al negativo della metà sinistra della ex Facciae ribaltandola sulla metà destra; si vedeva, con un po’ di fantasia, il muso di un leone: et voilà, ecco creato il legame nuovamente con la Sfinge egizia!

Probabilmente le discussioni andranno avanti ancora per un bel po’, ma di tutta questa vicenda possiamo essere sicuri di una cosa: non è certo Marte ad avere perso la faccia…

[ Scritto da Remo Ponti ]

Related Posts with Thumbnails

Lascia un commento






Migrare il contenuto del vecchio sito ha portato alla perdita di alcune informazioni, chiedo scusa anticipatamente agli autori di articoli e documenti qualora abbia, involontariamente, omesso di citarli.