Lug
27

Abduction: Scenario [ Seconda parte ]

Inserito il 27 luglio 2007 da Roswell in Rapimenti ed impianti

AbductionArticolo di Corrado Malanga – Luciano Pederzoli

Qui trovate la prima parte.

Le prove
Al di là delle varie ipotesi, ciò che ad esse mancava per poterle giudicare più o meno valide era un quadro d’insieme, che definisse una volta per tutte la realtà del fenomeno Rapimenti Alieni ed inoltre identificasse il vero movente, rendendolo credibile.
Pertanto, negli ultimi anni, diversi studiosi si sono dati da fare per trovare le prove della realtà del fenomeno “abduction”.
La ricerca delle prove dell’esistenza della fenomenologia ufo e la dimostrazione del fatto che gli ufo esistono davvero si sono storicamente risolte in un fallimento totale, non perché non siano state fornite, negli ultimi cinque decenni, prove abbondanti ed irrefutabili alla comunità scientifica, ma perché essa non ha ritenuto conveniente credere alla validità delle prove portate; figuriamoci se si poteva sperare in un atteggiamento differente nel caso delle abduction.
Non ci interessa, in questa sede, parlare dei modelli mentali classici e trattare della percezione dei fenomeni fisici rapportata alle limitazioni della loro interpretazione, poiché abbiamo già affrontato a parte questo specifico aspetto dell’argomento, ma dobbiamo dire che, anche in questo caso, le prove sono state presentate: ecco perché abbiamo escluso l’opzione secondo cui gli addotti sono tutti schizofrenici psicotici.
Le prove oggettive di una avvenuta abduction, e non quelle soggettive (che sono soggette a diversi indici di validità), sono oggi sempre più difficilmente smontabili.
Per esempio gli addotti, sotto ipnosi, raccontano di aver subito uno strano intervento chirurgico attraverso il naso ed in effetti fu proprio Hopkins a scoprire per primo un microimpianto all’interno del cervello di un addotto che aveva descritto tale intervento.
Quel tipo di impianto, introdotto attraverso una delle narici (di solito la destra) fino a raggiungere l’osso sfenoide, sfondando il quale viene collocato nella sua posizione finale, all’interno dell’ipofisi, è stato poi reperito facilmente in molti altri soggetti, mediante
Risonanza Magnetica Nucleare, Tomografia Assiale Computerizzata ed, a volte, anche semplici radiografie frontali e parietali.
Altri tipi di impianto sono stati reperiti sotto microcicatrici che gli addotti hanno sul loro corpo, senza saperlo a livello cosciente; tuttavia, sotto ipnosi, essi ricordano sempre l’operazione subita, anche se spesso non sanno dire con sicurezza se qualcosa è stato
loro innestato od asportato.
Negli Stati Uniti Derrel Sims ha approfondito la ricerca e, con l’aiuto del dottor Leir e di altri chirurghi, ha estratto dal corpo di molti addotti, quando possibile, strani oggetti microscopici, i quali, analizzati da almeno cinque università americane, hanno rivelato
spesso la presenza di una percentuale isotopica (degli elementi componenti l’impianto) differente da quella terrestre, confermandone, senza ombra di “dubbio logico”, la provenienza aliena.
La definizione “dubbio logico” sta ad indicare che tecnicamente non esiste certezza neppure dell’esistenza reale dell’Universo, che qualche fisico sostiene essere un gigantesco ologramma. Di fronte a certi risultati possono essere presentate, in verità, anche altre spiegazioni, ma esse risultano molto meno plausibili della soluzione aliena.
Il metodo del rasoio di Occam, secondo il quale la spiegazione più semplice è anche la più vera, non può essere usato solo dai detrattori del problema ufologico per negarne l’esistenza.
Per citare un esempio, qualche anno fa Sims asportò, dall’alluce sinistro di una donna di mezz’età, un piccolo oggetto metallico coperto da una membrana di materiale chitinoso, probabilmente impiegato per evitarne il rigetto. Quel materiale possedeva una percentuale isotopica differente da quella terrestre prevedibile per quel campione, tanto da far dichiarare a Sims la natura aliena dell’oggetto trovato, che risultava confermata dai risultati delle ipnosi regressive operate sulla signora. Il CISCOP, invece, disse che la donna, sotto ipnosi, si era inventata tutto e l’impianto alieno nell’alluce derivava dal fatto che una bella mattina la signora, scendendo dal letto, aveva pestato casualmente un micrometeorite, che le si era incistato nell’alluce. Si tentava così, illogicamente, di spiegare l’innegabile presenza di isotopi “alieni” nel reperto chirurgicamente estratto da Sims.
Un’altra prova fondamentale delle abduction è la presenza di testimoni oculari, sia persone addotte, a loro volta, insieme al soggetto esaminato mediante ipnosi, sia osservatori casuali che sono in grado di riferire fedelmente, rimanendo all’esterno della sua esperienza, ciò l’addotto racconta durante l’ipnosi.
Si scopre così, per fare un altro esempio, che nientemeno che Perez de Quellar, allora segretario delle Nazioni Unite e la sua scorta, in compagnia di altre decine di persone, furono testimoni oculari del famoso caso di abduction riguardante l’italo-americana Linda
Cortile, studiato da Hopkins ed avvenuto, la mattina presto, in un palazzo prospiciente il ponte di Brooklyn, a New York.
Devono essere considerate prove anche le cicatrici verificabili, interne ed esterne, delle quali l’addotto descrive, sotto ipnosi, le circostanze in cui gli alieni gliele hanno generate, contro la propria volontà attiva. Alcune cicatrici sono state esaminate da periti e risultano essere traumi cutanei molto particolari, di cui, a tutt’oggi, non si è riusciti a spiegare la genesi, se non ricorrendo al “logico dubbio” che ciò che l’addotto racconta sia vero.
In questo contesto è fondamentale rendere noto che alcune addotte sono oggetto di fecondazione artificiale da parte di alieni, i quali introducono un ovulo, da loro preparato e già fecondato, nel corpo delle vittime; queste ultime portano avanti la gestazione per tre mesi, quindi, durante un’altra esperienza di rapimento, il feto viene estratto dalla portatrice (carrier) ed introdotto in un cilindro di materiale trasparente, pieno di liquido, per continuare la gestazione in vitro. Al racconto dell’accaduto, fatto in ipnosi regressiva esattamente allo stesso modo da tutte le interessate fino nei minimi particolari, si aggiunge il supporto delle analisi mediche, delle ecografie e di quant’altro può servire ad identificare in queste donne non casi di gravidanza isterica, come va cianciando qualche disinformato, ma vere prove oggettive di abduction.
Anche in questo caso le prove disponibili sono schiaccianti, ma ancora una volta la scienza ufficiale, interpellata su questo aspetto caratteristico delle abduction, spiega il fenomeno così (!!!): “In queste donne l’insorgere di un tumore alle ovaie mima gli effetti della gravidanza per tre mesi, poi il tumore, grande come un piccolo feto, guarisce da solo e scompare.”
Le nostre addotte sottoposte all’impianto dell’ovulo formano tessuto placentare e, successivamente all’estrazione del feto da parte degli alieni, lo espellono, subendo anche la montata lattea. Alcune di esse avevano le tube chirurgicamente chiuse, alcune utilizzavano progestinici per evitare la gravidanza, altre non avevano avuto rapporti sessuali da tempo, ma alla prova chimica tutte risultavano gravide e tutte, sia tramite ipnosi che mediante tecniche di Programmazione Neuro Linguistica, raccontavano le loro
esperienze con gli alieni.
Di fronte ad una strana analisi ecografia effettuata su di una donna incinta di tre mesi (a giudicare dai valori degli steroli presenti nell’analisi chimica), nella quale si individuavano del liquido amniotico ed una placenta con dentro qualcosa di molto piccolo e si ascoltava un rumore ritmico simile ad un battito cardiaco più lento di un battito cardiaco umano, ben undici medici dissero che la gravidanza era isterica e che il battito cardiaco era di un feto che stava per morire (in una gravidanza isterica non c’è il feto! nda) oppure si trattava di contrazioni ritmiche della vagina della povera malcapitata; da notare che tutto ciò accadeva in quella che, in campo accademico, attualmente è ritenuta la migliore clinica ginecologica italiana!
Invece, avendo in precedenza la donna già collaborato con noi, era stato per noi facile prevedere con largo anticipo come sarebbero andate le cose.

Ed in Italia?
In Italia il primo ad occuparsi seriamente del problema “Rapimenti Alieni” fu Corrado Malanga, il quale, incaricato dal CUN (Centro Ufologico Nazionale) di porre in atto la prima indagine di questo tipo sul nostro territorio, si trovò tra le mani il caso, ormai diventato
famoso, di Valerio Lonzi, un ragazzo di Genova che fu addotto una notte, in presenza di altri testimoni, mentre partecipava ad un campeggio scout a Reppia, sui monti del capoluogo ligure.
Sul questo caso Malanga scrisse un libro di grande successo (Gli ufo nella mente – circa ventiseimila copie vendute in due edizioni successive). All’indomani della pubblicazione della prima edizione del libro, il CUN, che aveva commissionato l’indagine, notò che il
testo era decisamente scabroso e poco si addiceva alla politica di quella organizzazione (privata), nonostante che, prima della pubblicazione, tutti i componenti il consiglio direttivo lo avessero ricevuto in copia. Forse non lo avevano letto? Forse lo avevano letto e non lo avevano capito? O forse qualcun altro, all’esterno del CUN, non era contento che in Italia si trattassero certi argomenti?
Dall’indagine sul caso Lonzi, durata almeno due anni e mezzo, emerse che anche l’Italia sembrava confermare ciò che gli ufologi americani andavano ormai da anni denunciando.
Gli alieni usavano anche gli italiani!
La stesura del libro servì all’autore per imparare le tecniche ipnotiche descritte dagli americani, ed anche a migliorarle notevolmente, con l’aiuto del dottor Moretti, di Genova, che si era preso cura dell’esecuzione delle ipnosi.
Il libro doveva servire da “esca” per coloro che, leggendo quello che era capitato a Lonzi, si sarebbero riconosciuti in quelle vicende: speravamo che costoro, superata la barriera della paura, ci contattassero, in modo da consentirci di dare il via alla seconda parte
dell’indagine, la quale prevedeva di espandere l’esperienza acquisita, estendendola a decine di casi di potenziali addotti e verificando, ove queste si fossero presentate, le similitudini riscontrabili tra i vari casi di abduction.
Malanga, a questo punto, non poteva più lavorare nel CUN, dove le sue ricerche, da loro peraltro richieste, non erano viste di buon occhio, e lasciò quell’organizzazione, abbandonando anche quella rete di esperti che aveva contribuito a costruire sul territorio
nazionale e che avrebbero dovuto sostenerlo nella seconda e più delicata fase dell’inchiesta. Tuttavia non tutti il mali vengono per nuocere e così, finalmente libero da qualsiasi controllo e censura, egli riorganizzò le fila di tutta l’operazione e, con nuovi collaboratori, ottenne in pochi anni ciò che mai avrebbe potuto ottenere in decenni di lavoro nel CUN.
Nacque così la seconda parte del progetto abduction, che si è conclusa nell’agosto 2002.
Il lavoro ha condotto a conclusioni certe sugli alieni, sulle loro identità, sui loro luoghi di provenienza, sui loro bisogni, sulle implicazioni storiche della loro presenza sul nostro pianeta e, non ultima, sulla motivazione dei rapimenti alieni.
La quantità di materiale ricavato, la riproducibilità delle esperienze ipnotiche condotte su un centinaio di casi e le prove collaterali ottenute ci consentono di dire chiaramente e per la prima volta nel mondo, senza timore di essere smentiti, cosa vogliono da noi i diversi gruppi di alieni che sono sulla Terra da migliaia di anni.
I risultati ottenuti, che saranno qui di seguito sinteticamente enunciati, ci hanno fatto capire anche perché era così difficile comprendere il movente delle loro azioni.
Perché, infatti, dopo anni di lavoro sia nostro sia di altri colleghi stranieri, non si riusciva a costruire un quadro d’insieme?
Perché gli alieni cercavano in noi qualcosa che noi non sapevamo d’avere!
Qualcosa che, una volta portato alla luce, ci permetteva di costruire un’immagine dell’uomo fortemente diversa da quella imposta oggi dal determinismo materialistico alla Piero Angela.
I risultati
Esistono cinque livelli di Interferenza Aliena, di cui, prima del nostro lavoro, era noto solamente il primo.
Il primo livello di Interferenza Aliena descrive l’abduction come un fenomeno invasivo, nel quale alcuni esseri, di solito piccoli e di colore grigio scuro o nero, qualche volta blu, prelevano il soggetto e lo conducono in un ambiente tecnologico dove viene sottoposto ad operazioni chirurgiche su di una specie di tavolo operatorio; sia nei maschi che nelle femmine vengono impiantati microchip di controllo.
Questo era tutto ciò che appariva chiaro tra quanto esposto dai diversi studiosi americani. In realtà le cose sono un po’ più complicate. Esistono, infatti, almeno dodici razze aliene diverse che hanno a che fare con l’umanità e, pur impiegando tecniche differenti, alla fine cercano la stessa cosa, come vedremo più avanti.

Gli identikit alieni
Ognuna di queste razze ha a disposizione esseri piccoli, definiti genericamente “grigi” od EBE (Entità Biologiche Extraterrestri, come risulta da alcuni documenti della CIA declassificati con il FOIA), che possono essere considerati “cyborg”, cioè veri e propri robot biologici, ottenuti per clonazione.
Come abbiamo accennato, esistono diversi tipi di Grigi, i quali vengono descritti in modo simile, ma possiedono differenti caratteristiche morfologiche, come, ad esempio, il colore della pelle e l’altezza. esse vengono descritte con precisione durante l’ipnosi e differiscono a seconda della razza aliena con cui si ha a che fare.
Già dalle prime sessioni ipnotiche era risultato chiaro che le descrizioni dell’aspetto degli alieni non erano coerenti con l’ipotesi di una sola razza: o i soggetti sotto ipnosi inventavano descrizioni uguali nella sostanza, ma diverse nei particolari, oppure esistevano diversi tipi di alieni, simili ma non uguali.
Le descrizioni sono state esaminate nei minimi dettagli, per trarne indicazioni il più possibile sicure. Per esempio, dopo un attento esame incrociato delle testimonianze e lo studio di appropriate domande da porre agli addotti durante l’ipnosi, gli esseri blu che
sembrano dei grigi più alti (150 cm invece di 100 cm o poco più) sono risultati in realtà neri. Responsabile del colore blu si è rivelata l’illuminazione azzurra della sala operatoria in cui questi esseri accompagnano gli addotti. La pelle di questi “grigi alti”, che lavorano
solo con gli alieni sauroidi (se ne parlerà più avanti) e sono assenti in tutti gli altri contesti, è, infatti, di colore nero traslucido e riflette le luci ambientali, assumendone la colorazione (nero ed azzurro appaiono blu).
Quattro, tra le dodici razze aliene di cui si parla, apparivano presenti sul territorio con frequenza maggiore delle altre (sono forse le quattro razze stanziali a cui faceva riferimento il colonnello Philip Corso?).
In realtà non si dovrebbe parlare di razze, ma, più appropriatamente, di gruppi di potere.
Del primo gruppo di potere fanno parte esseri che sembrano mammiferi (mammiferomorfi), alti circa 2,40 m, bianchi di carnagione, bianchi di capelli, con sei dita nelle mani e con gli occhi chiari (azzurrini) con pupilla verticale. Questi esseri sono solitamente vestiti di bianco, portano, appeso al collo, un medaglione rotondo con una specie di simbolo triangolare e sembrano provenire dal sistema triplo di Sirio (li chiameremo “siriani”). Non sono mai state segnalate femmine “siriane” Altri, anche loro di tipo mammiferomorfo, sono biondo-rossicci (li chiameremo, appunto, “biondi”), alti circa 2 m, con pupilla ad andamento decisamente verticale, cranio allungato,
che si assottiglia progressivamente sui lati partendo dalla fronte (come la prua di una nave), pelle abbronzata, vestiti con tute blu scuro attillate, con cinque dita nelle mani. La tuta è caratterizzata da uno stemma a forma di due triangoli intrecciati, posto sul pettorale sinistro. Anche questi sembrano provenire dal sistema di Sirio, vengono sempre definiti “belli” ed hanno le femmine.
Esistono, poi, altri mammiferomorfi, diversi dai precedenti, alti più di noi, ma non esageratamente, i quali hanno mani a cinque dita, sono bianchi di carnagione, dotati di capelli lunghi e bianchi e si vestono con una veste bianca non attillata. Vengono sempre
definiti “belli” ed hanno le femmine. Questi alieni sembrano provenire dalla costellazione del Toro (pertanto li chiameremo “tauriani”) e si differenziano dagli altri due poiché nei loro rapimenti essi sono i soli ad interagire con gli addotti.
Negli altri casi, invece, dopo un primo intervento dei “biondi”, subentrano altre entità di cui si parlerà più avanti.
È dunque evidente che alcuni gruppi lavorano in collaborazione, mentre altri si fanno semplicemente gli affari loro.
I “tauriani” interagiscono con gli addotti sempre da soli, ma quando si ha a che fare con il gruppo proveniente da Sirio, sembrano intervenire sempre per primi quelli abbronzati a cinque dita (i “biondi”), poi, nel corso della vita dell’addotto, subentrano gli altri. Sembra, infatti, che i “biondi” dispongano della mappatura genetica dell’umanità, o comunque sappiano distinguere gli esseri umani adatti per i rapimenti da quelli che vanno scartati, perché non possiedono quella “cosa” che a loro serve.
Ancora più in alto, in una informale scala gerarchica, sembrerebbero esistere esseri molto più antichi, molto alti, vestiti sovente con abiti scuri attillati, che i nostri addotti dicono di non aver mai visto direttamente, ma di aver percepito come se fossero dietro uno schermo (è quindi difficile stabilirne l’altezza esatta, anche se, da alcune considerazioni, per brevità non esposte in questa sede, noi la stimiamo attorno ai 3 m).
Questi esseri hanno occhi tondi e quasi bianchi e possiedono una appendice sotto il mento, che li fa assomigliare a uomini barbuti ed è caratteristica solo dei maschi; le femmine sembrano non possederla. Per di più sono dotati anche di due ossa scapolari molto pronunciate che, a chi li vede di fronte, ricordano, erroneamente, grandi ali ripiegate dietro la schiena. Talvolta è stata notata, al centro della fronte, la presenza di quello che sembra il loro vero occhio, molto luminoso (li chiameremo, pertanto, “monocoli”). Le dita, tre più un dito opponibile, sono sottili ed arcuate come quelle di un uccello. I “monocoli”, quando si spostano, sembrano dotati di poteri telecinetici e non stanno qui, ma trasmettono i loro messaggi agli altri alieni da lontano, con mezzi tecnologici.
Del secondo gruppo di potere fanno parte esseri di natura sauroide (li chiameremo “sauroidi”, anche se vengono erroneamente chiamati “rettiloidi” dall’ufologia contemporanea).
Sembrano esistere due tipi di “sauroidi”. Il primo e più invasivo tipo è alto circa 2,80 m, ha cinque dita nelle mani e nei piedi, più,
sull’avanbraccio, distante dalla mano, un’unghia rostrata simile al dito che i gatti hanno sulle zampe posteriori, ma dotato di una struttura chitinosa molto dura. La pelle, che sembra sempre umidiccia e traslucida, è di colore verde-marrone e, vista da vicino, appare dotata di scaglie, le quali, se esaminate attentamente, si rivelano più morbide del previsto.
La pelle diventa progressivamente rossa nella zona ventrale e nei polpastrelli delle mani: in tali zone la pelle si fa più sottile e si può veder scorrere una linfa rossa, soprattutto quando l’alieno sembra comportarsi in modo disturbato.
Il cranio, sui lati destro e sinistro, è caratterizzato dalla presenza di due superfici cornee, tondeggianti e poco sporgenti, mentre al centro esiste una struttura più morbida, sotto la quale si vede pulsare la linfa; questa struttura sembra una spina dorsale in rilievo e
percorre, bene in evidenza, tutta la lunghezza della testa, del collo, del dorso e della grossa coda (pertanto chiameremo questi alieni “draghi”). La grossa e tozza coda viene utilizzata come terzo punto di appoggio quando il sauroide sta fermo sulle due corte e
tozze gambe. Le dita delle mani e dei piedi sono abbondantemente palmate.
Disponiamo di pochi dati sulla lingua, che sembra, però, anch’essa tozza e bifida.
Gli occhi sono dotati di una sotto-palpebra (membrana nittitante) che scorre in diagonale, dal basso verso l’alto e dal naso verso l’esterno. Le pupille sono verticali e le iridi cambiano di colore, dal giallo verde al rosso vivo, a quanto pare secondo l’umore.
Disponiamo di rapporti su “draghi” di varie dimensioni e noi riteniamo che questa caratteristica dipenda dalla loro età e che essi continuino a crescere sempre, senza un vero e proprio limite massimo. L’aspetto generale viene descritto come quello di un drago
o, a volte, come quello di un “coccodrillo in piedi”, anche se il viso (o muso?) è arrotondato come quello di un serpente, con labbra sottili e narici poste in fondo al setto nasale, ma laterali, piuttosto che frontali come le nostre.
Si tratta di esseri anfibi, tra i quali non si nota la presenza di sessi; sono sempre descritti insieme ad un’altra specie, apparentemente loro sottoposta.
Quest’ultima specie è composta da “sauroidi” senza coda, alti circa 2 m, con pelle traslucida, occhi a palla che conferiscono rigidità allo sguardo (perciò li chiameremo “rane”) e denti verticali, lunghi e sottili, che ricordano la disposizione dei fanoni delle balene. Sulla testa hanno come dei piccoli corni, che, da lontano, ricordano una capigliatura a spazzola; si tratta, tuttavia, di molte escrescenze cornee ravvicinate. Questi esseri sono talmente simili l’uno all’altro da rendere impossibile identificarne le differenze, anche se se ne vedono diversi contemporaneamente. Anche tra di loro non si nota la presenza di sessi.
Del terzo gruppo di potere fanno parte esseri di tipo insettoide, simili alle nostre mantidi religiose (perciò li chiameremo “mantidi”), di colore verdastro, con corpo chitinoso. che si muovono quasi camminando sugli arti posteriori. Gli arti anteriori vengono tenuti come se l’alieno stesse pregando, quasi con le mani unite; queste hanno tre dita più un dito diverso (non sappiamo se è opponibile). La bocca è piccolissima e la testa, dai grandi occhi scuri, viene spesso tenuta piegata su di un lato. Non si sa con sicurezza se hanno un altro paio di piccoli arti intermedi tra quelli superiori e quelli inferiori.
Gli addotti dai “siriani” passano poi, nell’arco della loro vita, nelle mani delle “mantidi” e quindi in quelle dei “sauroidi”.
Come si è già detto, sembra che gli addotti dai “tauriani” non vengano, invece, toccati da nessun altro!
Esiste un’altra razza di esseri mammiferomorfi, dei quali è doveroso parlare in questa sede, perché risultano essere non cloni, ma schiavi (così gli addotti sotto ipnosi di solito li definiscono) dei “sauroidi” .
Si tratta di esseri piccoli (che chiameremo, appunto, “schiavi”), con la pelle molto rugosa, il collo lungo con i muscoli che flettono e ruotano la testa (gli equivalenti dei nostri muscoli sternocleidomastoidei) molto in evidenza, la bocca piccola con labbra di diverso spessore (il labbro superiore è vistosamente più piccolo di quello inferiore) e gli occhi scuri ed umidi.
Le dita delle mani sembrano essere cinque (qualcuno, ad onor del vero, dice che sono quattro, ma riteniamo più probabile che siano cinque; in ogni caso non sono sei).
Il cranio a forma di cuore è tipico, infatti è sviluppato in modo retroverso, ma presenta un avvallamento al centro della fronte, che scompare gradualmente verso la parte posteriore del cranio stesso.
Le orecchie sono piccole ed un po’ appuntite in alto.
Questi alieni vestono con abiti non attillati e sono alti circa 1,50 m; sono stati più volte confusi con “grigi” o con altri esseri, incappucciati, i quali prendono il nome di “Javas” e che, secondo noi, esistono solo nella fantascienza.
Attorno agli alieni finora descritti fluttuano descrizioni di altri esseri con i quali sembra che gli addotti abbiano meno a che fare.
Il posto d’onore spetta a quelli che l’ufologia americana chiama “Esseri di Luce”, i quali, come vedremo, sono ben altra cosa.
Dopo quindici anni di fatiche era stato finalmente stilato una specie di “bestiario cosmico”, dei cui membri occorreva ricostruire le azioni, per poter capire perché erano qui da noi.

Articolo scritto da Corrado Malanga (documento originale).
Fonte gruppo Stargate Toscana.

Qui trovate la Terza parte

Related Posts with Thumbnails

3 commenti per quento post

[…] Qui trovate la seconda parte. Condividi : […]

[…] Qui trovate la Seconda Parte. […]

6 agosto 2007 | 01:25 | Lilla

malanga dice una grossa verità: non tutti gli esseri umani hanno l'anima. Ma questo è solo perchè siamo all'interno di un ologramma, in cui la maggioranza delle persone che vediamo è solo un'illusione. Gli alieni c'entrano poco o nulla

Lascia un commento






Migrare il contenuto del vecchio sito ha portato alla perdita di alcune informazioni, chiedo scusa anticipatamente agli autori di articoli e documenti qualora abbia, involontariamente, omesso di citarli.