Lug
28

L’Enigma degli Enigmi

Inserito il 28 luglio 2009 da Roswell in Misteri

Articolo tratto da Ufomachine.org, scritto da Massimo Del Genio

Speculazioni tecniche e teoriche sui metodi e progetti di costruzione della Grande Piramide di Giza ne sono state fatte molte, al punto in cui sembra essere una battaglia persa in partenza, giacché al ricercatore più attento non sarà sfuggito il fatto che ognuna di esse segue un suo filone preferenziale, quasi fosse una competizione tesa a raggiungere unicamente credibilità e plauso da parte della comunità scientifica, più che una sincera e collaborativa ricerca della Verità.

E’ con un obiettivo diametralmente opposto che, con questo articolo, cercherò di unire materiali provenienti da gruppi dei quali ho apprezzato il lavoro cercando similitudini o uguaglianze, ove ve ne fossero, aggiungendo un mio, piccolo contributo.

Tratterò quindi le conclusioni raggiunte dal prof. Zecharia Sitchin, in particolare il libro “Guerre Atomiche al Tempo degli Dei ” che, al di là del suono fantascientifico del titolo, presenta alcuni ragionamenti e teorie che reputio degne di nota. Unitamente, userò le immagini CAD realizzate per il progetto UPUAUT di Rudolf Gantenbrink come ulteriore verifica delle teorie del professor Sitchin.

L’idea che la Grande Piramide sia stata eretta come monumento funebre dal e per il faraone Khufu (Cheope) mi ha sempre trovato molto dubbioso. Il fatto che non siano state trovate mummie o arredi funerari al suo interno dovrebbe già insospettire di per sé.
Attribuire a Cheope la paternità del progetto, unicamente per il ritrovamento del suo cartiglio, sarebbe come, per i nostri posteri del 3000 d.c. , dedurre che l’Emipre State Building sia stato costruito dal fruttivendolo di fronte, con l’unica prova rappresentata dal ritrovamento della sua insegna.

Di sicuro non intendo in questa sede affrontare un tema talmente complesso e delicato per l’orgoglio egizio, vorrei solo rimarcare il fatto che il segretario generale del Concilio Supremo delle Antichità Egizie,  inventore dell’infelice termine “piramidioti” riferito a coloro che non si accontentano di teorie sommarie e superficiali al riguardo, sta rivedendo completamente la datazione delle sue mummie attraverso un apparecchiatura per la Tomografia Assiale Computerizzata, come si evince da quest’estratto di un articolo apparso sul sito della CNN e oggi irreperibile (alla faccia del piramidiota, diremmo noi):

Zahi Hawass, secretary-general of Egypt’s Supreme Council of Antiquities, said on Thursday he would use computed tomography, or CT, scanning and DNA to test more than 40 royal mummies at the Egyptian Museum in Cairo.
In June, the mummy long thought to have been King Tuthmosis I was found to be a young man who died from an arrow wound, Hawass said. History showed Tuthmosis I died in his 60s.
“I am now questioning all the mummies,” he told Reuters in an interview.
“We have to check them all again.
“The new technology now will reconfirm or identify anything for us.”
The Egyptian Museum has had CT scanning equipment for just two years and its first DNA laboratory was installed in April 2007

La mia idea è che la Grande Piramide, più che rappresentare il punto culminante di una tecnologia a sviluppo lineare, ne sia piuttosto l’antesignana; il modello ispiratore di quelle successive. Per supportarci dovremmo partire da un assunto: i costruttori della Piramide possedevano conoscenze superiori a quelle che vengono loro normalmente attribuite.

Secondo i calcoli espressi dal professor Sitchin nel volume sopracitato, alla base della costruzione della Piramide abbiamo una proiezione nello spazio di una serie di tre cerchi che vengono disegnati da un punto di partenza ben preciso: il condotto verticale cosiddetto “di servizio”.

Utilizzando il modello CAD sviluppato dal team del progetto UPUAUT iniziamo il nostro viaggio nella Grande Piramide di Giza, durante il quale scopriremo un collegamento (per qualcuno) nuovo tra questa incredibile costruzione e il Fiore della Vita.

Il Teodolite

econdo alcune opinioni anche eminenti, i particolari rapporti geometrici, la presenza del π greco e tutte le raffinatezze geometriche e ingegneristiche contenute nella piramide sarebbero frutto di coincidenze.

A sostengo di questa teoria si afferma che ogni costruzione regolare, sottoposta a ripetuti esami e speculazioni, a lungo andare presenta forzatamente rapporti e coincidenze come succede con la nostra piramide.
Secondo il professor Sitchin invece tutto ciò è dovuto ad una particolare tecnica utilizzata per definire il progetto della Grande Piramide, tecnica che prevede l’uso di un teodolite per le misurazioni come viene fatto ai giorni nostri, ipotesi per nulla azzardata se si considera che nemmeno oggigiorno, con la tecnologia a nostra disposizione, si sarebbe in grado di realizzare un’opera simile con allineamenti ai punti cardinali così precisi.

e un qualche metodo per ottenere questo risultato (sotto gli occhi di tutti) è stato usato, non facciamo nessuna difficoltà ad immaginare che un’altro metodo sia stato usato anche per effettuare altre misurazioni altrettanto precise. Faremo riferimento quindi al “teodolite” per indicare questo metodo (o “strumento”) utilizzato. Assegneremo anche ad ogni segmento dei condotti inferiori una lettera, per identificarli meglio ai fini del ragionamento.

Cominciamo con il segmento D, con ogni probabilità il primo ad essere costruito.

Esso si trova sulla collina rocciosa che venne terrazzata a gradoni per costituire la base della grande piramide.

Trovandosi al di sotto della linea di roccia, questo segmento fu chiaramente tagliato e costruito attraverso la grotta, prima che vi si potesse costruire sopra qualsiasi altra cosa, ovvero prima dei segmenti A B e C del condotto del pozzo.

Considerando che l’unico modo di scavare la roccia è quello di procedere verso il basso, risulta chiaro che  la realizzazione del segmento E può essere solo successiva a quella di D, stesso dicasi per F successivo a E e per l’ultimo segmento: G.

Perché costruire questo segmento, perché realizzarlo perfettamente in verticale e come mai non continua nella stessa direzione verso l’alto?

Rivedendo la teoria che vorrebbe questi condotti dei semplici canali di ispezione le domande sorgono spontanee:

  • Perché il segmento E è inclinato rispetto alla linea di base di 45°?
  • Come mai non continua in modo da congiungersi al passaggio discendente ma piega di nuovo per formare il segmento F?
  • Per che motivo il segmento F forma con il passaggio ascendente un angolo perfetto di 90°?

Soprattutto la domanda più importante è: come hanno fatto?, chiunque sia stato, ad impostare angoli e simmetrie talmente precisi?

Il teodolite è uno strumento ottico a cannocchiale per la misurazione degli angoli azimutali e zenitali, usato per rilievi geodetici e topografici. Un teodolite è costituito essenzialmente da una base, un’alidada e da un cerchio graduato orizzontale ed uno verticale. La base è dotata di una livella e di viti (viti calanti) per regolare la verticalità dell’asse principale dello strumento. L’alidada è montata sulla base in modo da poter ruotare attorno all’asse verticale ed a sua volta è munita di un cannocchiale che ruota su un asse orizzontale. I cerchi graduati orizzontale e verticale sono solidali rispettivamente al basamento o all’alidada e all’asse di rotazione del cannocchiale. Le misurazioni azimutali sono fatte sul cerchio orizzontale mentre quelle zenitali sono effettuate su quello verticale. Per ottenere una maggiore precisione le letture sono ripetute su zone diverse del cerchio azimutale (regolabile mediante una vite) ed assumendo come valore la media di queste calcolata mediante la regola di Bessel: Operando con un teodolite eseguendo la lettura di un angolo orizzontale nelle due posizioni coniugate C.S. e C. D. (ovvero con cerchio verticale rispettivamente a sinistra e a destra dell’osservatore) e mediando, le letture risultano non condizionate da errore di collimazione e da errore di inclinazione degli assi del teodolite. La regola elimina anche l’errore di centramento del cerchio orizzontale.

La teoria dei Cerchi

All’inizio della costruzione vi fu un’opera di livellamento del terreno roccioso. La roccia fu tagliata al livello della base solo in prossimità della circonferenza della piramide. Al centro dunque è più alta e degrada a gradoni per conferire maggiore stabilità all’intera struttura.

La grotta in corrispondenza del segmento D, naturale o appositamente scavata, fu usata come base di partenza per realizzare il segmento stesso, la quale altezza corrisponde esattamente alla base della roccia e l’inizio della parte in muratura, al centro della piramide. E’ da qui che partì un raggio di misurazione verticale (che vedremo in seguito) ed un altro orizzontale, necessario quest’ultimo per definire il centro del primo cerchio.

Dove il cerchio intersecava la linea della muratura furono posti i centri dei 2 cerchi successivi, come mostrato in figura. Per tracciare i cerchi, prima di tutto era necessario stabilirne il raggio.

Purtroppo, nonostante le numerose ricerche volte a capire l’enigma delle perfette misure della piramide, sembrava che nessuna delle unità di misura considerate (cubito comune, cubito reale) avesse a che fare con quelle dell’Antico Egitto finché Sir Isaac Newton non ipotizzò, tre secoli fa, l’esistenza di un cosiddetto “cubito sacro” usato non solo per la Grande Piramide ma anche per l’Arca di Noé e il tempio di Gerusalemme. Questa teoria è oggigiorno comunemente accettata da egittologi e piramidologi, almeno per quanto riguarda la Grande Piramide.

econdo i calcoli del professor Sitchin la misura del raggio dei tre cerchi corrisponde a 60 cubiti sacri. Questa misura ricorre in modo impressionante sia nella struttura interna che nelle dimensioni della base della Piramide.

Proiettati i tre cerchi il lato della piramide poteva innalzarsi a formare un angolo perfetto di 52°. Solo questa misura, infatti, avrebbe potuto incorporare il valore del π greco all’interno della Piramide.

Nella figura “Intersezioni” possiamo notare come queste misurazioni siano state utili per determinare diversi punti di giunzione e intersezioni di condotti e gallerie.

Condotti E – F

(citazione da “Guerre Atomiche al Tempo degli Dei” – Zecharia Sitchin, pag. 224)

“Dal fondo del condotto D venne poi scavato il condotto E, inclinato esattamente di 45° rispetto a D. La scia che il teodolite proiettava da E verso l’alto intersecando il cerchio 2 al punto 5, forniva la pendenza con cui costruire il lato della piramide e contrassegnava anche il livello mediano, quello su cui dovevano essere posti la Camera del Re e l’Anticamera e sul quale doveva finire la Grande Galleria.

Proiettata verso il basso, la pendenza di E determinava il punto P nel quale doveva finire il Passaggio Discendente, mentre la linea verticale da P dava origine al gradino S nel Passaggio Orizzontale superiore.”

“Passando poi al terzo cerchio, vediamo che il suo centro (punto 3) contrassegnava la linea centrale verticale della Piramide.

Dove essa intersecava la linea mediana venne posto il Grande Gradino Superiore (U), che segnava la fine della Grande Galleria e l’inizio del pavimento della Camera del Re.

Sempre sulla linea centrale era posta anche la Camera della Regina (Q).

Collegando il punto 2 con il punto U si otteneva la linea del pavimento del Passaggio Ascendente e della Grande Galleria.

Il condotto F venne quindi scavato dalla fine del condotto E, in modo che intersecasse la linea ascendente del pavimento (2-U) formando un angolo preciso di 90°.

Dalla sua intersezione con il primo cerchio (punto 6) venne tracciata una linea che, passando per il punto 2, salisse fino al lato della Piramide (punto 7): questa linea definiva il Passaggio Discendente, la sua congiunzione con il Passaggio Ascendente (al punto 2) e l’ingresso alla Piramide.

nota: in questa analisi non ho trovato una perfetta corrispondenza, nel modello preso ad esempio, rispetto alla linea P-S; l’angolo F-U2 e la linea orizzontale B-7. Questo, secondo me, perché il condotto C viene rappresentato in modo regolare mentre si tratterebbe dell’unico condotto “irregolare” presente nella piramide. E’ dunque dubbia la posizione rappresentata dalla base di B. Mi sarebbe piaciuto verificare questa conclusione tramite il modello originale del progetto UPUAUT, se il team omonimo non si fosse sciolto e il suo promotore non fosse irrecuperabile…

Conclusioni

Lavorando con questo modello mi sono preso la libertà di continuare a seguire la linea di ragionamento proposta, realizzando un’altra serie di cerchi superiori che mi hanno portato a nuove scoperte, come si può vedere nella figura.

Mi sono così accorto che i cerchi 5 e 6 intersecano perfettamente la fine dei 2 condotti cosiddetti “di aereazione” che partono dalla Camera del Re, come della “quasi perfetta” corrispondenza dell’ultimo cerchio superiore con i 2 lati Nord e Sud della Piramide.

Mi sono spinto oltre.

Ho continuato a tracciare cerchi con la stessa tecnica suggerita per i primi tre. Rispettata la misura del cubito sacro e dei numeri sacri, ho raddoppiato la misura del raggio dei cerchi (da 60 a 120) e il risultato è stato che questi cerchi più grandi, insieme agli altri, definiscono con precisione la misura dei segmenti orizzontali dei condotti della Camera della Regina. Coincidenza anche questa?

Abbiamo illustrato quindi la teoria del professor Sitchin in merito alle geometrie della Grande Piramide accorgendoci contemporaneamente che forse non tutto è ancora stato svelato di questa intelligente intuizione.

Ci rendiamo conto dell’approssimazione del nostro lavoro che trae il suo materiale da una copia del modello sviluppato dal team UPUAUT, non possiamo quindi dare una completa valenza a quanto esposto che deve essere preso unicamente come spunto di riflessione in attesa di ulteriori perfezionamenti.

Questo, ovviamente, senza nulla togliere al preziosissimo lavoro di Rudolf  Gantenbrink e del suo team che, come ricordiamo, consisteva nell’esplorazione e misurazione dei cosiddetti pozzi di aereazione.

Supponiamo quindi che il resto della piramide, condotti, camere e corridoi, sia stato disegnato con minor precisione. Questo potrebbe giustificare la presenza di errori nelle corrispondenze come specificato nelle note all’articolo.

Abbiamo visto che i vari condotti considerati “di servizio” presentano caratteristiche coincidenti con innumerevoli punti nevralgici della Grande Piramide.

Ci siamo convinti del fatto che non possono essere stati realizzati a scopo di controllo o di servizio, nulla nella Grande Piramide sembra essere stato costruito a caso e gli enigmi sono ancora molti, con buona pace di coloro che ritengono non ci sia più nulla da scoprire al riguardo. E’ altresì rimarchevole la somiglianza di questa figura risultante con quella del Fiore della Vita, offrendoci un nuovo spunto sul significato di questo simbolo e il senso di tutta la piana di Giza.

Vedremo prossimamente come il condotto C sia stato realizzato successivamente e per uno scopo ben preciso: liberare un prigioniero racchiuso nella piramide.

Si trattava di un “dio” potente, il cui nome riecheggia nelle cronache che si riferiscono alla stessa creazione del Sistema Solare, un rappresentante di quegli Anunnaki della mitologia Sumera che vi fu imprigionato e successivamente liberato dagli stessi costruttori della piramide, gli unici in grado di portare a termine questo delicato quanto difficile incarico.

Related Posts with Thumbnails

1 commento per quento post

22 luglio 2013 | 19:31 | luigi

non riesco a vedere le immagini….peccato!
che programma serve?

Lascia un commento






Migrare il contenuto del vecchio sito ha portato alla perdita di alcune informazioni, chiedo scusa anticipatamente agli autori di articoli e documenti qualora abbia, involontariamente, omesso di citarli.