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	<title>roswell.it &#187; Eventi storici</title>
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		<title>UFO, la divina punizione</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Apr 2007 12:30:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roswell</dc:creator>
				<category><![CDATA[dal passato]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi storici]]></category>
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		<description><![CDATA[Nel Giornale di bordo di Cristoforo Colombo, in data sabato 15 settembre 1492, troviamo la seguente annotazione: &#8220;Navigò in questo giorno, compresa la notte, 27 leghe e più, in direzione di ponente. Al cominciar della notte videro cader dal cielo una meravigliosa striscia di fuoco, a quattro o cinque leghe dai navigli.&#8221; Ciò che ricorda [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="plus-one-wrap"><g:plusone href="http://www.roswell.it/2007/04/27/ufo-la-divina-punizione.html"></g:plusone></div><p><img src="http://www.roswell.it/wp-content/uploads/vascello1.miniatura.jpg" title="vascello1.jpg" alt="vascello1.jpg" align="left" border="1" hspace="5" vspace="1" />Nel Giornale di bordo di <em>Cristoforo Colombo</em>, in data sabato 15 settembre 1492, troviamo la seguente annotazione:<br />
<em>&#8220;Navigò in questo giorno, compresa la notte, 27 leghe e più, in direzione di ponente.<br />
Al cominciar della notte videro cader dal cielo una meravigliosa striscia di fuoco, a quattro o cinque leghe dai navigli.&#8221;</em></p>
<p>Ciò che ricorda essere una meteora, è definita dal navigante Bartolomeo de Las Casas, un &#8220;meravilloso ramo de fuego&#8221;; il marinaio, nella sua Historia de las Indias, aggiunge:<br />
<em>&#8220;E tutte queste cose agitavano e attristavano gli uomini, i quali incominciavano a credere che fossero segnali di malaugurio.&#8221;<br />
</em><span id="more-182"></span>In una Cronaca della Zentralbibliothek di Zurigo, riferita alla città di Zessenhausen, si documenta che nell&#8217;anno 1544 erano stati visti segni sul sole e sulla luna; la gente cominciò a spaventarsi temendo che Dio volesse punire la terra e i suoi peccati.<br />
L&#8217;apparizione dei meravigliosi segni nel cielo fu preceduta da un terremoto.<br />
<img src="http://www.roswell.it/wp-content/uploads/stella.jpg" title="stella.jpg" alt="stella.jpg" align="left" border="1" hspace="5" vspace="1" />Il 4 maggio tra le 4 e le 5 della notte, numerosi contadini della cittadina tedesca di Phorzhaim osservarono una stella con una lunga coda, grossa quanto una pietra di mulino; essa lanciava delle faville ed in seguito si inabissò nel fiume facendone ribollire le acque; non si trattava di un meteorite: riemerse producendo un boato spaventoso e, dopo un breve volo, si posò su un campo bruciandone il terreno. Non era nemmeno un fulmine globulare: alla fine di quelle peripezie si sollevò dal suolo schizzando verso il cielo, per riunirsi con la grande stella; dopodiché i due ordigni scomparvero entrambe.<br />
<!-- adman --><br />
Curiosamente, le cronache locali illustrarono l&#8217;evento, ben descritto, con un&#8217;immagine di sfrenata fantasia: un drago dalla cui coda partiva un getto di fuoco (evidentemente l&#8217;episodio venne interpretato come un dispetto del Maligno, di cui il drago è un simbolo).<br />
Dopo quelle apparizioni, le genti del posto videro apparire nel cielo strani miraggi: figure di antichi guerrieri e conti che molto prima avevano abitato la zona, quasi come se qualcuno si divertisse a proiettare strani ologrammi nel cielo (il che, ancora una volta, ricorre nella moderna casistica ufologica). Si narra ancora, inoltre, che nel 1520, al &#8220;tempo del cavaliere Massimiliano&#8221;, venne visto una sorta di &#8220;albero luminoso&#8221; scendere dal cielo, posarsi al suolo e poi nuovamente risalirvi per unirsi ad un grande cerchio.<br />
<img src="http://www.roswell.it/wp-content/uploads/primopiano_dante_alighieri.miniatura.jpg" title="primopiano_dante_alighieri.jpg" alt="primopiano_dante_alighieri.jpg" align="left" border="1" hspace="5" vspace="1" />Un avvistamento registrato su Firenze nel XVI° secolo è stato recuperato dallo studioso Gabriele Parnis dal &#8220;Diario Architetti Parigi&#8221; esistente nel Gabinetto degli Uffizi di Firenze.<br />
Nel documento si leggeva: <em>&#8220;A dì 31 marzo a 1/2 mezza di notte venne sopra Fiorenza un razzo non mai visto e la mattina seguente a ore 9 una fiamma di fuoco rosso sopra al Palazzo&#8221;</em>.<br />
Sopra la nota si legge la data <em>&#8220;a dì 29 marzo 1582&#8243;</em>. <em>&#8220;Con questo documento&#8221;</em>, commentava il ricercatore Solas Boncompagni, <em>&#8220;salgono a tre i fenomeni strani che in varie opere vengono riferiti e che interessarono nel passato il cielo di Firenze. Gli altri, infatti, sono quelli ricordati da Dante ne Il Convivio e da Cellini nella sua Vita.<br />
Ne Il Convivio Il, XIII, 22 è scritto: E Seneca dice che ne la morte d&#8217;Augusto imperatore vide in alto una palla di fuoco; e in Fiorenza, nel principio de la sua distruzione (1301 &#8211; venuta in Firenze di Carlo di Valois), veduta fu ne l&#8217;aere, in figura d&#8217;una croce, grande quantità di questi vapori seguaci della stella di Marte&#8221;</em>.</p>
<p>In una miniatura del XVI° secolo è raffigurata una cometa dalla stranissima forma a disco, che appare sopra un palazzo davanti al quale si danno battaglia due guerrieri.<br />
In cielo è visibile anche un calice (probabilmente il Santo Graal). É possibile una rilettura psicologica.</p>
<p><img src="http://www.roswell.it/wp-content/uploads/lunatb3.miniatura.jpg" title="lunatb3.jpg" alt="lunatb3.jpg" align="left" border="1" hspace="5" vspace="1" />Nella Gazzetta di Norimberga del 14 aprile 1561 si legge: <em>&#8220;Molti videro delle sfere di color sangue, blu e nere, e dei dischi circolari attorno al sole. Si videro anche due o tre tubi cilindrici che contenevano queste palle. Questi elementi parvero lottare gli uni contro gli altri e il tutto durò un&#8217;ora. Poi tutto sparì con un gran vapore&#8221;</em>.<br />
Ripresa anche dal celebre psichiatra svizzero Carl Gustav Jung, per dimostrare come il fenomeno degli UFO potesse essere un mito presente da secoli nell&#8217;inconscio collettivo planetario, l&#8217;immagine che illustrava la cronaca è stata confrontata dai moderni ufologi con le foto di sigari volanti da cui escono dei dischi di minori dimensioni, trovando straordinari parallelismi con quelli che era stato scambiati cannoni che sparavano palle volanti.</p>
<p><a href="http://www.roswell.it/wp-content/uploads/basel.jpg" title="Volantino di Basilea" rel="lightbox"><img src="http://www.roswell.it/wp-content/uploads/basel.miniatura.jpg" title="Volantino di Basilea" alt="Volantino di Basilea" align="left" hspace="5" vspace="1" /></a>Un evento analogo è illustrato nel Volantino di Basilea (custodito nella raccolta Wickiana della Biblioteca di Zurigo) e riferito al 7 agosto 1566; così lo descrive Samuel Coccius: &#8220;Il 7 agosto all&#8217;alba si videro molte grandi sfere dirigersi verso il sole e poi combattersi: molte divennero rosso fuoco e si consumarono svanendo&#8221;. Alla cronaca era accluso il disegno di sfere bianche e nere sopra la cattedrale, additate dai terrorizzati cittadini svizzeri.</p>
<p><img src="http://www.roswell.it/wp-content/uploads/giacomo-casanova.miniatura.jpg" title="Giacomo Casanova" alt="Giacomo Casanova" align="left" border="1" hspace="5" vspace="1" />E troviamo gli UFO persino nelle memorie del celeberrimo Giacomo Casanova che, nella <strong>Storia della mia vita</strong>, ricorda: <em>&#8220;Raggiunsi Otricoli a piedi, perché volevo vedere con calma il ponte antico, e da Otricoli un vetturino mi condusse per quattro paoli a Castelnuovo. Ne partii a mezzanotte e feci la strada ancora a piedi arrivando a Roma alle nove dei mattino dei primo di settembre. Ma ecco un episodio che forse divertirà alcuno dei miei lettori. Avevo lasciato Castelnuovo da un&#8217;ora e me ne andavo alla volta di Roma in un&#8217;aria tranquilla e sotto un cielo sereno quando notai a dieci passi da me a destra una fiamma piramidale alta un cubito e sollevata da terra quattro o cinque piedi, che mi accompagnava. La fiamma si fermava quando io mi fermavo, e quando la strada era fiancheggiata da alberi non la vedevo più, ma tornavo a vederla quando avevo superato le piante. Mi ci avvicinai parecchie volte e di tanto io mi avvicinavo di tanto essa si allontanava. Provai a tornare sul miei passi e allora non la vedevo più, ma quando riprendevo il cammino la ritrovavo allo stesso posto. Scomparve soltanto con la luce del giorno. Debbo dire che, a dispetto delle mie conoscenze di fisica, la vista di questa piccola meteora mi fece nascere delle strane idee. Ebbi l&#8217;accortezza di non parlarne a nessuno. Arrivai a Roma con sette paoli in tasca&#8221;</em>.</p>
<p><img src="http://www.roswell.it/wp-content/uploads/mappa.jpg" alt="Antica Mappa" height="210" width="500" /><br />
L&#8217;apparizione di due misteriosi dischi luminosi al di sopra di due vascelli, in pieno mare, è illustrata in una stampa del XVI° secolo, il Theatrum Orbis Terrarum (Firenze, Museo della scienza). Anche in pieno rinascimento queste apparizioni venivano rilette come precisi moniti divini, non più però alle popolazioni, ma ai politici e sovrani del tempo. Nella cronaca che segue, tratta da un opuscolo (o planchetta) del 1589 in francese, e di cui esiste anche una trascrizione lionese di Anatole Claudin, ne troviamo un chiaro esempio.<!-- adman --><br />
Il primo avvenimento riferito è chiaramente il passaggio di una meteora, come dimostra il fatto che l&#8217;ordigno bruci in pochi istanti; il secondo episodio è invece più marcatamente ufologico.<br />
In entrambi i casi per le due apparizioni veniva proposta un&#8217;interpretazione &#8220;spirituale&#8221;.<br />
L&#8217;opuscolo riportava: <em>&#8220;Sappiamo, o popolo cattolico, che nostro Signor Gesù Cristo, prima che distruggesse e cancellasse la città di Sodoma e Gomorra, fece molti prodigi&#8230; analogamente io potrei certamente dire altrettanto o quasi di tutte le città della nostra desolata Francia, nelle quali vediamo altrettanta empietà. Se non ci correggiamo, certamente vedremo l&#8217;ira di Dio, come già ne abbiamo veduto un inizio davanti ai nostri occhi nella città di Bloys, dove abbiamo perduto le due luci della nostra Francia per colpa di un malvagio ed infelice tradimento. Noi dobbiamo emendarci e fare penitenza e convertirci, vedendo i prodigi orribili e spaventosi che si sono manifestati in molti posti della nostra Francia, e soprattutto sulla città di Bloys, sulla quale nel giorno dello scorso Natale (1588; N.d.A.) cadde una fiaccola di fuoco ardente, che si dissolse in un istante; poi, nel seguente giorno degl&#8217;Innocenti, apparvero in cielo, verso le sette o le otto ore di sera due uomini in armatura bianca, che avevano nella mano destra una spada tagliente insanguinata, i quali rimasero poco dinanzi agli occhi delle persone che erano là a guardarli, volendo quasi dimostrare così la morte di qualche gran principe, per la malvagità ed i tradimenti che sono stati commessi da poco tempo in qua e che si commettono tutti i giorni. Poco dopo si videro (sempre nel cielo; N.d.A.) delle squadre armate, tutte luminose, lottare con le loro lance le une contro le altre, significando le guerre, e le vittorie che noi avremo contro gli eretici se ben tosto vi metteremo riparo sia per mezzo delle preghiere che per mezzo delle armi&#8221;</em>.<br />
Proseguiva la cronaca: <em>&#8220;Altri segni spaventevoli apparsi in cielo tra Parigi e Saint Denis. In Francia, il dodici e il tredici di gennaio 1589. Giovedì 12 gennaio 1589 sono state viste di notte due grosse nubi tra Parigi e Saint Denis, che emanavano grande luminosità, e venendo l&#8217;una contro l&#8217;altra si sono unite e poi hanno indietreggiato; ne sono sortite in gran numero saette e lance di fuoco e la battaglia durò a lungo; poi, dopo aver ben combattuto, si ritirarono allineandosi di testa e poi ricominciarono a muoversi e passarono sopra la città di Parigi e andarono in linea retta verso il Mezzogiorno. Poi, il venerdì tredici del detto mese di gennaio, si è visto anche, in cielo, un corpo a forma di falce lunare con sopra una stella, come una cometa che brillò per tutto il giorno, e di cui il popolo fu molto impressionato. Popolo Cristiano, preghiamo Dio che ci preservi da quello che gli astri ci minacciano. Così sia&#8221;</em>.</p>
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		<title>Tunguska</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2006 19:04:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roswell</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Ufologia]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="plus-one-wrap"><g:plusone href="http://www.roswell.it/2006/01/21/tunguska.html"></g:plusone></div><p style="text-align: center"><img src="http://www.roswell.it/wp-content/tunguska.jpg" title="Tunguska" alt="Tunguska" border="1" /></p>
<p>E&#8217; il 30 Giugno del 1908 quando alle  7:14 dell&#8217;ora locale un oggetto infuocato di imprecisata velocità, squarcia il sereno cielo siberiano e si schianta nella taiga. La sua potenza distruttrice genera un&#8217;esplosione pari a 12 megatoni (5 X 10 alla 16 J), vale a dire mille bombe di Hiroshima. Una forza invisibile schiaccia e abbatte tutti gli alberi in un raggio di 770 miglia, accanto al fiume Tunguska, abbattuti e rovesciati con le radici completamente fuori dal terreno. Le poche piante che si salvano, squarciate e bruciate, restano a disegnare un paesaggio spettrale. Le temperature sviluppate intorno ai   dalla violenta esplosione (intorno ai 15000 gradi Kelvin) determinarono la distruzione di interi branchi di renne.  All&#8217; esplosione termica iniziale seguono violentissime onde d&#8217; urto, una tempesta infuocata ed una pioggia nera che contaminò il territorio per centinaia di miglia. <span id="more-87"></span>La scossa sismica che ne derivò fu registrata negli osservatori di Mosca, Parigi, Londra e perfino Washington, dall&#8217; altra parte del globo. Una gigantesca colonna di fuoco si alzò nel terso cielo azzurro, raggiungendo un&#8217; altezza tale da rendere visibile la sua luce accecante agli sbigottiti siberiani distanti centinaia di miglia. I bagliori furono visibili anche in Europa e Asia, tanto che un  golfista Inglese scrisse sul Times di aver potuto quella sera tranquillamente leggere un libro a l&#8217;una di notte.Il boato dell&#8217;esplosione fu udito fino a 200 chilometri dall&#8217; epicentro. l khan (sindaco) di Vanavara, l&#8217;unico villaggio nei pressi, a 80 km, mandò degli esploratori a vedere cosa fosse accaduto alle renne al pascolo in quella regione. Tornati, questi racconteranno storie di morte e distruzione tali che l&#8217;intiera zona divenne in breve tempo tabù.</p>
<p>Ma quale evento avrebbe generato una tale catastrofe? Le prime risposte a questa domanda arrivarono dopo ben 19 anni dalla data dell&#8217;evento, questo perchè nel frattempo la Russia stava attraversando una complicata situazione politica (la fine della guerra russo-nipponica, rivoluzioni, brigantaggio), e per questo motivo  i fatti di Tunguska non rappresentarono una preoccupazione prioritaria.</p>
<p>Ma a quanto pare i governi non furono gli unici a non dare importanza al fenomeno, tant&#8217;è che perfino nei giorni a ridosso della catastrofe nessuno ne parlò, furono spese solo poche righe su alcuni giornali locali. Uno di questi, il  &#8216;Sibirskaya Zhizn&#8217;  proponeva una ipotesi meteorica del fenomeno. Fu prorpio leggendo tale quotidiano che il ricercatore scientifico Leonid Kulik, si mise a capo di una spedizione per conto dell&#8217;Accademia delle Scienze Russa, per far luce sull&#8217;accaduto. Una volta giunto sul posto, quello che si parò davanti agli occhi dell&#8217;incredulo Kulik fu uno scenario apocalittico, non vi era infatti più traccia della foresta che avrebbero dovuto trovarvi, vi erano solo arbusti divelti e carbonizzati nell&#8217;area di almeno 2200 km quadrati. Ma nonostante anni di ricerche e inutili scavi nelle torbiere del monte Stojkoviched, il drenaggio dei laghetti della Palude Sud, Kulik non riuscì mai a trovare nessuna traccia del cratere che il metorite di ferro-nichel alla base della sua teoria, avrebbe dovuto lasciare. Per spiegare l&#8217;assenza di tracce Kulik affermò che si sarebbe dovuto trattare non di un singolo meteorite, bensì di uno sciame,ma  anche in questo caso non mancarono le smentite, infatti se così fosse stato, si sarebbero dovuti trovare almeno dei piccoli frammenti. Ma così non fu e con l&#8217;avvento della seconda guerra mondiale e della dittatura stalinista il mondo dimenticò l&#8217;enigma di Tunguska, almeno fino a quando  lo scrittore di fantascienza e saggista sovietico ing. Alexander Kazantsev, propose  attraverso una serie di articoli ed il libro &#8220;L&#8217;ospite dello spazio&#8221;, un ipotesi ufologica dell&#8217;impatto, molto singolare. Egli era fermamente convinto che data l&#8217;assenza di prove materiali di un impatto meteorico, quella dell&#8217;UFO crash fosse un ipotesi plausibile. Neanche a dirlo, nell&#8217;arco di breve tempo, numerose istituzioni tuonarono contro questa teorie giudicata assurda, e così l&#8217;Accademia delle Scienze russa decise di aprire nuove ed accurate indagini. Ma ancora una volta non fu trovato nulla di definitivo.</p>
<p><strong>Le ipotesi</strong><br />
Al fine di facilitare una più attenta analisi dei fatti, abbiamo ritenuto utile catalogare le numerose ipotesi affinchè possiate avere un quadro complessivo della casistica.</p>
<p>1) IPOTESI COMETARIA<br />
Nel 1978 l&#8217;astronomo cecoslovacco Lubor Kresak rilanciava l&#8217;ipotesi cometaria, asserendo che l&#8217;ordigo di Tunguska altro non era che un pezzo staccatosi dalla cometa Encke. Si sarebbe trattato dell&#8217;esplosione del nucleo radioattivo di una cometa.Ma ben presto approfonditi studi confutarono questa ipotesi. Il ritrovamento nel 1987 di un frammento si iridio sarà la prova che scarterà definitivamente tale teoria..</p>
<p>2) IPOTESI METEORICA E ASTEROIDEA<br />
L&#8217;ipotesi che a tuttoggi convince di più, sorretta da numerosi studiosi, sarebbe quella che identificherebbe l&#8217;oggetto in questione con un  asteroide di natura rocciosa, grande come un grattacielo  del peso di circa 1milione di tonnellate, ma poco compatto. La sua scarsa compattezza sarebbe stata alla base della sua esplosione a qualche centinaio di metri dalla superficie. Secondo questa teoria l&#8217;asteroide viaggiando ad una velocità di circa 15 km/s sarebbe penetrato all&#8217;interno dell&#8217;atmosfera terrestre e sottoposto alla resistenza dell’aria si sarebbe frantumato, a questo punto una volta decelerato  si sarebbe riscaldato fino a raggiungere i 30.000 gradi Kelvin. L’enorme calore prodotto avrebbe provocato l’incendio della foresta e l’immane onda d’urto, stimata in termini di pressione intorno ad 1 tonnellata/mq, che avrebbe abbattuto gli alberi, e quant&#8217;altro siparò sul suo cammino, lasciando al suolo un&#8217;orma &#8216;a farfalla&#8217; di 2150 kmq di terra devastata.</p>
<p>L&#8217;enorme fungo sarebbe stato responsabile dell&#8217;esplosione captata dai sismografi e della segnalazione, sui magnetometri russi, di un momentaneo &#8216;secondo polo nord&#8217;, a Tunguska. Con questa ipotesi si spiegherebbe anche perchè alcune chiazze  chiazze di vegetazione siano rimaste quà e là intatte. Merito delle nuvole a pecorelle, che avrebbero protetto alcuni sprazzi di terreno dal rogo irradiante, che si alimentava dell&#8217;azoto atmosferico, ossidato dalle alte temperature.</p>
<p>Il ritrovamento nel 1987 di un frammento di iridio (metallo particolarmente presente nei meteoriti), sembrò essere una conferma delle ricerche dello studioso  croato Korado Korlevic,  che  partecipò alla spedizione internazionale del 1990 ed autore del libro &#8220;Tunguska Risolto&#8221;. Oltre all&#8217;iridio, nella zona prossima all&#8217;epicentro, furono trovate anche delle piccole sferette vetrose, come documentò nel settembre del 1986 Il National Geographic, anche questi frammenti  &#8220;indicavano che si era trattato di un evento meteorico&#8221;. &#8220;Piccolissime sferule vetrose con diametro compreso tra pochi micrometri ed un millimetro, somigliavano molto alle Tectiti; tuttavia di meteoriti non se ne trovò mai traccia&#8221;, scriverà la rivista &#8220;L&#8217;astronomia&#8221; nel novembre 1992.</p>
<p>Nessun meteorite, nessun cratere, insomma troppe lacune&#8230;.per questa teoria che sembra spiegare solo in parte cosa successe; una ipotesi teoricamente valida, ma che non lo è altrettanto dal punto di vista pratico!</p>
<p><strong>BUCO NERO</strong><br />
Nel 1973 J. Ryansi ipotizzò che la catastrofe di Tunguska  fosse da imputare ad un mini-buco nero, che avrebbe attraversato la Terra. Questa bizzarra ipotesi, tra l&#8217;altro, inverificata, non fu mai presa sul serio, visto e considerato che un buco-nero, anche se di piccole dimensioni avrebbe generato danni assai più grandi!</p>
<p><strong>ANTIMATERIA</strong><br />
Ma c&#8217;è anche chi avrebbe ipotizzato, alla luce della scoperta dell&#8217;animateria, che l’esplosione sarebbe avvenuta a causa di una quantita&#8217; appunto di  antimateria compresa tra i 300 grammi e 5 tonnellate, con un diametro compreso tra i 4 e i 100 cm.</p>
<p>La teoria sull&#8217;antimateria ci dice che nel caso in cui della MATERIA incontrasse dell&#8217;ANTIMATERIA si andrebbe incontro ad annichilazione, la quale produrrebbe una quantità di energia esplosiva impressionante. Ma il problema di questa teoria consiste essenzialmente nel fatto che se ciò si fosse davvero verificato, l&#8217;Antimateria cosmica si sarebbe dovuta  annichilire già a contatto con la materia presente negli strati alti dell&#8217;atmosfera.</p>
<p><strong>IL RITORNO DELLA CODA MAGNETICA TERRESTRE</strong><br />
L&#8217;ipotesi secondo cui i danni provocati nella zona di Tunguska erano imputabili ad un fenomeno fisico noto come ritorno o contraccolpo della coda magnetica terrestre, fu scartata come poco probabile in seguito, alle segnalazioni di alcuni testimoni oculari, che giuravano di aver visto un oggetto luminoso attraversare il cielo.</p>
<p><strong>LA TEORIA DELL&#8217;AGENZIA NOVOSTI</strong><br />
Secondo quanto reso noto dall&#8217;agenzia di stampa Novosti il 20 settembre 1989, il bolide di Tunguska sarebbe stato un piccolo meteorite caduto in un giaciemnto ricco di gas condensato, trovato dai geologi sotto il bacino di  un fiume locale.  Il ruolo svolta dal meteorite sarebbe stato quello di un grande fiammifero acceso che a contatto con il gasdotto avrebbe dato luogo ad una esplosione di dimensioni apocalittiche. Ma la probabilità in termini statistici che ciò si sia verificato è veramente molto remota.</p>
<p><strong>IPOTESI ALIENA</strong><br />
E&#8217; la seconda ipotesi più accreditata dopo quella meteorica, essa fu proposta intorno al 1946 dall&#8217;ingegnere sovietico Alexander N. Kazantzev, e ripresa inseguito anche da T.Atkis e J.Baxter nel &#8217;76 ne &#8220;Il fuoco venuto dal cielo&#8221; e, nell&#8217; &#8217;84, dall&#8217;accademico Vassiliev.</p>
<p>Secondo l&#8217;interpretazione di questi studiosi, ciò che precipitò nella zona di Tunguska non fu un meteorite, bensì un oggetto volante non identificato guidato  da entità intelligenti. Il mezzo volante secondo questa teoria sarebbe stato alimentato da poteti motori che sfruttavano energia nucleare, nel 1959, il prof. Felix Zihgel, dell’Istituto di Aviazione di Mosca confermò tale ipotesi.</p>
<p>Alla luce delle testimonianze di coloro che videro quanto precipitò sui cieli di Tunguska, numerosi ricercatori si ritengono convinti che il mezzo esploso fosse stato sicuramente artificiale, esso infatti aveva una forma a cilindro allungato e si ristringeva alle estremità, inoltre la sua velocità stimata secondo quanto visto dai testimoni, non avrebbe superato i 2500 km/h, una velocità troppo bassa per un oggetto proveniente dallo spazio. Se ragionando per assurdo, un meteorite si fosse introdotto nella nostra atmosfera a quella velocità sarebbe dovuto essere così grande da oscurare il cielo. A detta dei testimoni inoltre l&#8217;oggetto avrebbe eseguito una serie di manovre per così dire &#8220;intelligenti&#8221;mutando rotta più volte durante la discesa e descrivendo un arco di circa 600 Km.</p>
<p>Nel letto del fiume Vashka, lungo la traiettoria dell&#8217;oggetto, fu trovato non molto tempo fa, un frammento metallico brillante dalle curiose proprietà, esso ad esempio quando veniva sfregato fortemente, produceva scintille. Il frammento fu analizzato dal Dott. Valentin Fomenko, laureato in Scienze Tecnologiche e membro della Commissione sui Fenomeni Anomali. Le dichiarazioni che egli riporto a seguito delle analisi furono  che il frammento in questione  era costituito da un insieme di elementi rari (sulla Terra!): 67,2 % di cerio, 9% di neodimio, 10,9% di lantanio e solamente dello 0.04 % di uranio e molibdenio. Alcuni di questi elementi citati, come ad esempio i primi tre, sono assolutamente rari, figuriamoci se  aggregati in un oggetto di forma assolutamente regolare. Inoltre, l’oggetto non possedeva, nella sua struttura, atomi di ossigeno e non presentava traccia di ossidazione, cosa impossibile in oggetti terrestri. Infine, qualsiasi fusione di elementi rari ottenuta sulla Terra presenta tracce di sodio e calcio. In questo oggetto ritrovato non c&#8217;è traccia dei due elementi! L’analisi mostra una struttura cristallina sconosciuta, o meglio, questa struttura cristallina composta da poche centinaia di atomi, sulla Terra si conosce solo teoricamente e si suppone che per ottenerla occorra una compressione a bassa temperatura e a decine di migliaia di atmosfere. L’analista, pertanto, concluse, a ragione, che tale oggetto, decisamente, aveva una origine artificiale non terrestre!</p>
<p>E&#8217; possibile che quell&#8217;oggetto sia stato parte di un veivolo extraterrestre schiantatosi proprio nella zona di Tunguska? Non possiamo saperlo con certezza, ma nulla è da escludere!</p>
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		<title>Incidente a Corona</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Mar 2005 09:49:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roswell</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La notizia meritava la prima pagina: &#8220;L&#8217;Aeronautica cattura un disco voltante in un ranch nei pressi di Roswell&#8220;, &#8220;L&#8217;Esercito dichiara di aver trovato un disco voltante&#8220;, &#8220;L&#8217;Esercito trova un disco volante vicino a un ranch nel New Mexico&#8220;. Era l&#8217;8 luglio del 1947 e il tenente Walter Haut, addetto stampa della base militare di Roswell, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="plus-one-wrap"><g:plusone href="http://www.roswell.it/2005/03/03/incidente-a-corona.html"></g:plusone></div><p align="left"><img src="http://www.roswell.it/wp-content/uploads/crash.jpg" title="UFO Crash" alt="UFO Crash" align="left" border="1" hspace="5" vspace="1" />La notizia meritava la prima pagina: &#8220;<em>L&#8217;Aeronautica cattura un  disco voltante in un ranch nei pressi di Roswell</em>&#8220;, &#8220;<em>L&#8217;Esercito dichiara  di aver trovato un disco voltante</em>&#8220;, &#8220;<em>L&#8217;Esercito trova un disco volante  vicino a un ranch nel New Mexico</em>&#8220;. Era l&#8217;8 luglio del 1947 e il tenente  Walter Haut, addetto stampa della base militare di Roswell, aveva appena diffuso  la notizia più eclatante del secolo.<br />
La successione dei tempi è determinante  nella vicenda che stiamo per raccontare. La notizia venne data a mezzogiorno ora  del New Mexico, quindi la maggior parte dei quotidiani americani del mattino non  riuscì a pubblicarla, vista la differenza di fuso orario. Fecero in tempo,  invece, quasi tutti i giornali della sera, che nelle ultime edizioni diedero  enorme rilievo all&#8217;accaduto. Il primo lancio della notizia era partito dalla  base militare; l&#8217;ufficio dello sceriffo e i giornali locali furono sommersi di  telefonate. Poi, improvvisamente, l&#8217;esercito cambiò versione: non era un UFO ma  solo un pallone sonda.<span id="more-166"></span><br />
Così i giornali del 9 luglio smontarono la storia:  &#8220;Ridimensionate le voci sui dischi volanti; il disco del New Mexico è soltanto  un pallone-sonda&#8221;; nei giorni successivi furono pubblicate le foto del &#8220;relitto&#8221;  e dell&#8217;incidente nessuno parlò più per 30 anni.<br />
Molto probabilmente questa  storia sarebbe rimasta nel dimenticatoio, se non fosse stato per l&#8217;incontro  fortuito, avvenuto nel 1978, tra il fisico nucleare Stanton Friedman e il  direttore di una stazione televisiva della Louisiana. Mentre aspettava di essere  intervistato sulla sua attività di ricerca sugli UFO, Friedman attaccò discorso  con il direttore, che gli consigliò di andare a parlare con un certo Jesse  Marcel: &#8220;<em>Quando era militare ha avuto a che fare con questa storia. </em>-  spiegò il direttore -<em> Adesso vive a Houma, in Louisiana</em>&#8220;.</p>
<p align="left"><strong>IL RACCONTO DEL TESTIMONE</strong><br />
Il giorno seguente Friedman si  mise in contatto con Marcel e venne a sapere che all&#8217;epoca dei fatti era  ufficiale dei servizi segreti presso la base aerea di Roswell. Marcel disse di  aver ricevuto l&#8217;ordine di raccogliere i rottami sul luogo dell&#8217;incidente, un  ranch nei pressi di Corona, a 120 chilometri da Roswell; poi avrebbe dovuto  mandarli alla base di Wright, in Ohio, dove l&#8217;esercito americano era solito  ammassare il materiale bellico preso al nemico. Quando Marcel era ormai pronto a  partire per l&#8217;Ohio, l&#8217;addetto stampa, tenente Walter Haut, diede ufficialmente  notizia degli avvenimenti. Poco più tardi, quello stesso giorno, fu deciso di  nascondere la verità e venne data una seconda versione dei fatti: i frammenti  non erano altro che parti di un pallone-sonda meteorologico.<br />
Marcel non  riuscì a ricordare le date esatte; Friedman allora decise di rivolgersi  all&#8217;ufologo William Moore, che già gli aveva offerto aiuto per le ricerche. A  sua volta, Moore venne a conoscenza di una storia che contribuì a dare un primo  inquadramento temporale agli eventi. Nel primo fascicolo della <em><strong>Flying  Saucers Review</strong></em> (Rassegna dei dischi volanti), Hughie Green, personaggio  della televisione, raccontava che, mentre guidava nei pressi di Filadelfia,  aveva sentito alla radio la notizia che l&#8217;esercito aveva trovato un UFO. Green  cercò di saperne di più, ma su questa vicenda nessuno disse altro. Non era  molto, ma almeno aveva la sicurezza del periodo: fra gli ultimi giorni di giugno  e i primi di luglio.</p>
<p align="left"><strong>SI INTENSIFICANO LE RICERCHE<br />
</strong>Moore si recò allora  all&#8217;emeroteca dell&#8217;Università del Minnesota e consultò i quotidiani dell&#8217;8  luglio 1947 con l&#8217;incidente di Corona-Roswell in prima pagina. I giornali  facevano i nomi del titolare del ranch, dello sceriffo, del personale della base  di Roswell, e davano riferimenti temporali. Friedman e Moore si buttarono a  capofitto nella ricerca: nel 1980 avevano già parlato con 62 persone in qualche  modo coinvolte nella vicenda, tra cui Bill Brazel, il figlio del mandriano che  aveva trovato il relitto, e i suoi vicini che avevano visto e toccato i rottami,  come Loretta Proctor e il figlio di Jesse Marcel, Jesse junior.<br />
Friedman e  Moore non se l&#8217;aspettavano, ma il tenente Walter Haut, l&#8217;addetto stampa che per  primo aveva dato la notizia degli UFO, abitava ancora a Roswell. Aveva gli  annuari della base e diede un grosso aiuto nell&#8217;individuare le persone e  precisare i dettagli.<br />
Nel 1986 Friedman e Moore avevano così scovato 92  personaggi e pubblicato 6 articoli. Ma non si accontentarono. Friedman convinse  il produttore televisivo del programma <em><strong>Unsolved Mysteries</strong></em> (Misteri  irrisolti) della NBC, a dare un po&#8217; di spazio alla vicenda di Roswell; in questo  modo avrebbe potuto, in qualità di consulente della trasmissione, trovare altri  testimoni. Nell&#8217;agosto 1989, mentre era a Roswell per alcune riprese, Friedman  fece un incontro importante: Gless Davis, impresario di pompe funebri, che aveva  lavorato per la ditta Ballare Funeral Home incaricata dei servizi mortuari per  la base militare.<br />
Davis parlò dell&#8217;attività piuttosto strana all&#8217;interno  della base nell&#8217;estate del 1947. L&#8217;Esercito gli chiese come andavano trattati  dei &#8220;piccoli cadaveri&#8221;, ma quando poi si recò all&#8217;ospedale, fu cacciato con la  forza. Quei &#8220;piccoli cadaveri&#8221; erano i corpi di extraterrestri raccolti dopo  l&#8217;incidente? Dennis pensava di si. Raccontò di aver parlato con un&#8217;infermiere  che aveva visto cadaveri &#8220;particolarmente puzzolenti&#8221; sottoposti ad autopsia. I  corpi avevano una pelle grigio-brunastra, grandi teste senza capelli con fessure  o buchi al posto di naso, bocca e orecchie, quattro esili dita in mani prive di  pollice. Ma poco dopo l&#8217;infermiera scomparve: si era trasferita in Inghilterra,  gli dissero. Quando egli cercò di contattarla, scrivendole, la posta venne  restituita al mittente col timbro &#8220;decaduta&#8221;.<br />
La puntata di <em>Unsolved  Mysteries</em> del settembre 1989 riscosse un grande successo: fu vista da 28  milioni di telespettatori in tutti gli Stati Uniti ed ebbe un lungo seguito di  libri e trasmissioni televisive. A quel punto, gli ufologi si trovarono divisi  in due schieramenti. Se tutti concordavano sul fatto che almeno un UFO era  precipitato vicino al ranch dei Foster, alcuni (e tra questi anche Friedman)  erano convinti che si fosse verificato un secondo incidente, con un altro disco  volante caduto a San Augustin, sempre nel New Mexico.</p>
<p align="left"><strong>L&#8217;ALTRO INCIDENTE<br />
</strong>La tesi del secondo incidente poggia  essenzialmente sul racconto di due testimoni chiave. Il primo, Gerald Anderson,  aveva contattato Friedman nel 1990 dopo aver visto una replica di <em>Unsolved  Mysteries</em>. Proprio in quel periodo Grady &#8220;Barney&#8221; Barnett, l&#8217;altro  testimone, era morto, ma aveva raccontato la sua esperienza a due amici, LaVerne  e Jean Maltasi, che la riferirono a Friedman. Indipendentemente l&#8217;uno  dall&#8217;altro, quindi, due uomini affermavano di aver assistito al ritrovamento di  corpi alieni. Secondo il racconto di Anderson, uno degli extraterrestri era  sopravvissuto allo schianto. Purtroppo, poiché Barnett era morto, non fu  possibile conoscere ulteriori particolari su quanto aveva visto né avere una  controprova delle affermazioni di Anderson. Per questo molti ufologi esprimono  riserve sull&#8217;incidente di San Augustin.<br />
I fatti relativi all&#8217;incidente di  Corona, invece, sono accettati da tutti, o quasi. Quando poi, nel 1992, Stanton  Friedman pubblicò il libro <em><strong>Crash at Corona</strong></em> (scritto a quattro mani  con Don Berliner, esperto di scienza dell&#8217;aviazione), la maggior parte delle  lacune di questa vicenda fu colmata.</p>
<p align="left"><strong>TUTTA LA STORIA<br />
</strong>Tutto cominciò il 2 luglio 1947, quando  il mandriano Mac Brazel sentì una potente esplosione nel mezzo di una tempesta  elettrica. Il mattino seguente Brazel, che lavorava in un ranch a circa 120 km a  nord-ovest di Roswell e 32 km a sud-est di Corona, andò a controllare una pompa  dell&#8217;acqua. Lungo la strada notò strani frammenti disseminati per circa un  chilometro: ne raccolse uno, provò a piegarlo ma questo tornava sempre nella  posizione di prima. C&#8217;erano anche piccole travi a forma di &#8220;<strong>I</strong>&#8220;, di un  insolito color lavanda, sulla cui parte interna si leggevano dei simboli. Le  travi erano leggere, come se fossero di legno di balsa, ma erano infrangibili e  non prendevano fuoco. Il 6 luglio Brazel caricò alcuni rottami sul suo furgone e  li portò allo sceriffo di Roswell, George Wilcox, che si rivolse alla base  dell&#8217;Esercito e parlò con l&#8217;ufficiale dei servizi segreti, maggiore Marcel.  Questi registrò ciascun frammento e osservò che si trattava di pezzi davvero  strani, diversi da qualunque altro rottame che avesse mai visto. Poiché Marcel  aveva preso parte alle operazioni per la bomba atomica, il suo giudizio poteva  essere considerato affidabile. Il comandante della base, colonnello Blanchard,  ordinò a Marcel e a Sheridan W. Cavità del controspionaggio di seguire il  mandriano in campagna per raccogliere gli altri rottami.</p>
<p align="left"><strong>IL RECUPERO DEI ROTTAMI<br />
</strong>Nel libro <em>Crash at  Corona</em>, Friedman riporta il racconto di prima mano fatto da Marcel:  &#8220;<em>Quando arrivammo sul posto, fummo sorpresi nel vedere i rottami sparsi su  una superficie tanto vasta. Non c&#8217;era alcuna traccia di impatto al suolo.  Sembrava che qualcosa fosse esploso sopra il terreno, mentre filava a  grandissima velocità… Appariva chiaro a uno come me, che aveva dimestichezza con  mezzi aerei e con l&#8217;attività aeronautica in genere, che non si trattava di  palloni-sonda, né di aeroplani o di missili</em>&#8220;.<br />
I due militari caricarono  sugli automezzi quanti più frammenti poterono. Tornando alla base, Marcel si  fermò a casa per mostrare qualcuno dei pezzi raccolti alla moglie e al figlio  Jesse junior. Il mattino seguente, il colonnello Blanchard fece isolare tutta la  zona vicino a Corona e vi inviò un forte contingente di soldati e di polizia  militare per setacciarla accuratamente. L&#8217;addetto stampa, tenente Haut, preparò  un comunicato in cui si accennava al ritrovamento di un disco volante. La  notizia fu data dalla radio locale e pubblicata sulle edizioni serali dei  giornali della zona.<br />
A Marcel fu ordinato di caricare il relitto su un aereo  militare B-29 e di accompagnarlo personalmente alla base di Wright Field (oggi  Wright-Petterson) in Ohio, facendo scalo a Fort Worth, in Texas, sede del  comando dell&#8217;8ª Squadra dell&#8217;Aeronautica.<br />
Nel frattempo il vicedirettore del  Comando strategico dell&#8217;Aria, generale McMullen, si era messo in contatto con il  colonnello Thomas Jefferson Dubose, l&#8217;ufficiale più alto in grado di Fort Worth,  e gli disse di inventare una versione di comodo sull&#8217;incidente e di rimettere  tutto il da farsi al generale Roger Ramey, comandante della base.<br />
Così,  quando Marcel arrivò a Fort Worth fu convocato da Ramey, che gli ordinò di  mantenere il silenzio su tutto. Il meteorologo della base, Irving Newton,  procurò i rottami di un pallone-sonda e di un pannello diflettore per radar e  Marcel si fece fotografare accanto ai rottami falsi. Alla stampa venne detto che  c&#8217;era stato un errore, che non si trattava di un UFO ma del pannello riflettore  di un radar. Questa versione fu diramata attorno alle 17 ora di Midwest, cioè  della parte centrale degli Stati Uniti: troppo tardi per i giornali, tranne che  per il <em><strong>Los Angeles Herald Express</strong></em> che riferiva: &#8220;<em>Un generale  crede che si tratti di pezzi di un radar meteorologico</em>&#8220;.</p>
<p align="left"><strong>IL RITROVAMENTO DEI CORPI<br />
</strong>La ricerca dei rottami si  protrasse per più di una settimana, finché fu trovata la parte centrale del  disco volante e, a un chilometro e 600 metri dal velivolo, furono rinvenuti i  cadaveri degli extraterrestri.<br />
Nel 1990 Stanton Friedman intervistò un  fotografo dell&#8217;Aeronautica in forza all&#8217;Esercito, il quale, dopo aver chiesto di  essere indicato con le sole iniziali, F.B., dichiarò di aver visto alcuni  cadaveri nella campagna attorno a Corona. F.B. disse che, mentre era di  guarnigione alla base aerea della Marina di Anacostia, presso Washington, gli fu  ordinato di recarsi con un collega alla base di Roswell; qui fu condotto sotto  una tenda in aperta campagna per fotografarne il contenuto &#8220;<em>C&#8217;erano quattro  cadaveri</em>&#8220;, ha ricordato F.B., descrivendo anche quelle teste troppo grandi  sui piccoli corpi.<br />
Nell&#8217;agosto 1995, le televisioni di oltre 30 paesi hanno  trasmesso alcuni fotogrammi della puntata autopsia di un alieno che somiglia  molto a quelli descritti dai testimoni oculari, ma l&#8217;operatore (di cui non si  conosce l&#8217;identità) ha dichiarato di aver ripreso quelle immagini il 31 maggio  1947 vicino a Socorro, nel New Mexico. È dunque precipitato un terzo  UFO?<br />
Secondo Ray Santilli, il produttore musicale che sostiene di aver  acquistato il filmato dall&#8217;operatore, un certo numero di militari in servizio  nel 1947 riconosce in quell&#8217;alieno una delle creature recuperate dopo  l&#8217;incidente di Corona. Ma questo lungometraggio è davvero in grado di gettare  una nuova luce sui fatti accaduti nel luglio 1947?</p>
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